domenica 28 febbraio 2016

DBDSM - LAZAZZERA NICOLA

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DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO

LAZAZZERA NICOLA
Nicola Lazazzera (Montecalvo Irpino 1 gennaio 1940 – San Miniato, 28 febbraio 2016) è stato un Maresciallo presso la Compagnia dei Carabinieri di San Miniato.
Nato il 1 gennaio 1940 in Campania, a Montecalvo Irpino, entrò giovanissimo nell'Arma dei Carabinieri. Destinato in Toscana, il 4 novembre 1966 si rese protagonista del salvataggio di una donna e di una bambina minacciate dalle acque in Loc. Ulignano di San Gimignano. Tale gesto gli valse la Medaglia di Bronzo al Valor Civile, rilasciata con Decreto del Presidente della Repubblica datato 11 agosto 1968.
Successivamente fu trasferito alla Compagnia di San Miniato, con grado di Maresciallo, ricoprì anche la carica di Presidente dell'Associazione Nazionale Carabinieri - Sezione di San Miniato. Durante il suo mandato l'Associazione promosse l'iniziativa di dedicare una piazza e innalzare un cippo commemorativo alle vittime italiane di Nassiriya. L'inaugurazione avvenne con una solenne cerimonia il 9 novembre 2014.
Rimasto a vivere a San Miniato, morì il 28 febbraio 2016.

FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI


DBDSM - INDICE ALFABETICO - LETTERA "L"

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In questa pagina è proposto l'Indice Alfabetico del Dizionario Biografico Digitale di San Miniato alla LETTERA "L" 
N.B. Per facilitare la ricerca, tra parentesi sono indicati gli anni in cui hanno notizie "sanminiatesi".

LAMI, ARTURO. [1879-1917] 
LAMI, QUINTILIO. [XX sec]

LANINI, RINALDO. [XVIII, 1746-1751] 

LAPI, TRANQUILLO. [1898-1917] 

LATINI, ANGELO. [1887-1915]

LAZAZZERA, NICOLA. [1940-2016]

LIPPI, SILIO. [1926-1944]

LORENZETTI, OLINTO. [1897-1917]

LOTTI, GIULIO. [1897-1919]
LOTTI, STEFANO. [1895-1917]

DBDSM - INDICE TEMATICO - ALTRI DA SAN MINIATO E TERRITORIO [1945-OGGI] - CARABINIERI

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DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO

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giovedì 25 febbraio 2016

IN PILLOLE [039] I SANMINIATESI CHE SOTTOSCRISSERO LA MEDAGLIA A NERI CORSINI NEL 1846

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a cura di Francesco Fiumalbi

In questo post è proposto l'elenco dei sanminiatesi che aderirono alla sottoscrizione per la realizzazione di una "medaglia" in memoria di Neri Corsini nel 1846. Si trattò di un nutrito gruppetto, costituito, per buona parte, dai maggiorenti sanminiatesi del tempo.
 
NERI CORSINI
Neri Corsini [Roma, 1771 – Firenze, 1845] fu un personaggio di primissimo piano nel panorama politico e diplomatico della Toscana granducale della prima metà del XIX secolo. Con la restaurazione, fu nominato Ministro dell'Interno del Granducato di Toscana e partecipò con pieni poteri di trattativa al Congresso di Vienna. Alla morte di Vittorio Fossombroni, fu nominato Presidente del Consiglio nonché Ministro degli Esteri.

L'INIZIATIVA DI COSIMO RIDOLFI: LA MEDAGLIA ALLA MEMORIA
Cosimo Ridolfi, dopo gli inizi nel mondo agricolo e scientifico (celebre è la sua attività nella villa di Meleto, presso Castelfiorentino al confine col territorio sanminiatese), sviluppò la sua solerzia imprenditoriale anche in campo finanziario con la costituzione della Cassa di Risparmio di Firenze nel 1829 (con Raffaello Lambruschini e Lapo de' Ricci). Cugino di Gino Capponi e genero di Francesco Guicciardini, senza entrare troppo nei dettagli, ebbe anche una straordinaria carriera politica. Dopo essere stato Gonfaloniere a Empoli dal 1840 al 1845, divenne Precettore del Principe Ereditario Ferdinando di Toscana e dell'Arciduca Carlo nel 1846. Ed è proprio in questo anno che egli aderì ai liberali toscani e si fece promotore dell'iniziativa commemorativa in favore di Neri Corsini. In pratica aprì una sottoscrizione finalizzata alla realizzazione di una medaglia d'onore che riportasse l'effige dello stesso Corsini.

La medaglia dedicata a Neri Corsini,
con l'incisione di P. Girometti, coniata nel 1846.

IL MANIFESTO DI SOTTOSCRIZIONE
Per promuovere l'iniziativa Cosimo Ridolfi elaborò un vero e proprio manifesto di sottoscrizione. Questo il testo:

Firenze, 30 gennaio 1846.
Per soddisfare al desiderio degli estimatori di D. Neri Corsini, mancato non ha molto alla vita e al bene della Toscana, è aperta una sottoscrizione per coniargli una medaglia, la quale ricordi quella virtù che in Lui fu più gradita ed all'universale più benefica. Essa mostrerà nel diritto l'effigie dell'illustre Defunto, e avrà nel rovescio la seguente iscrizione:

A NERI CORSINI
TOSCANO
PERCHE' NEI MINISTERI DI STATO
MANTENNE LA DIGNITA'
DEL PRINCIPE E DELLA PATRIA
MDCCCXLVI

I SANMINIATESI CHE SOTTOSCRISSERO ALLA MEDAGLIA
Il manifesto per la sottoscrizione della medaglia dedicata a Neri Corsini fu oggetto anche di una pubblicazione, contenente l'elenco di tutti gli aderenti, dal titolo Medaglia d'onore consacrata alla memoria del Ministro di Stato D. Neri Corsini dai suoi ammiratori, Tip. Galileiana, Firenze, 1846.
Negli oltre 500 nomitivi che compaiono nella lista, è stato possibile riconoscere molti di quelli appartenenti a sanminiatesi o comunque a personalità in qualche modo legate alle istituzioni presenti a San Miniato.

Medaglia d'onore consacrata alla memoria
del Ministro di Stato D. Neri Corsini dai suoi ammiratori,
Tip. Galileiana, Firenze, 1846, frontespizio.

I sanminiatesi che aderirono all'iniziativa di Cosimo Ridolfi furono sedici ed erano rappresentativi di tutte le istituzioni sanminiatesi: il Municipio, la Procura, il Tribunale, l'Ospedale, la Cassa di Risparmio, oltre a professionisti e possidenti.
Fra questi ritroviamo Andrea Mannini che ricopriva la carica di Gonfaloniere (corrispondente a quella dell'odierno Sindaco) e del fratello Michele, canonico, nonché Rettore degli Spedali Riuniti di San Miniato. Dello stesso ospedale aderì anche il medico Giuseppe Berni e il Camarlingo Nicola Gazzarrini. A questi si affiancarono il Presidente del Tribunale Enrico Branchi (padre di Giovanni Branchi VEDI POST ), il Regio Procuratore Francesco Trecci e il suo sostituto Luigi Lami. Fra le personalità legate alla Cassa di Risparmio troviamo il Can. Pietro Bagnoli (VAI ALLA VITA DI PIETRO BAGNOLI ), l'Avv. Carlo Orabuona (padre di Emilia, di cui si invaghì il giovane Giosué Carducci) ed Enrico Bonfanti. E poi Filippo Del Campana Guazzesi (autore delle suggestive immagini fotografiche pubblicate nel volume Il Silenzio del Negativo), ed ancora il possidente Ansaldo Ansaldi, Santi Neri professore di Lettere al Liceo di San Miniato e Francesco Piccini (avvocato e padre del celebre chimico Augusto Piccini).

Di seguito l'elenco completo dei sanminiatesi pubblicato in Medaglia d'onore consacrata alla memoria del Ministro di Stato D. Neri Corsini dai suoi ammiratori, Tip. Galileiana, Firenze, 1846:
Ansaldi Ansaldo
Bagnoli Cav. Prof. Pietro
Berni Dott. Giuseppe, Medico condotto e Clinico dello Spedale di S. Miniato
Bonfanti Avv. Averardo
Bonfanti Dott. Enrico
Branchi Avv. Enrico, Presidente del Tribunale di Prima Istanza di S. Miniato
Gazzarrini Dott. Nicola, Camarlingo dello Spedale di S. Miniato
Guazzesi Cav. Filippo
Lami Avv. Luigi, Sostituto al R. Procuratore di S. Miniato
Mannini Andrea, Gonfaloniere di S. Miniato
Mannini Cav. Canonico Michele, Rettore dello Spedale di S. Miniato
Neri Ab. Santi, Istit. di Belle Lettere nel R. Liceo di S. Miniato
Orabuona Avv. Carlo
Paroli Pietro, Ingegnere a S. Miniato
Piccini Francesco
Trecci Avv. Francesco, Regio Procuratore a S. Miniato

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mercoledì 24 febbraio 2016

LA CASERMA MILITARE DI SAN MINIATO 1850-1852

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a cura di Francesco Fiumalbi

INDICE DEL POST
INTRODUZIONE
IL CONTESTO: L'OCCUPAZIONE AUSTRIACA DELLA TOSCANA
IL GENERALE DE LAUGIER DE BELLACOUR
LA RIORGANIZZAZIONE DELL'ESERCITO TOSCANO
LA CASERMA E LE SCUOLE REGGIMENTARIE DI SAN MINIATO
IL BATTAGLIONE DELLE GIOVANI RECLUTE DI SAN MINIATO
LA FORMAZIONE DELLE RECLUTE A SAN MINIATO
I VANTAGGI PER LA CITTA' SAN MINIATO
UN GRANDE DISPENDIO PER SOLI DUE ANNI
LA CASERMA DI SAN MINIATO: UNA SCELTA DISCUSSA

INTRODUZIONE
In questo post sono proposte alcune interessanti notizie circa la riduzione a “caserma” dell'ex-monastero domenicano della SS. Annunziata di San Miniato – soppresso nel 1810 – comunemente ed erroneamente detto di “San Martino”, che oggi ospita l'Hotel San Miniato.
La caserma militare rimase in funzione solamente due anni, dal 1850 al 1852, prima che i locali dell'ex-convento venissero dati in affitto a privati, salvo poi essere trasformati in carcere mandamentale dal Comune di San Miniato nel 1856. Era una caserma un po' particolare, infatti ospitava le giovani reclute che frequentavano le Scuole Reggimentarie, e che necessitavano di una adeguata formazione prima di proseguire gli studi nelle Scuole di Plotone o di essere inviate nei campi di battaglia. Per la Toscana di quei tempi si trattava quasi di una novità assoluta. Cercheremo di ripercorrere le vicende che portarono all'istituzione della caserma e di osservare il contesto storico del tempo.

L'ex-Monastero della SS. Annunziata
(detto erroneamente San Martino)
Foto di Francesco Fiumalbi

IL CONTESTO: L'OCCUPAZIONE AUSTRIACA DELLA TOSCANA
La caserma militare di San Miniato fu istituita in un clima di grandi tensioni ed incertezze. Il 23 marzo 1848 era iniziata la Prima Guerra d'Indipendenza e anche Leopoldo II, cercando di dare sfogo alle tensioni interne, dichiarò guerra all'Austria, affiancando l'esercito toscano (costituito per buona parte da volontari, ovvero studenti, artisti e intellettuali fra cui i sanminiatesi Augusto Conti e Gaetano Pini) a quello piemontese e a quello pontificio. Nel frattempo, la difficile situazione interna sul finire del 1848, portò il Granduca ad affidare il governo ai democratici e ben presto fu costretto ad abbandonare Firenze nel gennaio successivo. Di lì a poco fu proclamata la Repubblica Toscana (febbraio 1849), ma Leopoldo II chiese ed ottenne aiuto agli austriaci dell'Imperatore Francesco Giuseppe I, suo parente. Questi, forti di un contingente di 18000 uomini, penetrarono in Toscana nel maggio di quell'anno e restaurarono il governo granducale. Leopoldo II rientrò a Firenze nel luglio 1849, anche se le truppe austriache si ritirarono definitivamente dalla regione solamente nel 1855. E' quindi nei primi due anni dell'occupazione austriaca della Toscana che venne costituita la caserma sanminiatese.

IL GENERALE DE LAUGIER DE BELLACOUR
Durante la Prima Guerra d'Indipendenza, a seguito di alterne vicende, il comando del contingente toscano venne affidato al Generale Cesare de Laugier de Bellacour [Porto Ferraio, 15 ottobre 1789 – Fiesole, 25 maggio 1871]. Questi, impossibilitato a riorganizzare le sue truppe, si trovò nella difficile situazione di dover fronteggiare un esercito molto più numeroso e meglio organizzato come era quello austriaco. Nonostante queste difficoltà, il Generale De Laugier riuscì comunque a far fallire la manovra austriaca volta ad aggirare le truppe piemontesi, nella cosiddetta Battaglia di Curtatone e Montanara. Rimasto fedele a Leopoldo II durante le vicende della prima metà del 1849, una volta restaurata l'autorità granducale fu nominato Ministro della Guerra nel nuovo Governo Baldasserori. In questa veste ebbe un duplice incarico: tenere i rapporti con il Maresciallo Kostantit D'Aspre, comandante delle forze di occupazione austriache, e riorganizzare l'esercito toscano. Rimase in carica fino all'ottobre del 1851 e fu lui ad istituire la caserma militare di San Miniato.

Luigi Pampaloni, Simulacro di Leopoldo II Granduca di Toscana,
detto “Il Canapone”, San Miniato, Piazza Buonaparte, 1843
Foto di Francesco Fiumabo

LA RIORGANIZZAZIONE DELL'ESERCITO TOSCANO
Fin dai primi momenti dell'occupazione austriaca, Leopoldo II – probabilmente spinto dall'Imperatore Francesco Giuseppe – si preoccupò di organizzare un valido esercito che potesse difendere i confini, ma anche e soprattutto mantenere l'ordine interno alla luce dei rivolgimenti del 1848-49. La riorganizzazione, pianificata attraverso il Decreto granducale del 19 settembre 1849, venne affidata al Ministero della Guerra, presieduto dal Generale Cesare de Laugier de Bellacour. La prima operazione programmatica del Ministero fu quella di istituire delle vere e proprie scuole militari, in modo da poter formare un corpo d'armata adeguato per le esigenze belliche dell'epoca.
Vennero istituiti il Liceo Militare Arciduca Ferdinando (della durata di 5 anni), il Collegio per i figli dei militari (6 anni), la Scuola d'Artiglieria (4 anni), le Conferenze Istruttive per gli Uffiziali, le Scuole Reggimentarie, la Scuola del Soldato e del Plotone (5 anni) detta anche Plotone di Scuola.

LA CASERMA E LE SCUOLE REGGIMENTARIE DI SAN MINIATO
A San Miniato, almeno formalmente venne istituita una sede delle Scuole Reggimentarie, così descritte da Attilio Zuccagni-Orlandini nel Tomo Secondo delle Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana, stampato presso la Tipografia Tofani a Firenze nel 1850 alla p. 477:
« […] nel riordinare i regolamenti della milizia si diè facoltà ai Comandanti dei diversi corpi di aprire scuola in tutte le guarnigioni, per iniziarvi il soldato nella lettura, nella calligrafìa, nell'aritmetica e nella ginnastica. La suprema vigilanza e la direzione di tali Scuole, che si vollero distinguere col vocabolo di Reggimentarie, è affidata agli Uffizia li superiori, i quali scelgono i Maestri tra i Sottouffiziali del loro Corpo. Conseguentemente il Battaglione dei Veliti in Firenze; il Primo Reggimento di Linea in Pisa, Lucca, Arezzo, Volterra, S. Miniato, Orbetello, Piombino e Portoferraio; i Cacciatori a Cavallo in Firenze, Siena, Pisa e Lucca; il Reggimento di Artiglieria in Firenze, Livorno, Viareggio, Rosignano, Piombino, Grosseto, Orbetello, Portercole e Portoferraio; il Battaglione dei Cannonieri insulari, e le Compagnie di Correzione e di Disciplina in Lungone, hanno ora il vantaggio di poter frequentare Scuole di Reggimento.»

L'ex-chiesa conventuale della SS. Annunziata
(detta erroneamente San Martino)
Foto di Francesco Fiumalbi

IL BATTAGLIONE DELLE GIOVANI RECLUTE DI SAN MINIATO
Rispetto alle altre Scuole Reggimentarie, a partire dal marzo 1851, quella sanminiatese ebbe una prerogativa “speciale”: quella di formare le reclute fra le quali sarebbero stati scelti i 70 soldati da inviare alla nuova Scuola di Plotone. Ancora Attilio Zuccagni-Orlandini, alla medesima p. 477:
«Lo zelo di chi dilesse nei suoi primordii quella militare istituzione, rese sollecito il Ministro promotore della medesima a determinarne meglio i Regolamenti nel Marzo del 1851. Fu confermato il titolo di Plotone di Scuola o Scuola di Plotone; si decretò che fosse formata quella nuova famiglia degli Uffiziali che allora vi si trovavano, di un Sergente maggiore, di un Foriere e di 70 soldati: questi poi dovevano essere scelti nel Battaglione delle giovani reclute, alle quali fu modernamente assegnato quartiere nella città di S. Miniato.»

LA FORMAZIONE DELLE RECLUTE A SAN MINIATO
Le giovani reclute delle Scuole Reggimentarie di San Miniato dovevano sottostare ad un rigido e intenso programma di formazione, stabilito da appositi regolamenti. I ragazzi imparavano a leggere e a scrivere, erano impegnati in aritmetica elementare, oltre a cimentarsi in attività motorie come la scherma e il ballo [Attilio Zuccagni-Orlandini, Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana, Tipografia Tofani, Firenze, 1850, p. 392]. Certamente curiosa l'educazione alla danza, che richiama ritualità e cerimonie fortemente radicate nell'immaginario collettivo. Pensiamo, ad esempio, al cosiddetto “ballo delle debuttanti”, in cui ragazze e giovani militari trascorrono una serata a ritmo di valzer.
San Miniato, a detta dello stesso Zuccagni-Orlandini, si prestava felicemente per la formazione delle reclute in quanto era una località centrale, equidistante da tutte le città più popolose, che potevano comunque essere facilmente raggiunte grazie alla ferrovia (realizzata fra il 1844 e il 1848). Inoltre era lontana da quei vecchi soldati e in luogo appartato, tale da non offrire distrazioni in divertimenti cittadineschi. San Miniato era piccola, ma aveva il necessario: un ospedale pubblico (attivo dalla fine del '700), un ampio piazzale per le esercitazioni (l'attuale Piazza Dante Alighieri, realizzata fra il 1844 e il 1846) e prezzi a buon mercato.

A. Zuccagni-Orlandini, Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana,
Tomo Secondo, Tipografia Tofani, Firenze, 1850, frontespizio.

I VANTAGGI PER LA CITTA' DI SAN MINIATO
Un così nutrito apporto di giovani reclute, nonché di personale utile a garantire il funzionamento della caserma, dovette generare benefici economici a tutta la comunità sanminiatese. Ne trassero certamente giovamento le attività commerciali al dettaglio, ma anche il mercato immobiliare ed in particolare il mercato degli affitti. Gli ufficiali-docenti, infatti, non risiedevano assieme alle reclute, bensì dovevano trovare abitazioni in città, in cui poter ospitare anche le rispettive famiglie.
Inoltre si può immaginare anche la formazione di un piccolo “indotto” attorno alla caserma, legato agli approvvigionamenti di generi alimentari.

UN GRANDE DISPENDIO PER SOLI DUE ANNI
Giuseppe Piombanti, nella sua Guida della Città di San Miniato al Tedesco (S. Miniato, 1894) lamentò che per procedere all'operazione di costituire la nuova caserma, adeguata e ristrutturata per ospitare la scuola militare sanminiatese, era occorso un grande dispendio per soli due anni. Queste le sue parole:
«Nel 1850 il generale De Lauger (sic!) avendo scelto S. Miniato come luogo atto alle esercitazioni militari, vi mandò il battaglione dei soldati novelli, che giornalmente ricevevano l'istruzione sul piazzale da poco finito. Essi dimoravano nel soppresso monastero della SS. Annunziata, con grande dispendio ridotto a caserma, e soli due anni vi stettero. […] Questo grande monastero domenicano, che godeva bella fama in Toscana, fu soppresso nel 1810. Ripristinati i domenicani a S. Miniato, ebbero anche il possesso di questo monastero, a condizione di lasciarci tornare le religiose, che ancor vivessero, le quali avevano ottenuto di poterci finire la vita (1818). Nel 1850 lo prese in affitto il governo per ridurlo a caserma, come è stato già detto, facendone uscire, con dispiacere di tutti, le ultime due domenicane, che allora vi erano. Poi l'ebbero in affitto i fratelli Federigo e Giorgio Salvatori; ma tutta quella parte che è accanto alla chiesa, nel 1856, la prendeva il comune e a carceri la riduceva, togliendole dal palazzo della Sotto-Prefettura» Estratto da G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco. Con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia M. Ristori, San Miniato, 1894, pp. 46, 60-61.

LA CASERMA DI SAN MINIATO: UNA SCELTA DISCUSSA
La lontananza dai grandi centri della regione e l'essere un luogo “appartato”, che per Attilio Zuccagni-Orlandini costituivano un vantaggio utile alla formazione delle reclute, erano probabilmente anche i maggiori difetti attribuiti alla scuola militare sanminiatese. Si può immaginare una certa ritrosia da parte degli ufficiali a venir destinati a San Miniato, luogo tanto ameno quanto di scarsa attrattiva sociale. Che la decisione di costituire una caserma a San Miniato non avesse trovato unanime entusiasmo è lo stesso Zuccagni-Orlandini ad ammetterlo. Addirittura, essendo egli il Segretario-Capo della Sezione Statistica del Ministero delle Finanze, si trovò nella posizione di dover giustificare l'operazione. Tuttavia il malcontento dello Stato Maggiore, unitamente al ritiro dal Ministero e dall'Esercito del Generale Cesare de Laugier de Bellacour nel febbraio 1851 – il quale aveva condotto la riorganizzazione dell'esercito e aveva costituito la scuola a San Miniato – rese insostenibile il mantenimento della caserma sanminiatese. Nel 1852 la struttura venne dismessa e affittata ai privati, prima che subentrasse il Comune di San Miniato per insediare in quel luogo il nuovo carcere mandamentale.

Molte delle informazioni contenute in questo post sono tratte dal testo redatto da Attilio Zeccagni-Orlandini nel volume Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana, Tomo Secondo, pubblicato a Firenze nel 1850:

«[491] III. Quartiere per le Reclute in S. Miniato. — L' articolo precedente collegasi con questo, destinato a dare un cenno della moderna apertura di un Quartiere per le giovani reclute nella città di S. Miniato. Giovi qui il ricordare che nei primi anni del corrente secolo, prima della invasione e dominazione dei francesi dai quali fu introdotto in Toscana l'ordinamento della Coscrizione, praticavasi infelicemente di provvedere al personale delle truppe con Leve forzate di scostumati giovani, ossia collo spurgo della popolazione; quindi in Firenze erasi introdotta la voce discolame, come sinonimo di leva di soldati! Ed infatti, in buona lingua chiamasi discolo il riottoso e il malvivente, e talvolta l'idiota. Se nonché i moderni regolamenti per raccogliere reclute sarebbero poco dissimili da quelli della Coscrizione, se, come di sopra fu avvertito, l'insaziabile voracità dei monopolisti non avesse trovato il modo di intrudersi anco nelle scelte dei soldati, facendo mercato dei peggiori soggetti per cambio dei migliori. E convien dire che un tal monopolio produca conseguenze funeste, poiché il Ministero trovò nel 1850 necessaria la misura, di formare un deposito delle giovani reclute in un luogo appartato, perché il contatto coi vecchi soldati più non le guastasse.
Ma la soverchia moderna smania di propor sempre cose nuove, potrebbe far nascere il dubbio, se la scelta di un Locale in S. Miniato debbasi riguardare come conveniente e opportuna: la risposta é semplicissima. Siede S. Miniato in sito discretamente elevato, ridentissimo e di aria eccellente: oltre di ciò quella posizione può considerarsi come centrale, perché posta
[492] quasi in mezzo tra Firenze, Pisa, Livorno, Lucca, Siena, e con Via Ferrata in vicinanza, che molto facilita quei differenti accessi.
L'edifizio destinato all'uso predetto è di una vastità sufficiente, e sebbene alquanto vetusto fu migliorato con opportuni restauri, e non può ora abbisognare che di vigilante conservazione; per cui resta solamente a desiderarsi la formazione entro il medesimo di un quartiere per Uffiziali, per rendere più diretta la sorveglianza. Che se nel caso di siccità straordinaria la truppa dové talvolta provvedersi d'acqua in qualche distanza, tal contrarietà non fu che accidentale e sembra che vi sarà in breve provveduto dal Municipio.
Risentì frattanto quella piccola città vantaggi moltiplici e notabilissimi; primario dei quali l'aumento di popolazione proveniente da classe di soggetti mantenuti a pubbliche spese, e che posero per conseguenza in circolo non tenue somma di denaro: nel tempo stesso si aumentarono i mezzi di industria ai manifattori e ai trafficanti, e ne trassero profitto anco i possidenti, affittando quartieri agli Uffiziali, senza aumento di pigione per le casette della classe indigente. Certo è insomma che la istituzione di un Tribunale di prima Istanza e di un Quartiere militare, fecero cambiar d'aspetto a quella città, che in passato contar non poteva se non che sopra i soli prodotti del suolo. E non potrebbesi ragionevolmente muover lagnanza, se alcun poco aumentarono di prezzo i generi di prima necessità, senza cadere in un grave errore di pubblica economia. Al ché si aggiunga, che la popolazione indigena non ebbe da risentirne il minimo danno nemmeno per la parte della costumatezza, poiché la condotta dei giovani soldati si mantenne irreprensibile, grazie alla rigorosa disciplina tenuta in vigore da chi ne ha il comando. Ne resta finalmente da notare che in S. Miniato trovano i soldati il necessario a buon mercato : in caso di malattie evvi la comodità di uno spedale; né manca una vasta Piazza per gli esercizii militari. Certo è frattanto che il Ministero della Guerra non molti mesi dopo l'apertura del predetto Quartiere, poté ottenere da quel Battaglione di reclute un'ottima compagnia di guarnigione per Volterra, estrarne 200 soldati che furono incorporati ne' Veliti, ed altri aggregarne al Plotone di Scuola, esistente allora in S. Iacopo della capitale. Concludesi che chi facesse voti per veder soppresso il Quartiere di S. Miniato, manifesterebbe oblique mire contro le utili istituzioni, o come parte interessata farebbe supporre negli Uffiziali destinati al comando e all'istruzione, il desiderio, ben poco lodevole in prodi soldati, di maggiori agiatezze e di distrazioni in divertimenti cittadineschi.»

Estratto da A. Zuccagni-Orlandini, Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana, Tomo Secondo, Tipografia Tofani, Firenze, 1850, pp. 491-492.

sabato 20 febbraio 2016

[VIDEO] "JESHUA" - APERTURA DELL'INSTALLAZIONE NELLA CHIESA DI SAN ROCCO - 19 FEBBRAIO 2016

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a cura di Francesco Fiumalbi

Venerdì 19 febbraio 2016 alle 18,30 è stata aperta l'installazione di Attilio Cartone, dal titolo “Jeshua – Il Cristo Misericordioso”, alla presenza dell'autore, del Sindaco Vittorio Gabbanini, del parroco Don Francesco Zucchelli, del Provinciale dell'OFMC Padre Roberto Bernini, di alcuni membri della Giunta comunale e dei rappresentanti delle Associazioni Pro Loco (Francesco Garramone) e UCAI (Luca Macchi). La serata è stata coordinata da Fabrizio Mandorlini.

Definire straordinaria l'opera di Attilio Cartone, è quasi volerla sminuire. Davanti all'immagine di Cristo in ginocchio con le braccia spalancate, siamo di fronte ad una bellezza che ha molte sfaccettature:
il messaggio cristiano dell' “umanità” “viva e santa” di Gesù, le braccia aperte per accogliere ciascuno, lo sguardo, sofferente, caricato del peccato dell'uomo e rivolto verso il Cielo.
la materia di cui è costituita la scultura, il ferro, lavorato in maniera incredibile, con una semplicissima mola da fabbro.
la semplicità e l'umiltà dell'autore, che si esprime attraverso il lavoro manuale, riuscendo ad imprimere sul metallo un messaggio tanto grande, con un'abilità disarmante.

L'opera rimarrà esposta presso la chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco fino al prossimo 3 aprile. Di seguito il video dell'apertura, con gli interventi dei presenti, e alcune immagini della serata.

L'apertura dell'installazione e gli interventi di Fabrizio Mandorlini,
Vittorio Gabbanini, Attilio Cartone, e altri
Video di Francesco Fiumalbi

L'apertura dell'installazione
Foto di Francesco Fiumalbi

Un momento della presentazione
Foto di Francesco Fiumalbi

Un momento della presentazione
Foto di Francesco Fiumalbi

L'opera di Attilio Cartone
Foto di Francesco Fiumalbi

L'opera di Attilio Cartone
Foto di Francesco Fiumalbi

L'opera di Attilio Cartone
Foto di Francesco Fiumalbi

L'opera di Attilio Cartone
Foto di Francesco Fiumalbi

giovedì 18 febbraio 2016

JESHUA - IL CRISTO MISERICORDIOSO NELLA CHIESA DI SAN ROCCO DAL 19 FEBBRAIO AL 3 APRILE

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di Fabrizio Mandorlini

Jeshua, il Cristo misericordioso che accoglie i pellegrini. 

Sarà inaugurata venerdì 18 febbraio 2016 alle ore 18,30 a San Rocco a San Miniato, alla presenza dell'artista e di tutti coloro che vorranno partecipare. l'opera di Attilio Cartone "Jeshua", il Cristo misericordioso che accoglie i pellegrini. Ha la particolarità di essere stata modellata dallo scultore con il martello e con la mola e realizzata completamente in ferro lavorato a freddo. Una tecnica e un'abilità veramente unica. Sarà visitabile ogni giorno secondo il consueto orario di apertura che la signora Fiorella garantisce da anni al pari della cura dell'oratorio. L'opera rimarrà in San Rocco per tutto il periodo quaresimale e pasquale, fino a domenica 3 aprile 2016.

L'AUTORE
Attilio Cartone, 43 anni, risiede a Casciana Terme e da tantissimi anni ha il ferro quale principale compagno di vita. Prima lavorava all'Officina Ferretti di Capannoli, ora è un artigiano in proprio ed è tra i pochissimi in Italia a lavorare il ferro a freddo usando la lamiera da quattro millimetri. 
Dice Cartone: "Il ferro è una materia viva, un conduttore di calore, attraverso di esso riesco a trasmettere le mie emozioni. Così la forma prende corpo e trasmette a sua volta emozione. E' allora che il ferro mi risponde. Per realizzare Jeshua è stato necessario un anno di tempo sottratto ai dopocena e alla notti".

L'INIZIATIVA
L'iniziativa è realizzata in collaborazione con Associazione Fiera del Libro Toscano, Pro Loco San Miniato, Associazione Culturale Capannese e dell'assessorato alla cultura del Comune di San Miniato e con il contributo di Grafiche Leonardo e Fm Edizioni che hanno realizzato un mini catalogo sull'opera che comprende anche alcune foto della lavorazione dell'opera realizzate da Giovanna Biondi. 
A promuovere l'iniziativa Fabrizio Mandorlini. Dice: "In un contesto storico millenario com'è San Miniato, le proposte culturali e artistiche spontanee e dal basso, che non cercano per forza una vetrina, di cui è intrisa la città, rappresentano il tessuto naturale per accogliere, ospitare e far crescere iniziative di qualità. Ti lascia senza fiato per la sua espressività e per i lineamenti quasi delicati. La materia viene plasmata e diventa il corpo di Jeshua, il Cristo accogliente e misericordioso che, inginocchiato e con le braccia spalancate, si pone in un gesto supremo di amore. Un’opera che sembra fatta appositamente per far pensare, la sua, esposta per la prima volta in Toscana (se escludiamo una breve parentesi a Livorno) dopo aver ricevuto apprezzamenti in tante città italiane, che trova alloggio temporaneo nel tempo di quaresima nell’oratorio di San Rocco in piazza Buonaparte a San Miniato. Un oratorio questo molto caro ai sanminiatesi. Da alcuni anni è diventato uno dei luoghi di accoglienza per i pellegrini nel loro viaggio lungo la via Francigena e, nel tempo di Natale, ha già ospitato con successo le particolarissime opere in forma presepiale realizzate con materiali di riciclo da Roberto Cipollone, in arte Ciro. Nell’anno che Papa Francesco ha voluto dedicare alla Misericordia, il Jeshua di Attilio Cartone sembra cogliere che nell’abbraccio del Cristo misericordioso e in quelle sue braccia protese verso il mondo, c’è posto per tutti noi e per tutti coloro che vivono la difficoltà del nostro tempo. Come dire: dopo un lungo cammino, la speranza c’è, anche se non sempre la percepiamo. E in questo tempo ce n’è veramente bisogno. Oggi più che mai".



mercoledì 17 febbraio 2016

DBDSM - BRENTINI LIVIA

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DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO

BRENTINI LIVIA
Livia Brentini (Sant’Ermo di Casciana Terme-Lari 4 settembre 1914 – San Miniato, 15 febbraio 2016) è stata una religiosa dell’Ordine di Santa Chiara secondo la Regola di Urbano IV col nome di Suor Bernardina.
Nata a Sant’Ermo, frazione del Comune di Casciana Terme il 4 settembre 1914, e rimasta orfana di madre all’età di 7 anni, entrò nel Convento di San Paolo a San Miniato a soli 16 anni. Qui è rimasta per quasi 86 anni, fino al giorno della sua morte, il 15 febbraio 2016.
Nel 1994 il Vescovo di San Miniato Mons. Edoardo Ricci le conferì il titolo “Infermiera di Carità”, titolo rilasciato dall’Associazione dei Medici Cattolici Sez. di San Miniato per aver svolto mansioni di infermiera presso il monastero per oltre 25 anni. Il 4 settembre 2014, in occasione del suo 100° compleanno, il Sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini fece visita alla religiosa, donandole una medaglia ricordo.

FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
RIF. SMARTARC


lunedì 15 febbraio 2016

DBDSM - INDICE TEMATICO - RELIGIOSI – ABBAZIE, CONVENTI E MONASTERI SANMINIATESI - MONASTERO DI SAN PAOLO

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DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO

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BRENTINI LIVIA [1904-2016] (suor Bernardina)

domenica 14 febbraio 2016

IL GONFALONE D'ARGENTO ALL'ISTITUTO DEL DRAMMA POPOLARE DI SAN MINIATO - 13 FEBBRAIO 2016

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Il 13 febbraio 2016 il Consiglio Regionale della Toscana, presieduto da Eugenio Giani, ha conferito alla Fondazione Istituto del Dramma Popolare di San Miniato il “Gonfalone d'Argento”, la massima onorificenza del Consiglio Regionale. Un importante riconoscimento per l'Istituto sanminiatese, attivo dal 1947.
Di seguito il Comunicato n. 190 del 13 febbraio 2016, emesso dall'Ufficio Stampa del Consiglio Regionale della Toscana.

Dramma popolare di San Miniato: conferito il Gonfalone d'argento


Il riconoscimento è stato consegnato stamani in palazzo Panciatichi. Il presidente Eugenio Giani: "Un istituto che porta vanto a tutta la Toscana". Il segretario Antonio Mazzeo: "Per noi è fondamentale investire in cultura"

Firenze – “E’ il più antico festival di produzione d'Italia. Il numero dei grandi interpreti e registi che sono passati da qui danno il senso della sua importanza a livello nazionale e internazionale. E’ un’istituzione che porta vanto a tutta la Toscana e per questo abbiamo deciso di premiarla”. Con queste parole il presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani ha consegnato il Gonfalone d’argento, massima onorificenza dell’assemblea toscana, all’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato (Pi). La cerimonia di conferimento si è svolta questa mattina nella sala del Gonfalone di palazzo Panciatichi; presenti, oltre al presidente Giani, il segretario dell’Ufficio di presidenza Antonio Mazzeo, il consigliere regionale Andrea Pieroni, il sindaco di San Miniato (Pi) Vittorio Gabbanini, il presidente della Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato Marzio Gabbanini e una folta rappresentanza di autorità.
Giani, spiegando le motivazioni che hanno portato l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale a conferire il riconoscimento, ha ricordato la storia dell’Istituto Dramma Popolare. Nato nel 1947, tre anni dopo che le mine tedesche avevano distrutto il Teatro Verdi di San Miniato, costruito sul modello della Scala di Milano, l’Istituto ha avuto fin da subito l’obiettivo di “dare vita a un teatro che andasse incontro al popolo, ispirandosi allo spirito cristiano e proponendosi di interpretare le tensioni e le aspirazioni dell'uomo”. “Attraverso il dramma popolare San Miniato ha espresso al meglio la sua vocazione a essere cuore pulsante della cultura in Toscana” ha detto ancora il presidente. Anche Antonio Mazzeo ha voluto sottolineare che “per noi è molto importante aver consegnato il Gonfalone d’argento all’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato, perché riteniamo fondamentale, se vogliamo crescere, investire in cultura e trasmettere alle generazioni future la storia e ciò che rappresenta questo istituto: un teatro del popolo e per il popolo, che si tiene nei luoghi dove la gente si incontra, nelle piazze e nelle chiese”.
Nei settanta anni di attività del dramma popolare, a firmare la regia dei vari spettacoli che hanno segnato la storia del teatro, sono stati chiamati maestri quali, tra gli altri, Giorgio Strehler, Orazio Costa, Luigi Squarzina, Franco Enriquez, Sandro Bolchi, Aldo Trionfo, Sandro Sequi e Krzysztof Zanussi.
Quanto agli interpreti, il meglio del professionismo teatrale è passato da San Miniato: Giulio Bosetti, Ernesto Calindri, Rossella Falk, Arnoldo Foà, Carla Fracci, Nando Gazzolo, Giancarlo Giannini, Remo Girone, Giuliana Lojodice, Evi Maltagliati, Anna Miserocchi, Valeria Moriconi, Gastone Moschin, Ave Ninchi, Ilaria Occhini, Gianni Santuccio, Giancarlo Sbragia, Mario Scaccia, Arolodo Tieri, Luigi Vannucchi, Massimo Foschi, Eros Pagni sono solo alcuni degli artisti che si sono avvicendati nel corso degli anni sul palcoscenico della Festa del Teatro. I testi che in tutti questi anni sono stati rappresentati appartengono a una drammaturgia, definita "Teatro dello Spirito", con cui si intendono tutti quei lavori che si pongono il problema della ricerca del senso e del significato della vita. 
(cem)


Gonfalone d'Argento all'Istituto del Dramma Popolare di San Miniato
Video di Fabrizio Borghini

L'invito del Consiglio Regionale

PRESENTAZIONE DEI LAVORI DI RESTAURO E RIAPERTURA AL CULTO DELLA PIEVE DI SAN GIOVANNI A CORAZZANO – 13 FEBBRAIO 2016

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a cura di Francesco Fiumalbi

Un lungo ed elegante tappeto rosso ha accolto le tantissime persone che, nella giornata di sabato 13 febbraio 2016, sono accorse alla Pieve di Corazzano. E' il tappeto che viene utilizzato per le occasioni importanti, per le feste più solenni. E questa lo è stata sicuramente.
Dopo un biennio di lavori (2013-2015), coordinati dalla restauratrice Lidia Cinelli, e grazie al contributo della Fondazione CRSM, l'interno della chiesa di San Giovanni è finalmente tornato a risplendere. Importantissimi, per la riuscita dell'impresa, anche l'amore e l'attaccamento della comunità di Corazzano e della Valdegola, stretta al proprio parroco Don Francesco Ricciarelli. Anche Mons. Andrea Migliavacca, da poco Vescovo di San Miniato, si è reso conto della straordinarietà dell'evento. Nonostante fosse presente in calendario un'altra occasione eccezionale, come l'apertura della Porta Santa alla chiesa di San Giovanni Evangelista di Ponsacco, ha voluto partecipare personalmente, impartire la benedizione alla Pieve e riaprirla ufficialmente al culto.


L'intervento di Mons. Andrea Migliavacca Vescovo di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

A memoria d'uomo, nessuno ricordava la Pieve di Corazzano così. Sono molti anni, infatti, che il tempo e l'incuria (per lo più dovuta alla necessità di grandi interventi a fronte di scarse disponibilità economiche) minacciavano questo splendido esempio di architettura romanica. Un passo alla volta, dapprima con il consolidamento della collina retrostante e delle fondazioni, poi la sistemazione del tetto e infine con il ripristino dell'apparato decorativo, la chiesa è stata completamente restaurata. Adesso, la comunità parrocchiale (ma anche la comunità sanminiatese in senso più ampio) può davvero essere nuovamente orgogliosa del proprio monumento. Sì, perché la Pieve di Corazzano fu dichiarata “Monumento Nazionale” nel 1899 ed ancora oggi la sua immagine è evocativa per tutta la Valdegola: la semplicità e la schiettezza delle sue forme, la posizione visibile in tutta la vallata, il rosso del laterizio che risalta rispetto allo sfondo verde circostante, il suono antico delle campane nella tranquillità della campagna toscana. Adesso anche con un interno completamente restaurato e pronto ad accogliere nuovamente i fedeli.

La preghiera prima della benedizione impartita da
Mons. Andrea Migliavacca Vescovo di San Miniato, affiancato da
Don Fracesco Ricciarelli, parroco di Corazzano
Foto di Francesco Fiumalbi

Il restauro degli interni è consistito nel ripristino completo dell'apparato decorativo pittorico delle superfici verticali. La restauratrice Lidia Cinelli ha mostrato le immagini della situazione precedente ai lavori, evidenziando lo stato di forte degrado e alterazione, dovuto certamente alla mancanza di manutenzione per molti anni, ma anche ad interventi sulle murature che avevano compromesso in maniera significativa lo stato di conservazione delle finiture. Il restauro è stato un lungo e certosino lavoro di pulitura, stuccatura e ripristino pittorico. Intervento, così eseguito, reso possibile dal fatto che si tratta di una mera decorazione superficiale, per di più realizzata in epoca relativamente moderna (seconda metà dell'800), il restauro non è stato solamente “conservativo” in senso stretto, ma è andato a riempire e ricostruire, in maniera il più possibile filologica, i vuoti e le mancanze venutesi a creare nel tempo.

Un momento della presentazione dei
lavori di restauro condotti da Lidia Cinelli
Foto di Francesco Fiumalbi

Senza eccedere in sontuosità e nella ricercatezza estetica, adesso la Pieve di Corazzano si mostra al suo interno con essenziale dignità ed un pizzico di eleganza, grazie alle superfici trattate con “marmorino” di colore bianco, scandito da fasce rosate ogni tre ricorsi orizzontali. Per certi versi un trattamento simile a quello che si può osservare all'interno della Cattedrale e nella vicina chiesa di Balconevisi (dove però le fasce sono in finto bardiglio azzurro cinereo con venature bianche). Nell'abside è stata ripristinata l'originaria decorazione basamentaria, modellata come le ideali specchiature di un coro ligneo. Più impegnativo l'intervento sulla calotta che, prima dei lavori, si presentava estremamente danneggiata. L'altare laterale, le immagini di Sant'Eurosia e della Madonna del Latte, sono adesso inserite in una semplice e decorosa riquadratura. La nuova illuminazione, infine, contribuisce a restituire l'unità spaziale della navata e ad apprezzare il grande lavoro che è stato svolto.

Ancora un'immagine della presentazione dei
lavori di restauro condotti da Lidia Cinelli
Foto di Francesco Fiumalbi

Di seguito è proposto il video dell'inaugurazione dei lavori di restauro. Dopo i saluti iniziali di Don Francesco Ricciarelli, il saluto e la benedizione del Vescovo Mons. Andrea Migliavacca e l'esposizione della restauratrice Lidia Cinelli. Al termine, dopo l'intermezzo musicale offerto dal coro “Voci della Valdegola, l'intervento di Giovan Battista Mattii per la Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato.

La benedizione del Vescovo e la presentazione dei restauri
Video di Francesco Fiumalbi

La Pieve di San Giovanni a Corazzano
Foto di Francesco Fiumalbi





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