lunedì 29 luglio 2013

CUMULO [PALAIA] - DIZIONARIO REPETTI

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La zona collinare nei pressi di Cumolo e Agliati
Foto di Francesco Fiumalbi

CUMULO [Comune di Palaia]

CUMULO nel Val d’Arno inferiore. Castello che fu nella vallecola della Cecinella (1), e che si appellò anche Corneto di Cumulo, con una chiesa parrocchiale (S. Martino) nel soppresso piviere di Barbinaja, fra Brucciano, Monte Bicchieri e Agliati, dove probabilmente fu traslocato il titolo di quella chiesa, nella Comunità e Giurisdizione di Sanminiato, Diocesi medesima, già di Lucca, Compartimento di Firenze (2).
Ebbero signoria in Cumulo i conti della Gherardesca, poiché il conte Gherardo della stessa prosapia, nel 1004, concedè alla badia di Serena presso Chiusdino una parte di predj posti nel suo castello di Cumulo (3); e nel 1119 Ugo abate della medesima permutò quei beni con Benedetto vescovo di Lucca, in cambio dei quali ne ricevè altri situati nella Maremma (4). – Acquistarono dopo altre sostanze in Cumulo i monaci Camaldolensi della badia di Carisio in Val d’Era (5). Cumulo fu uno dei castellucci del distretto Sanminiatese combattuto e preso dai Pisani, ai quali venne dai primi ritolto nel 1312. (LELMI, Cronic. Sanminiat.) (6).

Repetti Emanuele, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana, Tofani, Firenze, 1833, Vol. I, p. 837.

GRUMULO, o CUMULO nella Val d'Evola. – Casale perduto ch’ebbe nome di castello, e che diede il titolo alla chiesa di S. Martino di Cumulo, o Grumulo, nel piviere di Barbinaja, Comunità Giurisdizione e Diocesi di Sanminiato, già di Lucca, Compartimento di Firenze. – Vedere CUMULO.

Repetti Emanuele, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana, Tofani, Firenze, 1835, Vol. II, p. 556.

NOTE E RIFERIMENTI
(1) Il Repetti confonde la Chiecina con la Chiecinella, infatti Cumulo, così come Agliati, si affaccia nell'alta Valdichiecina. Il Torrente Chiecinella scorre in una vallata parallela.
(2) Al tempo in cui scrive Emanuele Repetti, Cumulo, assieme ad Agliati e Collelungo faceva parte del Comune di San Miniato. Come abbiamo visto, il distaccamento a favore del Comune di Palaia avvenne nel 1928. Inoltre al tempo San Miniato faceva parte del “Compartimento”, poi Provincia, di Firenze, da cui fu staccato nel 1925.
(3) Il documento della cessione dei beni dai della Gherardesca all'Abbazia di Santa Maria di Serena è conservato presso l'Archivio Arcivescovile di Pisa e pubblicato in A. Ghignoli, Carte dell'Archivio Arcivescovile di Pisa, I, Biblioteca del Bollettino Storico Pisano, Fonti, 11, 1, Pisa, 2006, n. 74, pp. 178-182.
(4) Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico, *I.96; il documento è pubblicato in Domenico Bertini, Memorie e documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, parte II, Francesco Bertini Editore, Lucca, 1836, doc. CXVII, pp. 167-168.
(5) Riguardo a questa notizia, Cumulo non sembra comparire nell'elenco dei beni riconosciuti all'Abbazia di San Cassiano di Carigi nel privilegio di Papa Lucio III, datato 1182. Cfr. Migne, Patrologia Latina, n. CCI, cc. 1121-1124; Mittarelli e Costadoni, Annales Camaldulenes, tomo IV, p. 107.
(6) Si tratta del Diario del notaio e cronista sanminiatese Giovanni di Lemmo da Comugnori. Al tempo in cui scrive Emanuele Repetti, il suo “Diario” non era ancora stato stampato integralmente, ma Giovanni Lami vi aveva attinto notevolmente. La prima edizione fu inserita nella raccolta curata da Luigi Passerini, Cronache dei secoli XIII e XIV, Documenti di Storia d'Italia, Vol. VI, coi tipi di M. Cellini e C., Firenze, 1876. Più recentemente è uscita una nuova edizione curata da Vieri Mazzoni: Ser Giovanni di Lemmo Armaleoni da Comugnori, Diario. 1299-1319, Deputazione di Storia Patria per la Toscana, Documenti di Storia Italiana, Serie II – Volume XIV, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008. In quest'ultima edizione, la notizia riguardante Cumulo è riportata alla c. 26, p. 36.

ANSALDO ANSALDI

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a cura di Francesco Fiumalbi
In questo post andremo alla riscoperta di un illustre letterato e giurista di origine sanminiatese: Ansaldo Ansaldi, pressoché dimenticato, ma personaggio di primo piano tra la seconda metà del '600 e la prima metà del '700. Il suo oblio in terra sanminiatese è dovuto, probabilmente, al fatto che a San Miniato non c'è mai vissuto, impegnato dapprima a Firenze e poi a Roma presso la curia pontificia; anche se all'ombra della Rocca si trovava l'origine della sua famiglia, nonché interessi di natura patrimoniale.
Nacque a Firenze da Orazio Ansaldi e Fiammetta Sirigatti, il 7 ottobre 1651. Fu allievo di Giuseppe Averani presso l'ateneo pisano, dove, seguendo le orme del padre Orazio e del nonno Raffaello, conseguì la laurea in diritto civile e canonico. Successivamente iniziò l'attività forense presso lo studio del senatore Ferrante Capponi. Divenne membro dell'Accademia degli Apatisti e dell'Accademia Fiorentina, dove si distinse in campo letterario. Nel 1678, con l'appoggio di Ferrante Capponi e la protezione del Granduca Cosimo III de' Medici, giunse a Roma presso lo studio del Cardinale Giovanni Battista de Luca.
Canonico presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, entrò nella curia romana ricoprendo il ruolo di Auditore di Innocenzo XII, e nel 1696 Auditore presso il tribunale della Sacra Rota, di cui divenne decano nel 1717. Dal 1704 fu membro dell'Accademia dell'Arcadia con il nome di Solando Nedeo. Morì il 7 dicembre 1719 e fu tumulato nella chiesa di San Giovanni de' Fiorentini. Lasciò la sua eredità al nipote Orazio Ansaldi, anch'egli avvocato, Auditore presso il Tribunale della Sacra Rota, di cui divenne decano come lo zio.

Ansaldo Ansaldi fu autore di alcune pubblicazioni:
+ De Commercio et Mercatura Discursus Legales, Roma, 1689, che ebbe molte edizioni sia in Italia che all'estero (Lucca, Firenze, Colonia, Ginevra).
+ Creazione dell'Uomo e Incarnazione del Verbo Eterno, Firenze, 1704.
+ Pensieri raccolti nella meditazione delle dieci giornate degli esercizi spirituali di Sant'Ignazio Lojola, Firenze, 1711.
+ Il Trionfo della fede, Firenze, 1717.
Curò la pubblicazione del primo volume Decisiones Sacrae Rotae Romanae, Lucca, 1704. Dopo la sua morte fu dato alle stampe il secondo volume, Decisiones Sacrae Rotae Romanae coram bo: me: R.P.D. Ansaldo de Ansaldis Patricio Florentino, Roma, 1736.

De Commercio et Mercatura Discursus Legales,
Roma, 1689, frontespizio

La sua opera principale, De Commercio et Mercatura Discursus Legales, che lo rese celebre nel campo giuridico, consiste in 100 quesiti di carattere legale in materia commerciale, e fu considerato un importante punto di riferimento, anche per il suo carattere pratico. Per dare un'idea dell'importanza di questa sua opera, riportiamo un estratto da Emilio De Tipaldo, Biografia degli Italiani Illustri nelle scienze, lettere ed arti del secolo XVIII, e de' contemporanei, Vol. I, Tipografia di Alvisopoli, Venezia, 1834, pp. 479-480.
«Avrebbe l'Ansaldi voluto di questa importantissima materia formare un compiuto trattato, ma […] tale metodo domandava un tempo che non era suo. […] Chi, con l'occhio a quei tempi, scorresse i 100 quesiti, vi vedrebbe a una vanità di legale erudizione, congiunti profonda una dottrina, un acume, un intendere, infine, alle vere utilità del commercio; ché fu appunto opera dell'Ansaldi stabilire, confermare e dilucidare le basi allor fluttuanti della commerciale giurisprudenza, e pel cui mezzo potentemente alla perfezione dei moderni codici di commercio sarebbe contribuito […]. Le sue decisioni, per quanto modestamente non le proponga qual regole assolute, non fidando egli della propria scienza per quelle in cui o non venne ammesso il suo parere o nelle quali restò indecisa la causa o venne sopita per transazione di parti, pure presentano, se non tutti, certo i principi fondamentali del commerciale diritto. […] Sodi prindicpii, i quali anche oggi ad onta della diffusione dei lumi, applicati alla pratica potrebbero condurre i giudici nelle loro definizioni per una securissima via. […] La giurisdizione dei giudici di commercio, il foro dei mercadanti, il modo da trattarsi e definirsi le loro liti, le regole sui libri, il diritto di ipoteca conceduto a loro volta, le ferie, la esecuzione, formano come dire il vastissimo progetto di un codice non ancora tracciato».

Le notizie fin qui riassunte sono tratte dalla sua prima biografia, che rimane anche quella più completa e ricca di dettagli, pubblicata nel Giornale de' Letterati d'Italia, Tomo XXXIV, Parte Seconda, anni 1721-1722, Gabbriello Hertz, Venezia, 1723, Articolo XII, parte III, pp. 280-288.
Di seguito la trascrizione del testo.

ANSALDO ANSALDI
«La città di San Miniato al Tedesco è stata sempre seconda madre di nobil famiglie, che non solo hanno renduta gloriosa la loro patria, ma diramate in varie città d'Italia, e particolarmente in Firenze, agli antichi loro splendori ne hanno aggiunti abbondevolmente de' nuovi. Una di sì fatte prosapie è certamente quella degli Ansaldi che da San Miniato vanta l'antica origine, e che in ogni tempo è stata illustre nelle lettere e nell'armi, nelle ecclesiastiche e secolari dignità. Da un ramo di questa famiglia, trapiantato nella metropoli della Toscana, e ascritto a quella nobiltà, nacque in Firenze, l'anno 1651, il giorno 7 d'ottobre Monsignore ANSALDO ANSALDI, splendore chiarissimo della giurisprudenza e della prelatura romana, che in questo anno è mancato.
Suo padre fu Orazio di Raffaello Ansaldi; e la madre Fiammetta Sirigatti, figliola di quel Cavalier Lorenzo, di cui si parla nelle Notizie letterarie ed istoriche intorno agli uomini illustri dell'Accademia Fiorentina, il quale stampò in Venezia in foglio, e di belle figure arricchita la sua Pratica di prospettiva l'anno 1596 da lui dedicata al Granduca Ferdinando I. Nel collegio de' Padri della Compagnia di Gesù fece Ansaldo i suoi primi studj in patria, e particolarmente presso il Padre Vincenzio Glaria di Tivoli, maestro di rettorica, dalla cui scuola uscirono molti e molti valentuomini. Finito il corso degli studj in Pisa, ivi ricevé la laurea del dottorato in ambe le leggi [Diritto Civile e Diritto Canonico, n.d.r.].

Creazione dell'Uomo e Incarnazione del Verbo Eterno,
Firenze, 1704, frontespizio

Tornato in patria, fu introdotto, per aggiungere alla legge teorica la cognizione ancor della pratica, nello studio del Senatore Ferrante Capponi, Presidente della sacra religione di Santo Stefano, personaggio nelle materie legali e politiche assai famoso ed eccellente. Non lasciò per questo gli studj più ameni delle buone lettere, frequentando l'accademia degli Apatisti, ove sovente fece sentire le primizie del suo ingegno e in prosa e in verso; e fu aggregato ancora fra gli accademici Fiorentini. Ma come il suo principale scopo era la legge, in quella talmente si profondò, che conosciuto il suo raro talento dal Senator Capponi predetto, da lui eziandio con una spiritosa canzone, come suo benefico protettor, commendato, lo animò a portarsi a Roma, ove egli fu, oltre al generoso favor del Capponi, accompagnato poscia dall'amorevole protezione benigna del regnante Granduca [Cosimo III de' Medici, n.d.r.]. Ivi sotto la disciplina e direzione del celebre avvocato, poi Cardinale de Luca, creatore per così dire di quel legal mondo, si perfezionò di forte nella giurisprudenza, che riuscì senza fallo uno de' primi avvocati della curia romana. Quindi in segno della stima, nella quale era tenuto in varj tempi, da più sommi Pontefici, ebbe cariche e dignità. Fu eletto Canonico della basilica di Santa Maria maggiore, Prelato participante e Renferendario apostoloco; fu della Congregazione de' riti, esaminatore de' Vescovi; ebbe l'ufficio di dateria, che si chiama Concessum. Fu Auditore d'Innocenzio XII e finalmente Auditore e Decano della Sacra Ruota; e arricchito insomma di pensioni, beneficj e abazie. Diede alla luce delle stampe l'utilissimo trattato De commercio & mercatura, che tra i legisti ha avuto gran lode, impresso in Roma in foglio nel 1689 di poi ristampato in altri luoghi [fra cui anche a Ginevra nel 1698, n.d.r.], e ultimamente Coloniae Allobrogum, apud Fratres de Tournes, 1718 e dall'autore dedicato a Cosimo III Granduca di Toscana. Stampò similmente in Lucca e poi in Roma nel 1711 con aggiunte il primo volume delle sue Decisioni legali pur in foglio, dedicandole a Clemente XI e avea quasi all'ordine la seconda parte, per darla fuori, se morte non vi s'interponeva.

Il Trionfo della fede,
Firenze, 1717, frontespizio.

Alla gravità e austerità delle leggi congiunse l'amenità della volgar poesia, nella quale continuamente nelle ore che gli avanzavano alle sue grandi occupazioni, per onesto divertimento, s'esercitò; e ne diede al pubblico nobili saggi. Stampò pertanto nel 1704 in un volume in foglio sette canzoni, che contengono la Creazione dell'uomo e Incarnazione del Verbo eterno, dedicato a Don Annibale Albani, nipote di Nostro Signore, e ora Cardinale di Santa Chiesa, e dato in luce dal Sig. dottore Giuseppe Averani, Professore ordinario di legge nell'università di Pisa, il quale faccendovi servire per prefazione un suo dotto ragionamento, ove tra le altre lodi, chiama Monsig. Ansaldi, onore immortale della nostra patria, e lume splendissimo della giurisprudenza, afferma d'aver lette, e ammirate queste sette canzoni, piene di profonda dottrina, e di squisita erudizione. Pubblicò ancora nel 1711 in foglio i Pensieri raccolti nella meditazione delle dieci giornate degli esercizi spirituali di Sant'Ignazio Lojola, distesi in dieci Canzoni; coll'aggiunta d'un'altra Canzone, invito a' poeti a comporre in materie sacre, dedicati dall'autore a Clemente XI. In simigliante maniera diede fuori in un più grosso volume in foglio nel 1717 Il Trionfo della fede, compreso in 26 Canzoni e indirizzato al medesimo Sommo Pontefice, ove serve di proemio altro Discorso del Sig. Abate Anton-Maria Salvini, il cui giudicio sopra questa nobil fatica è riportato nel Tomo XXXI del nostro Giornale, con moltre altre lodi di quel degnissimo Prelato. Opere tutte uscite in luce in Firenze nella stamperia Granducale. Meritatamente perciò fu all'Arcadia di Roma annoverato tra' suoi accademici adì 26 di febbraio, 1703 dall'incarnazione con nome di Solando Nedeo, e riposto dal Sig. Arciprete Crescimbeni tra i buoni rimatori viventi nelle opere sue, ove registra un suo sonetto; e tra le sue Rime, con brindisi (Rime di Gio. Mario Crescimbeni, ec. Edizione seconda, in Roma nella stamperia d'Antonio de' Rossi, 1704, in 12) così a lui volge il suo dire:

Al gentil detto Solando
Che di Temi al tempo stesso
Siede sul Tebro in foglia, ed in Permesso,
O meravigliosa non usata a unquanco!
Rogna d'Apollo al fianco.

Pensieri raccolti nella meditazione delle dieci giornate
degli esercizi spirituali di Sant'Ignazio Lojola,
Firenze, 1711, frontespizio

Monsignor Giovangiustino Ciampini, amicissimo suo, gli dedicò il Discorso accademico, intitolato: Il Teatro de' Grandi, stampato in Roma nel 1693 in 4 come accenna anco l'abate Vincezio Leonio nella Vita di detto Monsig. Ciampini, inserita tra quelle degli Arcadi illustri tomo II a carte 195 ove in tale occasione ragionando di Monsig. Ansaldi, dice, che alla profonda cognizione delle leggi, accoppia anche quella di molte altre scienze. Ma tralasciando molti altri scrittori, e particolarmente legali, che con alte lodi celebrano la virtù del nostro Prelato, serva qui per tutti il Sig. Domenico Bernino, che nel libro intitolato: Il Tribunale della Sacra Rota romana, così ragiona di lui a carte 278 ove registra gli Auditori della medesima famosi in dottrina: E finalmente acciocché il secolo nostro ancora vada di pari con gli antichi, nel 1700, un Ansaldo de Ansaldis Fiorenino, che fin giovane di età, seppe con la vivacità dell'ingegno, e con l'assiduità dello studio conciliare alle sue rare doti alta espettazione di gran cose, come in parecchie opere attestò l'eminentissima penna di Gio. Battista de Luca, di cui fu discepolo, e che poi in progresso di tempo egli emulò, e nella gloria delle stampe, e nel posto di Auditor pontificio, e che presentemente vive Decano degnissimo della Sacra Rota romana, meritevole dell'altra ed alta dignità, di cui morì fregiato il suo maestro. Ma la morte, che il più delle volte tronca le più belle speranze, lo tolse al mondo, non già alla gloria, il dì 7 di dicembre 1719 in Roma, ove fu sepolto nella chiesa di San Giovanni de' Fiorentini, avendo lasciato erede il Sign. Cavaliere Orazio Ansaldi, suo degno nipote.
Fu Monsig. Ansaldi di bella statura e complessione, gioviale nel volto, e avvenente, d'occhi celesti e vivi, e in ogni suo portamento, grave e manieroso. Amatissimo era egli della patria, e a questo fine ogni anno negli ultimi tempi di sua vita si portava a Firenze, per rivedere i suoi congiunti e amici; e quivi era con parziali rimostranze di stima e di benevolenza accolto sempre da' suoi Principi, e da tutta la nobiltà della patria visitato, e meritamente, come uno de' più fregj di quella riverito».


Decisiones Sacrae Rotae Romanae coram bo: me: R.P.D. 
Ansaldo de Ansaldis Patricio Florentino, Roma, 1736, frontespizio

domenica 28 luglio 2013

CORNIANO [SAN MINIATO] - DIZIONARIO REPETTI

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Corniano
Foto di Francesco Fiumalbi

CORNIANO [Comune di San Miniato]

CORLIANO (S. ANDREA A) in Val d’Evola. Casale con parrocchia filiale della pieve di Corazzano, Comunità Giurisdizione Diocesi e 4 miglia toscane a scirocco di Sanminiato, Compartimento di Firenze.
È una delle antiche ville del distretto Sanminiatese, situata in una piaggia cretosa, che ha dal lato di levante il fosso Ensi, e dalla parte di ponente la fiumana dell’Evola.
Riferisce probabilmente a questo Corliano quella corte di Coriano rammentata sino dal 780 dai nobili fondatori della badia di S. Savino presso Pisa, i quali possedevano molte corti nel Val d’Arno inferiore, e nel territorio di S. Miniato (1). La parrocchia di S. Andrea a Corliano conta 101 abitanti.

Repetti Emanuele, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana, Tofani, Firenze, 1833, Vol. I, p. 800.

NOTE E RIFERIMENTI
(1) Questa notizia non è verificata. Probabilmente si tratta di un'altra località.

venerdì 26 luglio 2013

IN PILLOLE [012]: 1767 - IL ROYAL BABY DEL GRANDUCA PIETRO LEOPOLDO DI TOSCANA

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a cura di Francesco Fiumalbi
Da che mondo è mondo, quando la moglie di un sovrano aspetta un figlio, i sudditi elevano preghiere (più o meno sincere) affinché il parto vada a buon fine e la dinastia reale prosegua nei secoli dei secoli amen. La cosa diventava particolarmente intensa quando si avvicinava il parto, specialmente se si trattava del primogenito. Lo stesso è successo anche molto recentemente con la nascita del “Royal Baby”, il figlio di William e Kate, e probabilmente futuro re d'Inghilterra [ed è successo nuovamente per la secondogenita il 2 maggio 2015].
Così accadde anche in Toscana nei primi giorni del 1767. Il ventenne Granduca Pietro Leopoldo d'Asburgo Lorena, da due anni sul trono, era prossimo a diventare padre. La moglie Maria Luisa di Borbone, due anni più grande del marito, stava per dare alla luce una bambina: Maria Teresa, che nacque il 14 gennaio 1767.
In tutta la Toscana si elevarono preghiere, scoprimenti d'immagini sacre, processioni, riti straordinari, etc. Anche la comunità di San Miniato non fu certo da meno: venne scoperto eccezionalmente il SS. Crocifisso di Castelvecchio. Successivamente, una volta andato a buon fine il parto, ulteriori celebrazioni di ringraziamento, con il canto del Te Deum, sempre nel Santuario  del SS. Crocifisso perché la Cattedrale era chiusa per i rifacimenti settecenteschi operati per volontà del Vescovo Poltri. Ovviamente anche tutta la popolazione fu coinvolta nelle celebrazioni e gli strati più poveri poterono godere di elemosine straordinarie, mentre per i nobili furono allestiti lauti rinfreschi a cura dell'allora Vicario di San Miniato, messer Rinaldo Alticozzi di Anghiari.

Il Santuario del SS. Crocifisso
Foto di Francesco Fiumalbi

Di seguito sono proposti due estratti dalla “Gazzetta Toscana”, Tomo 2, Anton Giuseppe Pagani Stampatore, Firenze, 1767, n. 2, p. 7 e n. 6, p. 28.*


SAMMINIATO 3. Gennaio.
Negli ultimi giorni di Dicembre con decorosa illuminazione, e coll'intervento di Mons. Poltri Vescovo di questa Città, del Sig. Alticozzi Vicario, e di tutto il corpo del Magistrato fu scoperta la sacra Immagine di Gesù Crocifisso, che si conserva in un Tempio di tal nome. Alla Porta del medesimo si leggeva la seguente Inscrizione composta dal prefato Sig. Vicario.

D.O.M.
Pro. Incolumitate. Principis. Amatissimi.
Leopoldi. Archiducis. Austriaci.
Magnique. Etruriae. Ducis.
Et. Alcysiae. Borboniae. Regiae. Coniugis.
Iamque. Maturo. Prosperante. Partu.
Sobolis. foeliciter. nasciturae.
Veta. publica. suscipienda. decrevit.
S. P. Q. Miniat.

Il nominato Monsig. Vescovo Poltri, oltre l'avere ordinato a tutte le Chiese, e Parrocchie della sua Diocesi di porger voti all'Altissimo per un'occasione sì premurosa ha fatto distribuire a tutti i poveri della Città una larga elemosina di pane.


SAMMINIATO 1. Febbraio.
Nella Chiesa del Santissimo Crocifisso, ove presentemente ufizia nostro Reverendimo Capitolo, per esser la Cattedrale impedita dai rifacimenti, che ivi si fanno, fu questa mattina dopo la Messa cantata dal nostro Monsig. Vescovo intuonato il “Te Deum”, e di poi proseguito da copiosa musica in rendimento di grazie all'Altissimo per la nata Arci-Duchessa, essendovi intervenuto il Magistrato in corpo, e il restante della Nobiltà: in quest'occasione si vide sulla porta della Chiesa la seguente inscrizione composta dal medesimo Sig. Vicario Alticozzi, come parlò in altra gazzetta.

D.O.M.
Mariae. Theresiae. Austriacae. Neonatae.
Et. Optumorum. Etruriae. Principam.
Soboli. Primigeniae. Exoptatipfumae.
Quoique. Longaeram. Foelicemque. Vitam.
Et. Regys. Inclutisque. Coniugibus.
Uberiores. Fratius. Celeriter. Universa. Thuscia.
Auguratur.
Sacra. Solemniaque. Eponicia. Lactussione. Comenis.
Sancivis. S. P. Q. Miniaten.

La sera poi fu da detto Sig. Vicario fatto uno sfarzoso festino, nel quale fu la Nobiltà servita di lauti rinfreschi.
*La Gazzetta Toscana era un po' come la nostra Gazzetta Ufficiale, usciva con cadenza settimanale e fu creata nel 1766 dal Governo Toscano per diffondere in maniera sintetica i provvedimenti legislativi, ma soprattutto per informare di quanto concerneva più in generale la sfera pubblica. Le notizie dai territori del Granducato venivano direttamente dagli uffici locali delle Comunità, oppure come nel caso di San Miniato e dei centri principali, anche da quelli del Vicariato. Spesso sono riportati anche curiosi episodi di cronaca.

CORAZZANO [SAN MINIATO] - DIZIONARIO REPETTI

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CORAZZANO [Comune di San Miniato]

La Pieve di San Giovanni Battista a Corazzano
Foto di Francesco Fiumalbi

CORAZZANO (già Quaratiana) in Val d’Evola. Casale con antica pieve (S. Giovanni) nella Comunità Giurisdizione Diocesi e circa 5 miglia toscane a ostro di Sanminiato, Compartimento di Firenze. Esiste sulla ripa destra della fiumana Evola lungo la strada provinciale che da Sanminiato guida a Montajone.
È in Corazzano una delle più vetuste pievi della Diocesi di Lucca, della quale si riscontrano memorie sino dal secolo VIII. Nel luogo di Corazzano (Quaratiana) risiedeva nell’anno 793 un gastaldo per conto del vescovo e della mensa di S. Martino di Lucca. (BERTINI, Mem. lucch. T. IV) (1)
I beni e tributi di questa pieve nei primi secoli dopo il mille furono in gran parte concessi ad enfiteusi dai vescovi lucchesi ai conti della Gherardesca, cui appartenevano quei conti Ugo e Tedice, il primo avo, e il secondo genitore di un’altro Ugo giuniore, il quale ultimo conte, nel 1109 ai 18 settembre, promise di rilasciare libere a Rangerio vescovo di Lucca le decime che percepiva nel piviere di Quarazzana. – Vedere BARBIALLA.
La pieve di Corazzano nel secolo XIII era matrice delle seguenti dodici chiese: S. Vito di Colle galli e S. Michele al Castello; S. Paolo di Colle galli; S. Giusto di Monte Odori; S. Lucia di Cusignano; SS. Pietro e Paolo di Valconeghisi (Balconevisi); SS. Cristofano e Jacopo di Scopeto; S. Jacopo di Colle; S. Andrea di Corliano; S. Germano di Moriolo; S. Lorenzo di Casale; S. Gregorio e S. Michele di Caselle (2).
Allorchè il piviere di Corazzano fu assegnato alla diocesi di Sanminiato (anno 1622) le filiali dello stesso piviere erano ridotte a sole 5 tuttora esistenti, cioè: 1. S. Pietro di Balconevisi con l’annesso di S. Jacopo di Scopeto; 2. SS. Vito e Modesto di Colle galli; 3. S. Andrea di Corliano; 4. S. Lucia di Cusignano; 5. S. Germano di Moriolo.
La pieve di Corazzano è da gran tempo di padronato del capitolo della Metropolitana di Firenze; ond’è che molti di quei canonici ottennero in benefizio cotesta chiesa plebana. – Essa conta 105 abitanti.

Repetti Emanuele, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana, Tofani, Firenze, 1833, Vol. I, p. 796.

NOTE E RIFERIMENTI
(1) Domenico Bertini, Memorie e documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, parte I, Francesco Bertini Editore, Lucca, 1818, appendice, doc. CXII, p. 172.
(2) L'elenco delle chiese della Diocesi di Lucca, conosciuto anche come “Estimo”, datato 1260, fu edito per la prima volta in Domenico Bertini, Memorie e documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, parte I, Francesco Bertini Editore, Lucca, 1818, appendice, doc. XXVII, pp. 37-48. Una più recente edizione si deve a Pietro Guidi, Tuscia. Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Vol. I, La decima degli anni 1274-1280, Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma, 1932, Appendice, pp. 243-273.

COMUGNORI [SAN MINIATO] - DIZIONARIO REPETTI

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COMUGNORI [Comune di San Miniato]

L'attuale pianoro di Comugnori, con i resti di quella che è stata indicata
come la chiesa di S. Silvestro, anche se non ci sono prove concrete.
Foto di Francesco Fiumalbi

COMUGNORI nella Valle dell'Evola Casale perduto che ebbe nome di castello con chiesa (S. Silvestro) nel pievanato di Fabbrica di Cigoli, Comunità e Giurisdizione di S. Miniato, Diocesi medesima, già di Lucca, Compartimento di Firenze.
Dalla cronaca Sanminiatese di Giovanni Lelmi, nativo di Comugnori, si rileva che questa sua patria era un piccolo castelluccio situato nei colli fra Stibbio, Montopoli e S. Romano (1).
È forse il Lelmi l'unico storico del secolo XIV che parli di Comugnori dove fu alloggiato dai fratelli del cronista preaccennato il capitano Uguccione della Faggiuola, dell'aprile del 1316, mentre alla testa di un esercito pisano guerreggiava contro i Fiorentini.

Repetti Emanuele, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana, Tofani, Firenze, 1833, Vol. I, p. 790.

NOTE E RIFERIMENTI
(1) Si tratta del Diario del notaio e cronista sanminiatese Giovanni di Lemmo da Comugnori. Al tempo in cui scrive Emanuele Repetti, il suo “Diario” non era ancora stato stampato integralmente, ma Giovanni Lami vi aveva attinto notevolmente. La prima edizione fu inserita nella raccolta curata da Luigi Passerini, Cronache dei secoli XIII e XIV, Documenti di Storia d'Italia, Vol. VI, coi tipi di M. Cellini e C., Firenze, 1876. Più recentemente è uscita una nuova edizione curata da Vieri Mazzoni: Ser Giovanni di Lemmo Armaleoni da Comugnori, Diario. 1299-1319, Deputazione di Storia Patria per la Toscana, Documenti di Storia Italiana, Serie II – Volume XIV, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008.

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lunedì 22 luglio 2013

GIORGIO GIOLLI - 22 LUGLIO 1944 - VIA CRUCIS DI GUERRA

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di Giorgio Giolli


SAN MINIATO, 22 LUGLIO '44
"Via crucis di guerra" [1984]
Stazione sesta - Invasione fra gli sfollati
tecnica mista su carta pacchi.

SAN MINIATO, 22 LUGLIO '44
"Via crucis di guerra" [1984]
Stazione ottava (?) - L'amore in Gargozzi
tecnica mista su carta pacchi.

SAN MINIATO, 22 LUGLIO '44
"Via crucis di guerra" [1984]
Stazione nona - Prima dell'eccidio
tecnica mista su carta pacchi.

(…) Nella stessa riproposizione del dolore,(..) Giolli, un quindicennio avanti aveva dato vita a una “Via Crucis di guerra” per il quarantennio dell’eccidio. Quei fogli, a ben guardarli, mantengono ancora oggi una loro drammatica e presaga freschezza, quasi l’artista volesse insistere nel sottolineare l’attualità di un evento feroce che non cessa mai – purtroppo – di porsi come contemporaneo.
E’ il diario di un delitto nato nel sangue e concluso nella ricerca dei morti e delle cose perdute, realizzato con una tecnica mista che ben si adattava nella promiscuità delle materie al caos delle vicende. Un calvario che da corale si presta a caratterizzazioni individuali: la via crucis di una popolazione, di un paese, del mondo intero.
Il paese di San Miniato si erge a simbolo di una storia di popolo, – di qualunque popolo – votato alla superficie del nemico. La storia inizia con una “colpa”, cioè con la sofferenza di un “oppressore ucciso”, già autore di chissà quante stragi, che nel bluastro della notte è disteso, enorme e livido, a disposizione per una specie di rendiconto morale di chi lo guarda, con se stesso e con la storia, e anche con le ombre circostanti colme di risentimento e di vergogna, in un alone di espressionistica perdizione.
Poi “l’invasione del tedesco nella comunità”: un angolo acuto nello spazio tra la tavola dei frati e i mobili rovesciati: il bagliore delle armi si placa in un leggio abbandonato quale momento di ravvedutezza perduta con i cibi offerti ad una ipotetica quiete del cuore.
Poi “l’invasione nella famiglia” raccolta intorno al desco, col tedesco sulla porta come ombra dell’imminente terrore: un bambino ci guarda per chiamarci a testimoni del male. 
La quarta “stazione” di questa passione di morte segna il trasferimento dal convento dei frati alla Cattedrale: si delinea l’eccidio tra le carrette inutili e il passo lento della gente. 
[testo di Dino Carlesi]

domenica 21 luglio 2013

IL VIDEO DI GIUSEPPE CHELLI IN OCCASIONE DEL 69° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DEL DUOMO

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Quello proposto è lo straordinario video realizzato da Giuseppe Chelli in occasione del 69° Anniversario della “Strage del Duomo” di San Miniato. Accadde la mattina del 22 luglio 1944: 55 vittime, centinaia di feriti. Ci sono voluti più di cinquanta anni per acclarare la Verità, quella Verità negata, sottaciuta, camuffata. Quella Verità che fin dai primi momenti era evidente, palese, come ci dimostrano le ricerche “indipendenti” del Canonico Giannoni, omaggiato da Giuseppe Chelli con la prima immagine del video. Ci sono voluti molti anni e storici veri per provare l'incontrovertibile e superare la cortina di ghiaccio, fredda, apparentemente inscalfibile, ma dissoltasi completamente una volta messa davanti al sole estivo, lo stesso sole che picchiava rovente quella mattina del 22 luglio 1944. Un filmato che vuole essere un documentario, dove mostrare la Storia. Non esiste una Storia vera e una Storia falsa. Esiste solo una Storia, quella realmente accaduta. Ed è quello che mostra Giuseppe Chelli, attraverso il montaggio delle ben note fotografie scattate da Cesare Barzacchi nei giorni immediatamente successivi alla strage. Una Storia che è terribilmente semplice, dolorosa, tragica e che non ha più bisogno di polemiche, di dibattiti, depistaggi, posizioni preconcette. Anche questo aspetto, altrettanto drammatico, può, anzi deve, essere consegnato alla Storia. E in questo senso Giuseppe Chelli ci offre, con il suo video, un ulteriore spunto su cui riflettere: di lapidi ce ne sono troppe e l'unica epigrafe veramente commemorativa, quella che vuole ricordare l'unica Storia, è quella collocata all'interno della Cattedrale, all'ingresso della cappella di destra del presbiterio. Le altre, entrambe, andrebbero consegnate alla Storia, all'interno di un museo, a perpetua memoria, affinché tutto ciò non accada nuovamente in futuro. Come ripete spesso Giuseppe Chelli a proposito delle due epigrafi: "una è falsa e l'altra non dice il vero". Chissà, magari nel 2014, dopo 70 anni...

Epigrafe commemorativa posizionata nella Cattedrale
di San Miniato nel 50° Anniversario della Strage
Foto di Giuseppe Chelli


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sabato 20 luglio 2013

RESTAURATA LA “MADONNINA AL RIPOSO”

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di Francesco Fiumalbi

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APSM-ISVP-004
EDICOLA MARIANA A SAN MINIATO, LOC. IL RIPOSO

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, viale G. Matteotti, già via Sant'Andrea
Tipologia: Edicola in muratura
Tipologia immagine: Terracotta dipinta e smaltata
Soggetto: Madonna Incoronata
Altri soggetti: No
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: SI
Indulgenza: NO
Periodo: fine '700-inizi '800
Riferimenti: -
Id: APSM-ISVP-004

L'edicola “Modonnina al Riposo”
Foto di Francesco Fiumalbi

L'elegante edicola votiva situata sotto San Francesco, e più precisamente all'incrocio fra viale Matteotti, Corso Garibaldi e via Sanminiatese, nei mesi scorsi era stata oggetto di lavori di sistemazione. Tuttavia nel giorno 16 luglio 2013, i lavori possono dirsi davvero compiuti: è stata posizionata la targa di ringraziamento alle imprese che hanno contribuito al suo restauro. Un piccolo elemento sanminiatese, la cosiddetta “Madonnina del Riposo”, che torna a godere di un aspetto completamente rinnovato.
L'operazione di restauro era stata inserita dal Comune di San Miniato all'interno dell'elenco delle opere “da adottare”, ovvero piccoli lavori di recupero o restauro in cerca di uno sponsor privato. La “Madonnina” è stata quindi adottata dalle imprese Benvenuti Piero e Pertici Moreno, anche se un contributo determinante va riconosciuto anche a Giovanni Brotini, referente del “Gruppo Decoro” della Consulta di San Miniato, che si è dato molto da fare.

Un momento dell'intervento di restauro
Foto di Giuseppe Chelli

La targa di ringraziamento alle imprese
Benvenuti Piero” e “Pertici Moreno”
Foto di Francesco Fiumalbi

L'edicola è relativamente antica: il primo documento che ne attesta la presenza risale al 1826, ma è probabile che un'immagine sacra fosse collocata in quel punto già da diversi anni [in proposito Manuela Parentini, L'edicola della Madonna via del Poggio, in Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, n. 79, 2012, pp. 469-476].
La prima immagine fotografica che ritrae l'edicola risale ai primissimi anni del '900, e ci mostra la piccola struttura nello stesso punto e nelle stesse forme odierne.

S. Miniato – Abside della Chiesa di S. Francesco e Chiostro
Particolare tratto dall'immagine pubblicata in Guido Battelli, Luoghi romiti: San Miniato al Tedesco – Cigoli, in Emporium, vol. XVIII, n. 103, Ist. Storico Arti Grafiche, Bergamo, luglio 1903, p. 72

Da un punto di vista architettonico, l'edicola è costituita da un semplice parallelepipedo con terminazione a due spioventi. E' intonacata su tutti e quattro i lati, e quello che si affaccia sulla strada è caratterizzato da una sorta di incorniciatura in colore grigio, sovrastata da un timpano da cui emerge una piccola croce metallica. All'interno è collocata un'immagine mariana in terracotta smaltata, di buona fattura, probabilmente tardosettecentesca. Anche se ne riprende vagamente un po' i colori, non è assolutamente un'opera da attribuirsi alla bottega dei Della Robbia (scultori e maestri della terracotta invetriata, attivi a Firenze fra il '400 e il '500), come invece era stato ipotizzato in un articolo di un noto quotidiano locale. Da un punto di vista iconografico rappresenta la cosiddetta “Madonna Incoronata”, ovvero l'immagine utilizzata per descrivere Maria come la Regina del cielo e della terra.

L'edicola “Modonnina al Riposo”
Foto di Francesco Fiumalbi

L'immagine mariana in terracotta smaltata
Foto di Francesco Fiumalbi
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