venerdì 31 maggio 2013

1 GIUGNO 2013 - TRE ANNI INSIEME CON SMARTARC

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Esattamente tre anni fa, in un caldo pomeriggio di inizio giugno, prendeva avvio l’avventura di Smartarc – San Miniato Arte e Architettura. Fin dall’inizio l’idea era quella di creare un gruppo per scoprire (o ri-scoprire) lo straordinario patrimonio culturale del nostro territorio. Da qui riflettere sul significato delle varie testimonianze storico-artistiche, approfondire gli aspetti specifici, rintracciare nuovi stimoli per il presente e per il futuro, attraverso forme di divulgazione e comunicazione al passo con i tempi. 
Smartarc non è soltanto un blog, un pagina virtuale, ma anche, e soprattutto, un insieme di persone, di relazioni, di contatti reali. Siamo diventati un “noi”: nel tempo si è creato un gruppo di amici, desiderosi di conoscere e crescere partendo proprio dal territorio che ci circonda. Inoltre sono tante altre le persone che contribuiscono sotto varie forme, alla realizzazione delle nostre pagine virtuali. 
Siamo nati e rimasti un progetto libero, ispirato ai criteri dell’ “open source”. Non ci siamo costituiti come associazione e quindi non chiediamo/percepiamo contributi economici da nessuno, ma, anzi, cerchiamo di fare tutto a costo zero (o quasi), ricorrendo all’autotassazione quando necessario. A dimostrazione che i soldi sono sì importanti, ma ancor di più lo sono la passione, la determinazione, la voglia di migliorarsi continuamente, l’amore per un territorio, la voglia di conoscere e far conoscere, di condividere, di crescere. 
Il blog si arricchisce quasi ogni giorno con nuovi stimoli: nell’ultimo anno sono stati pubblicati on-line oltre 300 post con più di 600 immagini. Numeri superiori agli altri due anni messi insieme, così come le visualizzazioni delle pagine, che sono andate di pari passo. 
E’ stata aperta la rubrica “Città e borghi della Toscana”, per scoprire i luoghi più suggestivi che ci stanno attorno: non a caso San Miniato è chiamata la “Città delle XX Miglia”. 
E’ iniziata la raccolta sistematica delle fonti documentarie, a partire da quelle cronachistiche.  Contemporaneamente è stata avviata la selezione dei testi stampati, a partire dal ‘500, da cui trae origine lo studio moderno della storia sanminiatese e che a mano a mano verranno catalogati nell’apposita sezione “Biblioteca Sanminiatese”. 
Nel suo terzo anno di vita Smartarc ha aderito alle seguenti iniziative ed eventi promossi da altri soggetti: 
  • 8 giugno 2012 – Seminario “Tra tartufi, modelli di viaggio vecchi e nuovi, reputazione, competitività, 2.0” organizzato dall’Associazione San Miniato Turismo;
  • 11 agosto 2012 – Incontro “San Miniato Giardino dell’Eden fra ‘800 e ‘900”, con Luigi Latini e nell’ambito del Festival del Pensiero Popolare – Palio di San Rocco, organizzato dall’Associazione Territorio Teatro e dalla Filarmonica “Giuseppe Verdi” di San Miniato;
  • Settembre-ottobre 2012 – Contributo al Workshop “Note per una Piazza” – organizzato dall’Associazione Architettura e Territorio Lanfranco Benvenuti;
  • Novembre 2012 – Incontri “Non voglio stare più qui, voglio andare a Mondovì”, “La presa di Samminiato a San Miniato” (in collaborazione con Della Storia d’Empoli), presentazione del libro “Gostanza”, in collaborazione con l’Associazione Kampino e nell’ambito della rassegna “Stasera Vado al Frantoio” organizzata dall’Associazione Bucciano Fotodiario Festival;
  • 27 marzo 2013 – Presentazione “4 proposte per la Città di San Miniato”, in collaborazione con l’Associazione Kampino, l’Associazione Moti Carbonari Ritrovare la Strada, l’Associazione Architettura e Territorio “Lanfranco Benvenuti”.
  • 16 aprile 2016 – “La Presa di San Miniato”, evento organizzato dall’Associazione Kampin, con l’Associazione Territorio Teatro, Circolo ARCI Ponte a Elsa.
  • Maggio 2013 – Adesione al Comitato per i Festeggiamenti in occasione del 400° anniversario dalla morte di Lodovico Cardi detto “Il Cigoli”.
Sui Social Networks, oltre alla consueta Pagina di Facebook, si è affiancato il “Gruppo di Smartarc” dove discutere, approfondire, proporre nuovi argomenti. Sono attivi anche i contatti su Twitter e Google+.
Prosegue con ottimi frutti la collaborazione con il gruppo “Della Storia d’Empoli” che per noi costituisce una miniera di stimoli e di confronto, sia su tematiche legate ai rispettivi territori, sia per quanto riguarda gli strumenti con cui migliorare l’efficacia della comunicazione.

Che dire, un ringraziamento davvero di cuore a tutti coloro che, a vario titolo, si sono adoperati per Smartarc, per il suo gruppo, che credono ogni giorno in questo progetto culturale, per la buona riuscita delle iniziative e la divulgazione dei contenuti.

P.S. Nei prossimi mesi sono previste molte novità, di cui al momento non possiamo svelare niente, ma pensiamo che possano costituire strumenti importanti, ancora una volta per migliorare la fruizione dei contenuti, la loro ricerca e indicizzazione. Stay tuned.



mercoledì 29 maggio 2013

LA PROCESSIONE DEL CORPUS DOMINI - VIDEO E TESTO DI GIUSEPPE CHELLI

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di Giuseppe Chelli

La processione del Corpus Domini
Video di Giuseppe Chelli

A San Miniato, la cerimonia del Corpus Domini ha avuto nel passato una notevole rilevanza non solo religiosa, ma pure socio-politica ed antropologica.
Fino agli '50 del 1900 la processione percorreva tutta la Città: da Santa Caterina a Santa Chiara e durava oltre tre ore! Era formata dalle sole compagnie maschili, in cappa e stendardo, della Città e del suburbio (termine non più in uso, oggi si direbbe hinterland!) e dagli ordini religiosi. Anche il Comune partecipava direttamente con il Gonfalone e provvedeva ad infiorare il tratto di strada antistante il palazzo, come del resto facevano tutte le famiglie davanti le loro case. Dalle finestre e dai balconi sventolavano variopinti setini ed il suono continuativo delle campane accompagnava il corteo.
La rilevanza specifica della processione del Corpus Domini aveva forse radici ben lontane: negli "Statuti Comunitari" ove era regolamentata dettagliatamente. Ad esempio, dietro al Santissimo stava il personaggio più rappresentativo della Città, a cui spettava l'onore di portare l'ombrellino che serviva ad accompagnare l'Ostensorio quando il Vescovo sostava nelle chiese parrocchiali o presso il Monastero delle clarisse di San Paolo. Mentre l’onore/onere di portare il baldacchino durante la processione del Corpus Domini, Statuti alla mano, poteva essere affidato ai soli nobili, sorteggiati appositamente. Per ben capire, si sappia che la gestione della cosa pubblica era incombenza riservata esclusivamente ai nobili, i quali erano tali se non esercitavano alcun tipo di commercio, ufficio, professione manuale e per l'esercizio del potere erano sorteggiati "dalla borsa".

Per dare un'idea dell'importanza della festività del Corpus Domini vale la pena di riferire un episodio, oggi dal sapore folkloristico, che avvenne nell'anno 1768.
Con l'assottigliarsi del numero delle famiglie nobiliari, venne a mancare il numero sufficiente dei nobili a portare il baldacchino da 8 mazze, che richiedeva 8 persone. Per questo motivo il Cancelliere Talinucci impartì precise disposizioni per stabilire chi, tra i cittadini, poteva coadiuvare il trasporto del baldacchino.
Alcuni nobili non vollero "accomunarsi" ai semplici cittadini in questa loro prerogativa e minacciarono di abbandonare "le mazze" appena varcata la porta delle Cornacchie, cioè appena usciti da Piazza del Duomo in direzione di San Francesco, mettendo a repentaglio la processione. Nel mentre in sacrestia stavano discutendo, allo scopo di non compromettere la buona riuscita della processione ".....i Signori canonici in cappa magna improvvisamente accederono con un piccolo ed indecente baldacchino a 4 mazze..."
La cosa fu presa molto male dal Magistrato ritenendo l'atto dei canonici un'ingiuria alla magistratura civile ed una usurpazione di un diritto fissato dagli Statuti.
La disputa tra Capitolo e Magistrato durò del tempo e fu molto aspra. Al povero cancelliere Talinucci sarebbe toccato cavar le castagne dal fuoco se il Granduca Pietro Leopoldo, con apposito motuproprio, non avesse deciso di mettere fine  "all'increscioso inconveniente".

martedì 28 maggio 2013

7 GIUGNO 2013 - INAUGURAZIONE FESTEGGIAMENTI LODOVICO CARDI

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Iniziano i Festeggiamenti in onore di Lodovico Cardi detto "Il Cigoli" morto l'8 giugno del 1613, esattamente 400 anni fa. Di seguito l'invito, rivolto a tutti, per l'appuntamento inaugurale delle manifestazioni, che si terrà  il 7 giugno 2013, presso il Conservatorio di Santa Chiara, a San Miniato in via Roma.
Si tratta di un interessante concerto Il Cigoli e la Corte Medicea, la nascita del melodramma e il recitar cantando della Camerata de' Bardi. Galilei, Caccini, Rinuccini. Inoltre, l'evento sarà introdotto da una breve lectio sull'opera NOLI ME TANGERE, pregevole pala d'altare realizzata da Lodovico Cardi, e conservata nel Museo del Conservatorio Santa Chiara.
L'ingresso all'evento è gratuito.


2 GIUGNO 2013 - FESTA DELLA REPUBBLICA - CELEBRAZIONI S. MINIATO

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Il giorno 2 giugno 2013, in occasione della Festa della Repubblica Italiana, il Comune di San Miniato invita la cittadinanza a partecipare alla cerimonia di intitolazione alla memoria di Luciano Nacci (Sindaco di San Miniato dal 1975 al 1985) di un'area a verde situata a Ponte a Elsa, in via delle Camelie.
L'iniziativa è promossa dal Comitato "Bruno Falaschi" di Ponte a Elsa.


lunedì 27 maggio 2013

"LE STORIE DELLA VIA FRANCIGENA" - CONCORSO LETTERARIO

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Come sapere, il Comune di San Miniato è solcato dalla via Francigena... un'occasione per raccontare la nostra Città e il nostro territorio attraverso una piccola opera letteraria da proporre al Concorso di cui presentiamo il bando! 
Gli elaborati dovranno essere spediti entro e non oltre la data del 20 luglio 2013 all’indirizzo di posta elettronica mercurio@delbucchia.it, corredate da una scheda riportante cognome, nome, indirizzo, numero di telefono (sia fisso che cellulare), e-mail dell’autrice/autore o di una persona di riferimento. Per qualsiasi informazione è possibile telefonare al numero 320 8955185. 
Nell'organizzazione figurano anche gli amici dell'Associazione Territorio Teatro, che molti di voi avranno certamente avuto modo di apprezzare grazie alle tante iniziative che hanno promosso negli ultimi anni.
Di seguito il bando completo:

sabato 25 maggio 2013

NOTIZIE DI SAN MINIATO NELLA "HISTORIA FIORENTINA" DI RICORDANO MALISPINI

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a cura di Francesco Fiumalbi
Le fonti a cui attingere per la storia di San Miniato e del suo territorio sono molteplici e varie. Una buona quantità di informazioni proviene da una serie di “Cronache”, raccolte nella pagina CRONACHE SANMINIATESI.
Un altro autore di particolare interesse è Ricordano Malispini, artefice della cosiddetta “Historia Fiorentina”. Del Malispini e di suo nipote Giachetto, che proseguì l'opera dello zio, conosciamo ben poco; l'unica certezza è che appartenevano ad una famiglia fiorentina, stabilitasi nei pressi di Piazza della Signoria. La “cronaca” di Ricordano copre un arco temporale che va dall'edificazione di Firenze fino al 1282, col seguito del nipote che arriva fino al 1286.
L'opera del Malispini ha suscitato un vasto dibattito nell'800 riguardo l'originalità o meno rispetto alla Nuova Cronica di Giovanni Villani, dal momento che contiene molte informazioni similari, seppur in forma più sintetica. I manoscritti della Storia Fiorentina che si conservano ancora oggi sono tredici, ma nessuno sembra essere il documento originale. I più noti si trovano a Firenze (Biblioteca Medicea-Laurenziana, Ashb., 510 e Plut., LXI.29; Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Magl., II.IV.27) e a Roma (Biblioteca Nazionale di Roma, Vittorio Emanuele, 499).
La prima pubblicazione risale al 1568, a cura di Filippo e Iacopo Giunti e molte altre edizioni si sono susseguite negli anni. Riportiamo di seguito le principali:

Giunti Filippo e Giunti Iacopo (a cura di), Historia Antica di Ricordano Malespini Gentil'huomo Fiorentino. Dall'edificazione di Fiorenza per infino all'anno MCCLXXXI. Con l'aggiunta Giachetto suo nipote dal detto anno per infino al 1286. Nuovamente posta in luce, Staperia de' Giunti, Firenze, 1568.

Giunti Filippo e Giunti Iacopo (a cura di), Historia Antica di Ricordano Malespini Gentil'huomo Fiorentino. Dall'edificazione di Fiorenza per infino all'anno MCCLXXXI. Con l'aggiunta Giachetto suo nipote dal detto anno per infino al 1286. Nuovamente ristampata, Filippo Giunti, Firenze, 1598.

Istoria di Ricordano Malespini gentiluomo fiorentino. Dalla edificazione di Fiorenza per infino all'anno 1281. Con l'aggiunta di Giachetto di Francesco Malespini suo nipote dal detto anno infino al 1286, Giovanni Gaetano Tartini e Santi Franchi, Firenze, 1718.

Vincenzio Follini (a cura di), Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze sino all'anno 1286, Gaspero Ricci, Firenze, 1816.

Antonio Benci (a cura di), Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze fino all'anno 1282, seguitata poi da Giacotto Malispini fino al 1286, Glauco Masi, Livorno, 1830.

Giannini Crescentino (a cura di), Istoria di Ricordano Malispini gentiluomo fiorentino. Dalla edificazione di Fiorenza per insino all'anno 1281. Con l'aggiunta di Giachetto suo nipote dal detto anno insino al 1286, Gaetano Romagnoli, Bologna, 1867.

Storia Fiorentina di Ricordano Malispini
Prima pagina tratta dell'edizione del 1598

Per quanto riguarda le notizie che interessano San Miniato, di seguito è proposto il regesto completo, tratto dall'edizione del 1867. Tuttavia, per completezza, all'interno dei singoli capitoli trascritti sono contenuti i riferimenti bibliografici relativi alle altre pubblicazioni.








venerdì 24 maggio 2013

CANNETO [SAN MINIATO] - DIZIONARIO REPETTI

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CANNETO [Comune di San Miniato]

CANNETO in Val d’Elsa. Villa già Castello con parrocchia (S. Giorgio) suburbana della cattedrale di Sanminiato, nella Comunità e Giurisdizione di Montajone, Compartimento di Firenze. Risiede sulla sinistra ripa dell’Elsa, 3 miglia toscane a grecale-levante di S. Miniato.
Ebbero podere in questa villa sino dal secolo VIII i tre nobili fondatori della badia di S. Savino presso Pisa, alla quale nel 780 assegnarono le loro corte di Canneto nella Valle dell’Elsa.
Il piccolo castello di Canneto in Val d’Elsa figura nella storia, all’anno 1369, quando si diede ai fiorentini in tempo che contro loro erasi rivoltata la Terra di Sanminiato; e all’anno 1391 allorchè il castello medesimo fu momentaneamente tolto ai fiorentini dalle truppe milanesi capitanate da Jacopo del Verme. (AMMIR. Stor. Fior.) (1).
Presso la chiesa di Canneto esiste una casa di campagna dei Conti Bardi proprietarj della fattoria omonima, i di cui beni si estendono sino all’antico confine territoriale di Canneto, che è la ripa sinistra dell’Elsa presso il così detto Mulino nuovo.
La parrocchia di Canneto fu sempre nel numero delle chiese succursali del piviere di S. Genesio, ora cattedrale di Sanminiato. – Vedere BORGO SAN GENESIO. S. Giorgio a Canneto conta 247 abitanti.

[Estratto da E. Repetti Emanuele, Dizionario...Cit., Vol. I, Firenze, 1833, pp. 443-444]


Canneto, Villa Bardi e chiesa di San Giorgio
Foto di Francesco Fiumalbi

NOTE E RIFERIMENTI:
(1) Scipione Ammirato, Istorie Fiorentine di Scipione Ammirato con l'aggiunte si Scipione l'Ammiranto il Giovane, Amador Maffi Forlivese, Firenze, 1647, Tomo II, p. 824.

giovedì 23 maggio 2013

25 MAGGIO ORE 15: GIOVANNI DA SAN MINIATO E LA CULTURA MONASTICA A FIRENZE FRA '300 E '400 - GIORNATA DI STUDI

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GIORNATA DI STUDI
Giovanni da San Miniato e la cultura monastica a Firenze fra Tre e Quattrocento

che si terrà sabato 25 maggio alle ore 15.00
a San Miniato , Palazzo Grifoni - Sala Maria Maddalena d'Austria

La giornata di studio avrà come tema la cultura monastica fra Tre e Quattrocento attraverso la figura del monaco Giovanni da San Miniato, che si rese protagonista di un vivace dibattito culturale sullo studio dei classici ed entrò, con la sua posizione dichiaratamente antiumanistica, in aperta polemica con Coluccio Salutati, amico di lunga data, attraverso un interessante scambio epistolare.La giornata di studi è coordinata dal Prof. Francesco Salvestrini e da Cecile Caby.

Comune di San Miniato
Ufficio Cultura e Musei


mercoledì 22 maggio 2013

CAMPRIANO [SAN MINIATO] - DIZIONARIO REPETTI

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HOME S. MINIATO NEL “DIZIONARIO” DEL REPETTI

La strada che da Poggio Barco conduce a Campriano (sullo sfondo)
(tratto della "Francigena Ufficiale")
Foto di Francesco Fiumalbi

CAMPRIANO [Comune di San Miniato]

«CAMPRIAMO o CAMPIANO in Val d’Elsa (Campianum). Casale spicciolato con parrocchia (S. Bartolommeo) suburbana della cattedrale di Sanminiato, da cui è 5 miglia toscane a scirocco, nella stessa Comunità Giurisdizione e Diocesi Compartimento di Firenze.
iede sul crine delle colline marnose che dividono le acque dell’Elsa da quelle dell’Evola, lungo la strada che da Sanminiato conduce nelle vicine Tenute di Meleto, di Cojano, e di là a Castel Fiorentino, e a Montajone.
La memoria più antica di questo luogo mi sembra quella di una pergamena tuttora inedita esistente nell’Archivio Arcivescovile di Lucca. La quale per avventura ci dà a conoscere uno dei primi stipiti della casa Aldobrandesca di Maremma, cioè quell’Ildebrando che, nell’858, presedeva al governo di Lucca, stato con il marchese Adalberto di Toscana strettamente congiunto per opinioni politiche, e che lo storico Liutprando chiamò potentissimo conte. (lib. I cap. 10) Consiste la citata membrana in una permuta fatta nel 9 ottobre dell’anno 862, fra il conte Ildebrando figlio di altro Conte Ildebrando con il fratello germano Geremia vescovo di Lucca. Cedeva il primo, con altri beni, la sua corte domenicale di Campiana, e ne riceveva in cambio dal vescovo una corte domenicale posta nel contado di Soana, in loco ubi dicitur Mucciano, finibus Suanense una cum ecclesia quae in eadem curte sita est, simul cum ecclesia illa B. S. Eusebii sita in predicto loco (Suanense) ubi dicitur Lusciano, quas ego ipse Hildeprando usque modo de vestra parte ad manus meas habui una cum casis massaritis ad suprascripta curte domnicata pertinentes……Simul dedisti mihi in commutationem casis et capannis et rebus illis in loco Iscli (Ischia) finibus Rosellense, pertinentes ipsi Episcopatui vestro ec….Actum Luca anno XIII Idus Octobris Indictione XI.Rogò Adalfredo notaro in doppio originale.
La corte di Campriano fu posteriormente usurpata da un nobile lucchese per nome Lamberto di Rodilando, contro il quale reclamò Pietro vescovo di Lucca davanti l’imperatore Lodovico IV, da cui ottenne in Roma (nel febbrajo del 901) un placito in suo favore. (FIORENTINI, Vita della contessa Matilda.) (1)
Che questo casale di Campriano si appellasse anticamente con qualche diversità di nome, si deduce dai documenti sopra citati, e dal registro delle chiese della diocesi lucchese redatto nel 1260, nel quale si trova segnata, sotto il piviere di S. Genesio a Sanminiato, la chiesa di S. Bartolommeo de Capiana, mentre nella bolla di Celestino III del 1194, leggesi ecclesiam de Capriano.
La parrocchia di S. Bartolommeo a Campriano conta 118 abitanti».

[Estratto da RE. Repetti Emanuele, Dizionario...Cit., Vol. I, Firenze, 1833, pp. 438-439]

NOTE E RIFERIMENTI:
(1) Molto più probabilmente il luogo menzionato nei documenti d'archivio della Diocesi lucchese doveva riferirsi ad un'altra località. Appare del tutto privo di fondamento l'accostamento al Campriano del Comune di San Miniato, località marginale e privo di qualsiasi interesse strategico.

LA NECROPOLI DI FONTEVIVO

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a cura di Francesco Fiumalbi

Fino alla scoperta dei resti dell'antichissima Pieve di San Genesio, l'unico ritrovamento significativo di interesse archeologico nel territorio sanminiatese, era rappresentato dalla cosiddetta “Necropoli di Fontevivo”. Si tratta di un'area alle pendici della collina sanminiatese, nei pressi della  cisterna/fonte denominata “Fontevivo” (documentata per la prima volta negli Statuti del 1337), ai piedi del nucleo di abitazioni denominato “Case Altini”. 

Il 4 maggio del 1934 furono rivenuti casualmente, durante alcune lavorazioni agricole per impiantare un vigneto, diversi elementi riconducibili a sepolture ed a corredi funerari. Il luogo si trovava nei pressi del punto dove, circa cinquant'anni prima, era stata portata alla luce una statua acefala d'epoca etrusco-ellenistica, anch'essa riferibile ad un contesto cimiteriale (1). La statua e buona parte dei reperti del 1934 sono attualmente in gran parte conservati al Museo Archeologico Nazionale di Firenze e, in misura minore, nella collezione che è esposta al piano terreno del Municipio di San Miniato. I materiali recuperati dal terreno furono oggetto di spartizione, come era in uso al tempo, fra il proprietario e il rinvenitore (le ceramiche) e lo Stato italiano (i bronzi). Tuttavia i due sanminiatesi non furono soddisfatti dagli elementi che vennero loro riconosciuti, probabilmente perché erano più interessati a “monetizzare” quanto in loro possesso. Ci pensò il Comune di San Miniato che di lì a poco acquistò il materiale che oggi costituisce la collezione esposta in Municipio (2). 
L'aspetto maggiormente interessante del ritrovamento non fu il corpus degli elementi (tutti abbastanza comuni), bensì la posizione considerata inconsueta. Infatti fino a non molto tempo fa l'“habitat” etrusco era considerato il territorio collinare, e lo stesso contesto geografico, il Medio Valdarno Inferiore, era ritenuto del tutto estraneo alla colonizzazione etrusca. Di questi ritrovamenti a Fontevivo prese ampio spunto il Canonico Francesco Maria Galli Angelini, che al tempo era ispettore locale della Soprintendenza, per la stesura del suo articolo Origine romana della città di San Miniato, nel Bollettino dell’Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, n. 20-21, 1938. Nel testo il Galli Angelini compie una dissertazione in cui, con tono solenne, celebra la presunta nascita della Città di San Miniato in epoca antica. In realtà oggi disponiamo di un quadro ben più complesso ed articolato, grazie al lavoro encomiabile di storici e valenti archeologi, su tutti quello di Giulio Ciampoltrini, nell'ultimo trentennio. 

San Miniato Basso, la zona denominata “Fontevivo” 
Foto di Francesco Fiumalbi 


Di questi e di altri “preconcetti” risulta molto influenzata la pur buona relazione compilata da Alfredo De Agostino nel 1935 e avente per oggetto proprio la “Necropoli di Fontevivo”. 
E' comunque interessante notare l'approccio “geografico” di De Agostino che, per dirimere la questione circa l'insolita collocazione del sito archeologico, fa riferimento anche al contesto stradale, chiamando in causa anche la cosiddetta via Francigena o Romea come prolungamento della Clodia (tesi poi recuperata in seguito da Mauro Ristori nei suoi studi sulla centuriazione romana tra Valdelsa e Valdarno (3). Tale informazione si basa su di un'indicazione contenuta nella Tabula Italiae antiquae in Regiones XI ab Augusto divisae et tum mensuras itinerarias tum ad observationes astronomicas exactae Accurante Guillelmo Del'isle è Regiâ Scientiarum Academiâ / Parisiis / Apud Auctorem in Ripa vulgò dicta lee Quay de l'Horloge cum Privilegio Regis MDCCXV Aug. 26 / Joan. Bap. Liébaux Sculpsit pubblicata a Parigi nel 1715 a sua volta ispirata da documenti scritti e cartografici tardoantichi tra cui la Tabula Peutingeriana. In realtà, allo stato attuale delle ricerche, non ci sono prove concrete di questa Clodia che avrebbe messo in comunicazione Sena Julia (Siena) con Inportu (Empoli). E' del tutto ragionevole che vi fosse un collegamento stradale nel fondovalle della Valdelsa, poi strutturatosi nella cosiddetta Francigena, ma non è possibile stabilire l'esatto tracciato del percorso antico, se avesse un nome specifico e in quale epoca poteva essere stato materialmente realizzato.

Di seguito sono proposti alcuni estratti della relazione redatta da Alfredo De Agostino: Scoperta di una necropoli etrusca in località «Fonte Vivo», in «Notizie degli scavi di antichità», Atti della R. Accademia Nazionale dei Lincei, Roma, 1935, vol. XI, serie VI, fasc. 1-3, pp. 31-38.

«Nei primi del maggio dello scorso anno il colono Baldini Giuseppe, eseguendo dei lavori agricoli nella proprietà del sig. Giulio Poggetti in località Fonte Vivo presso San Miniato e precisamente a circa duecento metri dalla strada nazionale Firenze-Pisa, veniva a scoprire casualmente una discreta quantità di vasi di argilla d'impasto e pochi utensili bronzei. L'ispettore locale dott. F. M. Galli si affrettava a comunicare la scoperta al R. Soprintendente dell'Etruria, che inviava me sul posto per una ricognizione. 
Trovasi la località dello scavo in perfetta pianura, e la zona ove avvenne il ritrovamento occupa l'estensione di m. 8 x 6 di un fertile terreno. In questo breve spazio si rinvennero, alla profondità minima di m. 0,80 e massima di m. 2, una trentina circa di olle d'impasto di forma ovoidale e con labbro svasato, tutte in frammenti, contenenti il rogo delle ossa semi combuste e coperte dalla relativa ciotola-coperchio, anch'essa d'impasto e molto piatta. Soltanto due delle dette urne contenevano oltre i resti della cremazione, una fibula bronzea a foglia lanceolata ed una moneta, in condizioni così deteriorate da non potersi riconoscere. Data la casualità della scoperta, resta ignoto il rito di seppellimento usato, e la scoperta ha importanza soltanto dal punto di vista topografico in quanto questa zona è assolutamente povera di avanzi antichi, e il rinvenimento della necropoli porta a far credere, che in quei pressi doveva esistere un centro abitato. 
E' noto difatti che le abitazioni della Valdelsa si trovano generalmente nella parte alta della valle e non nel fondo di questa, che doveva essere paludosa e malsana». 
Studi più recenti sembrano aver dimostrato l'inconsistenza dell'ipotesi della vasta pianura paludosa: ne sono testimonianza i toponimi, resti di centuriazione arcaica, piccoli ritrovamenti di materiale ellenistico, etc. 
[…] 
«Per poter determinare il centro abitato più vicino alla necropoli è d'uopo sfruttare gli antichi itinerari e conoscere il percorso delle strade principali, sia pure costruite dai Romani, ma che i Romani facevano passare pur sempre da centri già importanti.
Le strade secondarie, non indicate negli antichi itinerari, si possono ricostruire tenendo conto delle sedi delle antiche pievi, che venivano sempre poste sul percorso della strada romana, affinché maggiormente venisse favorito il loro sviluppo.
Utilissime ci sono pure le strade medievali, che spesso sono la continuazione di quelle di costruzione romana. Tale è la strada Romea o Francesca per la quale nel 990-994 c.v. viaggiava Sigerico, arcivescovo di Canterbury. Dal suo itinerario risulta che la via Romea non è altro che l'antica strada Clodia costruita dai Romani nel 43 a. Cr., della quale solo così se ne possono conoscere il percorso e le stazioni. Per il tratto che c'interessa, vediamo, che essa attraversa il piano di Gambassi quasi in linea retta, passa presso San Miniato e tagli l'Arno presso Fucecchio. Nel punto d'incrocio tra la via Clodia e la via romana che univa Firenze a Pisa – che non è improbabile sia stato pure il punto di confluenza dell'Elsa con l'Arno, benché ciò sia oggi difficile stabilire dati i continui spostamenti cui è stato soggetto l'alveo dell'Arno – sorgeva un «pagus» romano denominato «Inportu».
Queste le più antiche notizie che abbiamo su quel territorio. Non possiamo perciò dire se la latina Inportu abbia occupato il posto di un'etrusca città preesistente, né individuare il punto dove doveva sorgere il villaggio etrusco, cui appartenne la necropoli. Solo qualche altro importante rinvenimento potrà definire la questione». 
Tale questione, così definita da De Agostino, è a tutt'oggi oggetto di dibattito dal momento che ancora non è stato possibile localizzare l'abitato nei pressi di Fontevivo (4)
[...] 
«Tutto questo corredo funebre non ci offre alcun dato cronologico sicuro: i tipi ceramici sono quelli che comunemente si ritrovano nelle rombe etrusche del III-II sec. a. Cr. e la suppellettile bronzea ha sorprendente analogia con quella scoperta dal Brizio nel sepolcreto dei Galli Senoni a Montefortino presso Arcevia»
[...] 
A. De Agostino



NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
(1) A. Maggiani, Artigianato artistico in Etruria. L'Etruria settentrionale interna in età ellenistica, Regione Toscana, Electa, Milano, 1985, pp. 133-134.
(2) G. Ciampoltrini, Il museo archeologico di San Miniato. L'antica collezione comunale, Sistema Museale di San Miniato, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2008, pp. 10-12.
(3) M. Ristori, La viabilità della Francigena a San Miniato. I guadi del fiume Arno, in L'Universo, anno LXXXIX, n. 2, Istituto Geografico Militare, 2009, pp. 230-246.
(4) G. Ciampoltrini, Un crocevia degli itinerari dell'Etruria Settentrionale: l'area di San genesio nel sistema degli insediamenti del Valdarno Inferiore fra VI e II secolo a.C., in F. Cantini e F. Salvestrini (a cura di), Vico Wallari – San Genesio. Ricerca storica e indagini archeologiche su una comunità del medio Valdarno Inferiore fra Alto e Pieno Medioevo, Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo di San Miniato, Firenze University Press, Firenze, 2010, p. 17.

lunedì 20 maggio 2013

S. MINIATO NELLA "HISTORIA FIORENTINA" DI RICORDANO MALISPINI 08/08

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a cura di Francesco Fiumalbi



08/08 CAP. CCXIII. Come Ridolfo re de' Romani mandò vicario in Toscana. [anno 1282]
[CCXIII 1568/1598/1718, CCXXX 1816/1830]

«Nel detto anno Ridolfo della Magna essendo re dei Romani, a richiesta e priego de' ghibellini di Toscana, mandò nella detta provincia suo vicario, acciocché in Toscana facessono la sua fedeltà. Ma non trovando nulla terra che il volesse obbidire, se non Pisa e Santo Miniato, e nel detto Santo Miniato colle sue masnade e col favor de' Pisani cominciò guerra a' Fiorentini e ai Lucchesi et altre terre d'intorno. Ma al fine per poco potere e seguito si conciò co' Fiorentini e cogli altri guelfi di Toscana, e tornò nella Magna».


Giunti Filippo e Giunti Iacopo (a cura di), Historia Antica di Ricordano Malespini Gentil'huomo Fiorentino. Dall'edificazione di Fiorenza per infino all'anno MCCLXXXI. Con l'aggiunta Giachetto suo nipote dal detto anno per infino al 1286. Nuovamente posta in luce, Staperia de' Giunti, Firenze, 1568, p. 162.

Giunti Filippo e Giunti Iacopo (a cura di), Historia Antica di Ricordano Malespini Gentil'huomo Fiorentino. Dall'edificazione di Fiorenza per infino all'anno MCCLXXXI. Con l'aggiunta Giachetto suo nipote dal detto anno per infino al 1286. Nuovamente ristampata, Filippo Giunti, Firenze, 1598, p. 211.

Istoria di Ricordano Malespini gentiluomo fiorentino. Dalla edificazione di Fiorenza per infino all'anno 1281. Con l'aggiunta di Giachetto di Francesco Malespini suo nipote dal detto anno infino al 1286, Giovanni Gaetano Tartini e Santi Franchi, Firenze, 1718, p. 199.

Vincenzio Follini (a cura di), Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze sino all'anno 1286, Gaspero Ricci, Firenze, 1816, p. 190.

Antonio Benci (a cura di), Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze fino all'anno 1282, seguitata poi da Giacotto Malispini fino al 1286, Glauco Masi, Livorno, 1830, Vol. 2, pp. 531-532.

Giannini Crescentino (a cura di), Istoria di Ricordano Malispini gentiluomo fiorentino. Dalla edificazione di Fiorenza per insino all'anno 1281. Con l'aggiunta di Giachetto suo nipote dal detto anno insino al 1286, Gaetano Romagnoli, Bologna, 1867, p. 302.


S. MINIATO NELLA "HISTORIA FIORENTINA" DI RICORDANO MALISPINI 07/08

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07/08 CAP. CLXVII. Come i Fiorentini feciono oste a Siena. [anno 1260 – Battaglia di Montaperti]
[CLXVII 1568/1598/1718, CLXXI 1816/1830]

«E preso il male consiglio per lo popolo che l'oste si facesse, richiesono loro amistà d'aiuto i Lucchesi, Bolognesi e Pistoiesi, Samminiatesi e Pratesi, Santo Gimignano e Volterrani e Colle di Valdelsa, i quali erano in taglia col popolo e 'l comune di Fiorenza; e isforzatamente a piede e a cavallo, e in Fiorenza avea ottocento cavalieri cittadini e più di seicento soldati a cavallo. E ragunata la gente, si partì l'oste all'uscita d'Agosto, e si menarono per pompa il carroccio e la
campana chiamata Martinella in su uno carro, e andovvi quasi tutto il popolo colle insegne delle compagnie, e non fu casa né famiglia che non vi andasse o a piede a cavallo, almeno uno o due per casa, e di tali più. […]
».


Giunti Filippo e Giunti Iacopo (a cura di), Historia Antica di Ricordano Malespini Gentil'huomo Fiorentino. Dall'edificazione di Fiorenza per infino all'anno MCCLXXXI. Con l'aggiunta Giachetto suo nipote dal detto anno per infino al 1286. Nuovamente posta in luce, Staperia de' Giunti, Firenze, 1568, pp. 118-119.

Giunti Filippo e Giunti Iacopo (a cura di), Historia Antica di Ricordano Malespini Gentil'huomo Fiorentino. Dall'edificazione di Fiorenza per infino all'anno MCCLXXXI. Con l'aggiunta Giachetto suo nipote dal detto anno per infino al 1286. Nuovamente ristampata, Filippo Giunti, Firenze, 1598, p. 153.

Istoria di Ricordano Malespini gentiluomo fiorentino. Dalla edificazione di Fiorenza per infino all'anno 1281. Con l'aggiunta di Giachetto di Francesco Malespini suo nipote dal detto anno infino al 1286, Giovanni Gaetano Tartini e Santi Franchi, Firenze, 1718, p. 144.

Vincenzio Follini (a cura di), Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze sino all'anno 1286, Gaspero Ricci, Firenze, 1816, p. 136.

Antonio Benci (a cura di), Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze fino all'anno 1282, seguitata poi da Giacotto Malispini fino al 1286, Glauco Masi, Livorno, 1830, Vol. 2, pp. 389-390.

Giannini Crescentino (a cura di), Istoria di Ricordano Malispini gentiluomo fiorentino. Dalla edificazione di Fiorenza per insino all'anno 1281. Con l'aggiunta di Giachetto suo nipote dal detto anno insino al 1286, Gaetano Romagnoli, Bologna, 1867, pp. 223-224.

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S. MINIATO NELLA "HISTORIA FIORENTINA" DI RICORDANO MALISPINI 06/08

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06/08 CAP. CXXXVII. Come Federigo struggè i fedeli di santa chiesa. [anni 1220-1240 circa]
[CXXXVII 1568/1598/1718, CXXXII 1816/1830]

«Nei detti tempi, essendo Federigo imperadore in Lombardia e privato dello imperio da papa Innocenzio, in quanto potea si misse a struggere in Toscana e in Lombardia i fedeli di santa chiesa in tutte le città, dove ebbe potere. E in prima cominciò a volere statichi da tutte le città di Toscana , e tolse de' ghibellini e anche dei guelfi, e mandogli a Santo Miniato al Tedesco. Ma ciò fatto, lasciò i ghibellini e ritenne i guelfi, poi abbandonati come poveri prigioni, vivendo di limosine, e ivi in Santo Miniato vi stettono lungo tempo. Imperocché la città di Fiorenza in quei tempi era notabile e potente, si volle in quella ispandere il suo veleno e mettere scandolo tra le dette parti, guelfe e ghibelline, che più tempo innanzi erano incominciate. […]».


Giunti Filippo e Giunti Iacopo (a cura di), Historia Antica di Ricordano Malespini Gentil'huomo Fiorentino. Dall'edificazione di Fiorenza per infino all'anno MCCLXXXI. Con l'aggiunta Giachetto suo nipote dal detto anno per infino al 1286. Nuovamente posta in luce, Staperia de' Giunti, Firenze, 1568, p. 93.

Giunti Filippo e Giunti Iacopo (a cura di), Historia Antica di Ricordano Malespini Gentil'huomo Fiorentino. Dall'edificazione di Fiorenza per infino all'anno MCCLXXXI. Con l'aggiunta Giachetto suo nipote dal detto anno per infino al 1286. Nuovamente ristampata, Filippo Giunti, Firenze, 1598, p. 121.

Istoria di Ricordano Malespini gentiluomo fiorentino. Dalla edificazione di Fiorenza per infino all'anno 1281. Con l'aggiunta di Giachetto di Francesco Malespini suo nipote dal detto anno infino al 1286, Giovanni Gaetano Tartini e Santi Franchi, Firenze, 1718, p. 114.

Vincenzio Follini (a cura di), Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze sino all'anno 1286, Gaspero Ricci, Firenze, 1816, p. 107.

Antonio Benci (a cura di), Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze fino all'anno 1282, seguitata poi da Giacotto Malispini fino al 1286, Glauco Masi, Livorno, 1830, Vol. 2, pp. 302-303.

Giannini Crescentino (a cura di), Istoria di Ricordano Malispini gentiluomo fiorentino. Dalla edificazione di Fiorenza per insino all'anno 1281. Con l'aggiunta di Giachetto suo nipote dal detto anno insino al 1286, Gaetano Romagnoli, Bologna, 1867, p. 179.

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S. MINIATO NELLA "HISTORIA FIORENTINA" DI RICORDANO MALISPINI 05/08

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05/08 CAP. CXXXVI. Come il borgo di San Ginigio si rifece. [anni 1240-1248]
[CXXXVI 1568/1598/1718, CXXXI 1816/1830]

«Negli anni di Cristo mille dugento quaranta, fu rifatto il borgo di Santo Ginigio appresso di Santo Miniato per quegli della terra per lo buono sito e passo, il quale era in sul cammino di Pisa. Ma poi negli anni di Cristo mille dugento quaranta otto, l'ultimo di' di Giugno fu disfatto per modo, che mai non si rifece».


Giunti Filippo e Giunti Iacopo (a cura di), Historia Antica di Ricordano Malespini Gentil'huomo Fiorentino. Dall'edificazione di Fiorenza per infino all'anno MCCLXXXI. Con l'aggiunta Giachetto suo nipote dal detto anno per infino al 1286. Nuovamente posta in luce, Staperia de' Giunti, Firenze, 1568, p. 93.

Giunti Filippo e Giunti Iacopo (a cura di), Historia Antica di Ricordano Malespini Gentil'huomo Fiorentino. Dall'edificazione di Fiorenza per infino all'anno MCCLXXXI. Con l'aggiunta Giachetto suo nipote dal detto anno per infino al 1286. Nuovamente ristampata, Filippo Giunti, Firenze, 1598, p. 121.

Istoria di Ricordano Malespini gentiluomo fiorentino. Dalla edificazione di Fiorenza per infino all'anno 1281. Con l'aggiunta di Giachetto di Francesco Malespini suo nipote dal detto anno infino al 1286, Giovanni Gaetano Tartini e Santi Franchi, Firenze, 1718, p. 114.

Vincenzio Follini (a cura di), Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze sino all'anno 1286, Gaspero Ricci, Firenze, 1816, p. 106.

Antonio Benci (a cura di), Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze fino all'anno 1282, seguitata poi da Giacotto Malispini fino al 1286, Glauco Masi, Livorno, 1830, Vol. 2, p. 301.

Giannini Crescentino (a cura di), Istoria di Ricordano Malispini gentiluomo fiorentino. Dalla edificazione di Fiorenza per insino all'anno 1281. Con l'aggiunta di Giachetto suo nipote dal detto anno insino al 1286, Gaetano Romagnoli, Bologna, 1867, p. 179.

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S. MINIATO NELLA "HISTORIA FIORENTINA" DI RICORDANO MALISPINI 04/08

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04/08 CAP. CXII. Sì come Federigo secondo fu coronato imperadore Roma. [anno 1220]
[CXII 1568/1598/1718, CVII 1816/1830]

«Negli anni di Cristo sopradetti, il dì di Santa Cicilia, fu coronato imperadore a Roma Federigo secondo re di Cicilia, figliuolo che fu dello imperadore Arrigo di Soavia e della imperatrice Gostanzia per papa Onorio terzo. Nel principio questi fu amico della chiesa, e ben dovea essere per tanti benefìci e grazie che avea da essa, e per la madre ebbe il detto reame di Cicilia e di Puglia. Questo Federigo regnò anni trenta e molto fu ingrato contro alla chiesa, e sì come a dietro dicemo, fue figliuolo di monaca sagrata e fu uomo ardito e franco e di grande valore, e di scienza e di senno naturale: fue savissimo e seppe lingua latina e il nostro parlare e 'l tedesco, franzese e greco, saracinesco, e fu di tutte virtute e fu copioso, largo e cortese; ma fue dissoluto in lussuria, e tenne molte concubine e malmoluchi a guisa di Saracini, e in tutti diletti corporali si diede, e tenne quasi vita epicurìa, nonfacendo che mai fosse altra vita. E questa fa principale cagione, il perchè divenne nimico de'cherici e di santa chiesa. E ancora volle occupare le ragioni della chiesa per male disperderle; e molte chiese, e monasteri distrusse nel regno di Cicilia e di Puglia e per tutta Italia sottomise santa chiesa molto. Ma forse fu promessione di Dio, perché erano stati adoperatori i rettori di santa chiesa che egli nascesse di Gostanza monaca sagrata; non si ricordò delle percussioni che i suoi passati aveano fatti alla chiesa. Questi fece cose notabili al suo tempo e fece in tutte le terre e cittadi di Cicilia per una uno forte castello, e fece il castello di Capova e le torri e porta sopra il ponte del fiume e del Voltorno. Fece fare il castello di Prato e la ròcca di Santo Miniato e moltissime altre cose, et ebbe due figliuoli della prima sua donna; Arrigo e Currado, e ciascheduno fece a sua vita eleggere re de' Romani. Della figliuola di Giovanni re di Gierusalem ebbe Giordano. E d'altre donne anche ebbe figliuoli Federigo, onde sono coloro che si chiamano il legnaggio d'Antiocia, il re Enzo e il re Manfredi, assai che furono nimici di santa chiesa , e in sua vita egli e i suoi figliuoli signoreggiarono con molta vita mondana; ma alla fine egli co' suoi figliuoli per li loro peccati finirono male e ispersesi la sua progenia».


Giunti Filippo e Giunti Iacopo (a cura di), Historia Antica di Ricordano Malespini Gentil'huomo Fiorentino. Dall'edificazione di Fiorenza per infino all'anno MCCLXXXI. Con l'aggiunta Giachetto suo nipote dal detto anno per infino al 1286. Nuovamente posta in luce, Staperia de' Giunti, Firenze, 1568, pp. 76-77.

Giunti Filippo e Giunti Iacopo (a cura di), Historia Antica di Ricordano Malespini Gentil'huomo Fiorentino. Dall'edificazione di Fiorenza per infino all'anno MCCLXXXI. Con l'aggiunta Giachetto suo nipote dal detto anno per infino al 1286. Nuovamente ristampata, Filippo Giunti, Firenze, 1598, pp. 100-101.

Istoria di Ricordano Malespini gentiluomo fiorentino. Dalla edificazione di Fiorenza per infino all'anno 1281. Con l'aggiunta di Giachetto di Francesco Malespini suo nipote dal detto anno infino al 1286, Giovanni Gaetano Tartini e Santi Franchi, Firenze, 1718, pp. 94-95.

Vincenzio Follini (a cura di), Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze sino all'anno 1286, Gaspero Ricci, Firenze, 1816, p. 88.

Antonio Benci (a cura di), Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze fino all'anno 1282, seguitata poi da Giacotto Malispini fino al 1286, Glauco Masi, Livorno, 1830, Vol. 1, pp. 242-244.

Giannini Crescentino (a cura di), Istoria di Ricordano Malispini gentiluomo fiorentino. Dalla edificazione di Fiorenza per insino all'anno 1281. Con l'aggiunta di Giachetto suo nipote dal detto anno insino al 1286, Gaetano Romagnoli, Bologna, 1867, pp. 150-151.


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