domenica 30 dicembre 2012

I "PRESEPINI" DEI VICOLI CARBONARI

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di Francesco Fiumalbi

Nei pressi della cosiddetta chiesa della Crocetta, quasi davanti alla Nunziatina, scende un antico vicoletto verso la valle. E' uno dei cosiddetti “vicoli carbonari” che da qualche anno è tornato accessibile grazie alla passione e alla determinazione, davvero encomiabili, dei membri dell'Associazione “Moti Carbonari – Ritrovare la Strada”.
Provenendo dalle “Colline” in direzione del centro, si può leggere l'indicazione “Presepini” su un cartello, in legno, a forma di freccia che invita a scendere lungo la stradella. Ed è quello che abbiamo fatto. Il primo “presepino” che incontriamo appartiene ad una abitazione privata, ma ben si sposa con quello che troveremo più avanti. E' davvero curioso, se non propriamente divertente, osservare l'arguzia, e al tempo stesso la semplicità, con la quale sono stati realizzati queste piccole opere d'arte. Ci sono “presepini” fatti con piccoli elementi di legno, altri invece sono “graffiti” realizzati su lastre di plexiglas. E' interessante perché trovato il primo, poi viene letteralmente la curiosità di vedere se ce ne sono altri, cosicché lo sguardo comincia a muoversi a 360 gradi e le sorprese non mancano davvero!! Insomma, una bella occasione per fare due passi in un percorso lontano dal traffico e dalla vita frenetica, e dove ammirare queste piccole installazioni artistiche!

Il cartello indicatore
Foto di Francesco Fiumalbi

Il primo “presepino” privato
Foto di Francesco Fiumalbi

Presepino” graffito sul plexiglas
Foto di Francesco Fiumalbi

Presepino” graffito sul plexiglas
Foto di Francesco Fiumalbi

Presepino” in legno
Foto di Francesco Fiumalbi

Angelo in legno
Foto di Francesco Fiumalbi

Presepino” graffito sul plexiglas
Foto di Francesco Fiumalbi

Presepino” graffito sul plexiglas
Foto di Francesco Fiumalbi

Presepino” in legno e creta
Foto di Francesco Fiumalbi

Presepino” in legno e creta
Foto di Francesco Fiumalbi

giovedì 27 dicembre 2012

IL PRESEPE VIVENTE A SAN MINIATO BASSO 2012

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In occasione delle festività natalizie, da alcuni anni a San Miniato Basso si svolge il “Presepe Vivente”. Nella piazza fra la chiesa dei SS. Martino e Stefano e la chiesa della Trasfigurazione del Signore, sono stati ricostruiti luoghi e ambienti della Betlemme di oltre due millenni fa.
Si tratta di un'operazione teatrale che ogni anno coinvolge decine di persone per l'allestimento delle scene, il confezionamento degli abiti, il reperimento degli animali. Un'organizzazione in continua crescita, che riesce a migliorarsi di anno in anno, proponendo sempre nuovi stimoli al visitatore che viene letteralmente immerso dalla rappresentazione.
L'apertura del Presepe avviene con la riproposizione degli eventi descritti nel Vangelo: l'Annunciazione, la Visitazione, il Censimento, l'arrivo a Betlemme, la Nascita di Gesù, l'Annuncio ai Pastori. Al termine Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù rimangono nella capanna/stalla (affiancati da un bue e un asino veri!), mentre il visitatore può muoversi liberamente per Betlemme e fare la conoscenza dei tantissimi personaggi intenti ad eseguire vari mestieri. Detta così sembra semplice, in realtà si tratta di una complessa organizzazione che quest'anno ha davvero superato quelle delle passate edizioni.
Il prossimo appuntamento è per il pomeriggio del 6 gennaio 2013. A partire dalle 16 e 30 andrà nuovamente in scena il “Presepe Vivente”, che vedrà l'arrivo dei Magi al cospetto di Gesù.

Capanna/stalla con la Sacra Famiglia
Foto di Francesco Fiumalbi

In attesa dell'Annunciazione
Foto di Francesco Fiumalbi

La Visitazione (Maria va a trovare Elisabetta)
Foto di Francesco Fiumalbi

Due militari romani a presidio di Betlemme
Foto di Francesco Fiumalbi

Al Censimento
Foto di Francesco Fiumalbi

L'ufficio per il Censimento
Foto di Francesco Fiumalbi

Il funzionario romano conferma l'avvenuto Censimento
Foto di Francesco Fiumalbi

Prigioni nei sotterranei
Foto di Francesco Fiumalbi

Il presidio al Palazzo di Erode
Foto di Francesco Fiumalbi

Lavandaia
Foto di Francesco Fiumalbi

Impagliatore
Foto di Francesco Fiumalbi

Dottore della Legge (esperto biblista ebreo)
Foto di Francesco Fiumalbi

Contadina e pollaio
Foto di Francesco Fiumalbi

Pescatori
Foto di Francesco Fiumalbi

Cambiavalute
Foto di Francesco Fiumalbi

Oste
Foto di Francesco Fiumalbi

Commercianti di stoffe
Foto di Francesco Fiumalbi

Forno/panettieri
Foto di Francesco Fiumalbi

Tessitrice
Foto di Francesco Fiumalbi

Ovile
Foto di Francesco Fiumalbi

venerdì 21 dicembre 2012

IL PRESEPE DELLA VERITA'

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di Francesco Fiumalbi

Via San Gregorio, a Napoli, è famosissima per essere la strada con le botteghe degli artigiani del presepe. Qui si affacciano le straordinarie statuette che andranno ad arricchire i fantastici paesaggi attorno alle mangiatoie di tutto il mondo. Raffigurano personaggi che spesso sono tratti dalla vita quotidiana, dalla scena politica, dal mondo dello spettacolo, dalla storia e, è il caso di dirlo, chi più ne ha più ne metta.
Seppur in piccolo, è possibile ammirare qualcosa di simile anche a San Miniato, all'interno della vetrina dove un tempo si apriva la Mesticheria Gozzini, in via IV Novembre. Qui è stato allestito il presepe dell'Associazione Commercianti “Centro Storico”, che, ad una prima occhiata, potrebbe sembrare normalissimo. A parte la Sacra Famiglia, collocata all'interno di una cavità arcuata con su scritto “San Miniato”, emergono due piccole figure, esattamente davanti la mangiatoia, che destano sicuramente curiosità.

Il Presepe dell'Ass. Commercianti “Centro Storico”

Sono due uomini “speciali”. Il primo è un sindaco, lo si riconosce dalla “fascia tricolore”; il secondo è un sacerdote, con il tipico abito talare di colore nero. Le congetture che ad un normale spettatore potrebbero venire alla mente sono molte, ma nessuna riuscirebbe a spiegare quello che si para davanti agli occhi. In tutta sincerità anch'io non sarei stato in grado di capire il significato della composizione se, vicino a me, non ci fosse stato l'amico Giuseppe Chelli.
Le due statuine non rappresentano due persone a caso. Sono rispettivamente Concilio Salvadori, già Sindaco di San Miniato (1945-46, 1951-54 e 1956-58) ed Enrico Giannoni, Canonico, con la sua proverbiale mazza a tracolla, conosciuto anche con il soprannome di “Seccavigne” (non è chiara l'origine del soprannome, forse dovuta all'esile corporatura del sacerdote, simile alla dimensione di un tralcio di vite secco, oppure era uno di quei nomignoli che si ereditavano di padre in figlio. Chissà...). Queste due persone, nel 1954, si resero protagoniste di un duro scontro verbale riguardo l'epigrafe da collocare sulla facciata del Municipio, in ricordo delle Vittime del Duomo.

Il Presepe dell'Ass. Commercianti “Centro Storico”

La storia è nota a tutti: una cannonata americana penetrò all'interno della Cattedrale e, per pura fatalità, provocò la morte di oltre 50 persone; la responsabilità del drammatico episodio fu attribuita all'esercito tedesco, e soltanto da pochi anni è stata accertata la verità storica. Il Canonico Giannoni, fin da subito, si espresse contrariamente rispetto ai risultati della Commissione d'Inchiesta; essendo uno dei testimoni oculari del cannoneggiamento americano, non smise mai di cercare la verità su quella tragica mattina e nel suo alloggio aveva ricostruito una sorta di “plastico” della situazione bellica al momento della strage. Dall'altra parte il Sindaco Concilio Salvadori, antifascista della prima ora, che aveva raccolto il testimone da Emilio Baglioni, primo Sindaco e Presidente della Commissione d'Inchiesta. Egli si adoperò perché venisse coltivata la memoria di quella che all'epoca era considerata la “verità”, e durante il suo secondo mandato fu collocata la “prima” lapide, quella che parla inequivocabilmente di “gelido eccidio perpetrato dai tedeschi”. E' bene ricordarlo, in quegli anni la scena politica sanminiatese era fortemente influenzata dalla vicenda del Duomo e il dibattito era davvero fortissimo, con la pesante ferita che era ancora lontana dall'essere risarcita. L'alterco fra il Canonico Giannoni e il Sindaco Salvadori fu di quelli memorabili (e trovò anche ampio risalto sulle colonne del quotidiano Il Mattino), anche perché rinfocolò non solo il dibattito sulla strage, ma anche lo scontro politico, che vedeva il Partito Comunista contrapposto alla Democrazia Cristiana.
Prendo a prestito le parole di Giuseppe Chelli: “A quel tempo il Canonico Giannoni perse la battaglia perché il Sindaco Salvadori fece mettere la lapide, ma alla fine ha vinto la guerra perché aveva ragione lui: la colpa era degli Americani.
Adesso viene da chiedersi: come mai davanti la mangiatoia sono stati collocati proprio il Sindaco Salvadori, con le mani alzate in segno di resa, e il Canonico Giannoni, con la sua mazza a tracolla in segno di soddisfazione?

Il Presepe dell'Ass. Commercianti “Centro Storico”
Particolare del Sindaco e del Canonico

Per i Cristiani il Natale significa celebrare la venuta del il Figlio di Dio, che si è fatto Uomo, il quale ama il suo popolo, ed è venuto per salvarlo dal peccato e condurlo alla vita eterna. “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre, se non per mezzo di me" (Gv 14,6).
Insomma, lo scontro fra il Sindaco e il Canonico diventa l'allegoria del combattimento interiore dell'uomo, del credere o non credere, del cercare le risposte ai tanti interrogativi esistenziali. Non a caso si trovano davanti la mangiatoia, dove Gesù Bambino prenderà posto. Egli è la Verità, anche quella che i due protagonisti della scena hanno cercato per molti anni, scontrandosi duramente. E soprattutto una Verità che è anche un forte messaggio di Pace, perché alla Verità, quando acclarata, non resta che inchinarsi.Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8,32).



domenica 16 dicembre 2012

IL PRESEPE DEL SEMINARIO 2012

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di Francesco Fiumalbi

Per il secondo anno consecutivo, i locali del Seminario Vescovile accolgono un presepe del tutto speciale, che abbiamo avuto l'occasione di visitare in anteprima. Un vero e proprio percorso che, dall'ingresso di Piazza della Repubblica (detta del Seminario) si snoda all'interno del complesso monumentale, coinvolgendo il visitatore attraverso un'esperienza totalizzante. Anche l’ingresso è evocativo, alcuni scalini che scendono verso una porta stretta, dalla quale può passare una persona alla volta. Sopra l’architrave è posizionata la stella cometa, che indica l’ingresso ed invita a immergersi in quello che è un presepe davvero non convenzionale.
I luoghi che hanno caratterizzato i primi momenti della vita di Gesù sono stati ricreati dall'estro creativo di un gruppo di persone, guidate da Mario Rossi. L'idea che ha animato il gruppo in questo lavoro è semplicissima: avvicinare l'uomo contemporaneo alle vicende che si sono svolte a Betlemme e in Palestina oltre 2000 anni fa, avvicinandolo a tal punto da renderlo spettatore, e al tempo stesso attore, all’interno delle scene. Il visitatore è immerso in un’ambientazione fatta di spazi contigui in un crescendo di emozioni che conducono fino alla mangiatoia, al cospetto della Sacra Famiglia, dove Gesù Bambino troverà ufficialmente posto la notte fra il 24 e il 25 dicembre.
Suggestiva la ricostruzione dei luoghi, che vanno dalla semplicità e dalla povertà delle case di Betlemme, all’opulenza del palazzo di Erode. Cura e attenzione sono stati rivolti alla ricostruzione degli ambienti di lavoro: in un momento economicamente difficile, viene sottolineato l’aspetto della nascita di Gesù per tutti gli uomini, anche per gli ultimi e i disperati.
Particolare impegno è stato dedicato all’illuminazione, con faretti di vario colore che fondono la propria luce con quella naturale proveniente dalle finestre, dalle quali è possibile ammirare uno dei panorami più belli delle colline sanminiatesi. E’ questa l’unica concessione rispetto al mondo reale, che riesce a penetrare qua e là, in un continuo rimando fra interno ed esterno, in un ritmo che accompagna il visitatore durante il percorso.

Un percorso all’interno del presepe

Il tempio di Gerusalemme

Il Palazzo di Erode

martedì 11 dicembre 2012

DICEMBRE - I MESI DI PIETRO BAGNOLI

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a cura di Anna Orsi


Idillio tratto da "POESIE VARIE" di Pietro Bagnoli, Can. Samminiatese, Prof. di Lettere Greche e Latine nella R. Università di Pisa, Antonio Canesi, Tomo II, Samminiato, 1834: GLI ULTIMI SEI MESI DELL'ANNO - Idilli, pp. 181-183.

Dicembre a San Miniato
Foto di Giuseppe Chelli


IL PRIMO
DI DICEMBRE

I.
Già sulla via, per cui s'incalza e preme
Giorno con giorno, e mai non si raggiunge,
Colà siam giunti, ove si tocca insieme
Più presso a sé, quel eh'è da sé più lunghe,
E in sé rivolto, le sue parti estreme
Alle sue prima il pieno Anno congiunge,
Simile ad angue, che con larga spira,
Per mordersi la coda, in sé s'aggira.

II.
Tal s'inanella rivolgendo l'Anno
Al primier che verrà l'ultimo mese.
L'operose donzelle or che faranno,
Ad alcun'opra ogni di primo intese?
Da farsi è la maggior. Da lor saranno
D'ogni bene al Dator le grazie rese
D'esser con sana e salva vita e lieta
Del cammino annual giunte alla meta.

III.
Schierarsi a coppia a coppia in lieto moto,
D'abito oneste, in sé raccolto il guardo;
Recando offerte, come va devoto
Duplice stuol seguace allo stendardo.
Sorge da ogni altra abitazion remoto,
Che solo a sé richiama ogni riguardo,
Un picciol tempio in un romito colle,
Che da gli altri si parte, e più s'estolle.

IV.
Il mostran da lontan vecchi cipressi,
Che divisi gli sorgon d'ambo i lati,
E muovon riverenza in chi s'appressi,
Quai segni a porsi in sacro loco usati,
Ed imagin devota hanno in se stessi,
Con appuntate cime al Ciel levati.
Giunte alla sacra porta, i nuovi loro
Lauri sostituiro al vecchio alloro.

V.
Entràr nel tempio, e furo i doni offerti
Di fronde e fior sottratti al tristo inverno.
Oggi vengono a fine i vecchi serti,
Tutto oggi si rinfiora il tempio interno,
Segno dei nuovi dì che siano aperti.
Oggi rendean le grazie in coro alterno.
Sia lode a Te, che reggi l'anno e doni
Il frutto ai mesi, Autor delle stagioni.

VI.
Tu l'Anno schiudi a Lui, che sulla porta
Stando del tempo, da due facce vede,
E col passato all'avvenir conforta
Chi nel corso vital rivolge il piede.
Per te bella pietà non è mai morta,
Ed i cuori agli estinti serban fede.
Risvegli Tu la prima mammoletta,
Nunzia gentil della stagion diletta.

VII.
Spunta per Te la verginella rosa
A rallegrar le Ninfe ed i pastori,
Di Colombe sen va coppia vezzosa
Nei prati a esercitar li fidi amori.
Spica novella il crin cinge alla sposa,
Sguazzan le Ninfe nei salubri umori,
E succede al tepor della pura onda
Il caldo animator che il suol feconda.

VIII.
Di bei grappol si fa pingue la vigna,
Mescon Ninfe a garzon caccia giuliva,
Sopra ogni frutto che nei campi alligna
Vien salutata alfin la casta oliva.
Tutto sei Tu, Mente immortal benigna,
che doni al Mondo onde si pasca e viva.
Deh! Fa' Tu ancor che dagli estremi giorni
l'Anno, che lieto và, lieto ritorni.


giovedì 6 dicembre 2012

SAN MINIATO NELLA "CRONACA FIORENTINA" DI MARCHIONNE DI COPPO STEFANI

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a cura di Francesco Fiumalbi

Come abbiamo visto anche per le Croniche di Giovanni Sercambi, molte delle notizie che riguardano la Città di San Miniato e il suo territorio, provengono dalle "cronache", da testi che raccolgono notizie di avvenimenti. E' il caso anche di Marchionne di Coppo Stefani, al secolo Baldassarre Bonaiuti (Firenze 1336-1386), appartenente ad una famiglia fiorentina, moderatamente agiata. Baldassarre detto "Marchionne" rimase ben presto orfano (il padre era stato "Priore delle arti varie" fra il 1311 e il 1336, nonché fra i Capitani della Compagnia di Orsanmichele tra il 1325 al 1345), visse per diversi anni con la sorella Giovanna, finché non si sposò con Costanza di Guido degli Adimari, dalla quale non ebbe discendenti. Ricoprì diversi incarichi politici (inerenti soprattutto l'amministrazione finanziaria del comune fiorentino) almeno fino al 1386 quando, poco prima di morire, fu colpito da una sentenza che lo escludeva dai pubblici uffici. Fra le altre cose, nel 1377 fu chiamato podestà a Montecatini e nel 1379 ricoprì l'incarico di Capitano fiorentino a Volterra. Nello stesso anno svolse un'importante missione diplomatica a Bologna, presso Bernabò Visconti.

Per la sua Cronaca prese sicuramente spunto da Giovanni Villani, anche se confinò la narrazione al solo ambito fiorentino. La prima edizione del testo, di cui non è rimasta la copia autografa, fu pubblicata da Ildefonso di San Luigi in Delizie degli eruditi toscani, voll. VII-XVII, 1776-1783. L'edizione da cui è tratto il nostro regesto in chiave sanminiatese, è quella curata da Niccolò Rodolico, edita in Rereum Italicarum Scriptores, Tomo XXX, Città di Castello, 1903, di cui è stata recentemente proposta la ristampa anastatica (con nota di Giovanni Cherubini, Firenze, 2008).

Di seguito è proposto l'elenco delle rubriche con le notizie che riguardano direttamente San Miniato e il suo territorio, e che coprono un arco temporale che va dal 1113 al 1381. Sicuramente le notizie più interessanti sono quelle che riguardano la conquista di San Miniato da parte dei fiorentini (nn. 16-23, rubb. 710-717).

San Miniato, vista panoramica
Foto di Francesco Fiumalbi

REGESTO:











11 - RUBRICA n. 441 - Come il Duca ruppe i patti a' Fiorentini di torsi le terre loro ed altre. [anno 1326]

12 - RUBRICA n. 441 - Come' i Fiorentini n'ebbono Carmignano fer forza. [anno1328]

13 - RUBRICA n. 521 -  Come messer Mastino fece cavalcare i Fiorentinicolla gente che avevano i Lucchesi per due volte. [anno 1336]





18 - RUBRICA n. 712 - Come furono grandi piove, e fu mala ricolta questo anno. [anno 1369]

19 - RUBRICA n. 713 - Come'messer Giovanni Aguto sconfisse la gente dei Fiorentini al Borgo a Cascina, e prese del Comune e il Capitano. [anno 1369]






25 - RUBRICA n. 763 - Come a Bologna fu quistione e menati trattati, dove convenne che messer Ridolfo ragunasse gente, e fu fatta giustizia di quelli ch'entraro, e da quello dì innanzi sempre vi furo ambasciadori e gente d'arme del Comune. [anno1376]


PISA - SAN PAOLO A RIPA D'ARNO

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di Francesco Fiumalbi


Assieme al complesso monumentale di Piazza dei Miracoli, la chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno è considerato uno dei massimi esempi del cosiddetto romanico pisano. La chiesa, con annesso convento, è situata nel cosiddetto Quartiere di Sant'Antonio, a poca distanza da Porta a Mare e vicina alla sponda, o "ripa", sinistra del fiume Arno. Sul retro si trova la Cappella di Sant'Agata.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

LA STORIA

Non è conosciuta con precisione la data di fondazione della chiesa e dell'annesso cenobio benedettino; stando a diverse tradizioni, sarebbe avvenuta fra il IX e il X secolo, anche se il primo documento che la attesta è datato 1032.
A partire dal 1092 vi presero dimora i monaci benedettini Vallombrosani che vi rimasero per poco più di tre secoli. Nei primi decenni del XII secolo la chiesa fu notevolmente ampliata, fu aggiunto il transetto e riconsacrata nel 1149, come ricordato da una epigrafe collocata sul retro dell'altare maggiore. Di poco posteriore la formazione della facciata, datata fra 1148 e 1165. Secondo la tradizione, durante la costruzione della Cattedrale, la chiesa di San Paolo ospitò le principali funzioni religiose e civiche, tanto da essere chiamata "Duomo Vecchio".
Nel 1409 sia la chiesa, che l'annesso cenobio vallombrosano, costituì beneficio dato in commenda ad alti prelati, il primo dei quali fu il Cardinale Landolfo di Marramauro. Nel 1552 il complesso monastico fu affidato alla tutela dei Grifoni (famiglia di origine sanminiatese), prima di passare nel 1565 al neocostituito Ordine di Santo Stefano, sempre sotto il patronato dei Grifoni, fino al 1798 quando divenne chiesa parrocchiale. Nei secoli XVI e XVII l'edificio fu oggetto di numerosi restauri, fino all'intervento di Pietro Bellini, che nel 1853 tentò di riportare il complesso monumentale alle presunte forme originarie, cancellando di fatto sei secoli di storia. Durante la Seconda Guerra Mondiale la chiesa e il cenobio subirono diversi bombardamenti, che provocarono ingenti danni. Il monastero e il campanile, così come gran parte dell'interno, andarono distrutti. Fra il 1949 e il 1952 la chiesa fu interessata da consistenti lavori di ripristino, anche se il campanile e gran parte degli ambienti conventuali non furono ricostruiti.
Recentemente la situazione strutturale dell'edificio appare critica e per questo motivo la chiesa al momento è chiusa al pubblico in attesa dei necessari interventi di consolidamento (vedi articolo de IL TIRRENO, 22 luglio 2012).

BIBLIGRAFIA DI RIFERIMENTO
Paliaga F. e Renzoni S., Chiese di Pisa. Guida alla conoscenza del patrimonio artistico, vol. 1, ETS, Pisa, 1991, pp. 19-21.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

ARCHITETTURA

La chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno presenta un impianto planimetrico dalla forma a "T", costituita dall'unione del transetto con il corpo basilicale a tre navate. Ciascuna navata è costituita da sei campate, per cinque colonne, sormontate da capitelli corinzi romanici (fra questi si segnala il secondo di sinistra, connotato dalle figure in altorilievo di San Pietro e San Paolo). Dietro l'altar maggiore si apre l'abside, la cui volumetria contraddistingue il fronte tergale dell'edificio che si affaccia sulla vicina Cappella di Sant'Agata. Attualmente l'interno è spoglio, ma, prima dei restauri ottocenteschi, ospitava diversi altari laterali e numerose tombe terragne. All'intersezione del transetto con il corpo basilicale si eleva la cupola a sesto rialzato.
La parte sicuramente più rilevante della costruzione è la facciata, realizzata alla metà del XII secolo, rifacendosi formalmente alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Mutuati dal Duomo, gli elementi caratteristici sono le teorie di logge, disposte su quattro livelli: quella della parte basamentaria è cieca, in sovrapposizione al tema delle fasce bicrome, chiare e scure, con questa orchestrazione che si ripete sul fronte laterale sinistro; il secondo ordine è costituito da 13 campate pensili, con altezza pari ad un dodicesimo del totale; il terzo ordine di campate ne ha 7 ed ha la medesima elevazione del precedente; il quarto, presenta ancora 7 campate, ma con andamento digradante dal centro verso i lati. Gli elementi verticali sono costituiti nella parte basamentaria da paraste, dotate di piccolo basamento, e con capitello mutuato dalle forme corinzie. Gli archi che raccordano le paraste e quelli che sovrastano i portali, contengono losanghe, intarsi ed elementi decorativi circolari. Gli altri ordini sono costituiti da colonne di varia natura, forse risultato di operazioni di spoliazione, con capitello ancora corinzio, sormontato da figure antropomorfe.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

L'ideatore del prospetto principale è riuscito ad esprimere una raffinata capacità compositiva, denotando la conoscenza di rapporti geometrici desunti dalla trigonometria e dalla celebre successione di Fibonacci. Per farlo ha potuto utilizzare strumenti semplicissimi: una riga, un compasso e una matita. Vediamo come.
La facciata è inscrivibile all'interno di un rettangolo, i cui lati sono in rapporto fra loro di circa 0,866. Non è un numero casuale, infatti, un triangolo equilatero di lato unitario, cioè che misura 1, ha l'altezza che misura esattamente 0,866 (che corrisponde al coseno di 60° o π/3). Quindi per tracciare il rettangolo di partenza, basta disegnare un triangolo equilatero in posizione verticale, dove il lato coinciderà con la misura dell'altezza del rettangolo e l'altezza del triangolo coinciderà con la base del rettangolo.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Schema compositivo della facciata
Disegno di Francesco Fiumalbi

Stabilito il rettangolo, per determinare quelli che saranno gli assi orizzontali della facciata, si fa uso di una delle infinite terne della successione di Fibonacci: 2, 3 e 5. Per farlo, basta suddividere l'altezza in dieci parti uguali, e poi partendo dal basso verso l'alto, prenderne 5, 3 e 2.
A questo punto la parte basamentaria (5 unità) è trattata diversamente rispetto alla parte superiore (3+2 unità). Il rettangolo di partenza che abbiamo tracciato all'inizio ha anche un'altra particolarità. Puntando il compasso alle estremità della linea orizzontale mediana, si determinano due semicirconferenze, con raggio pari alla metà dell'altezza del rettangolo. Le due semicirconferenze intersecano la mediana orizzontale in due punti; il segmento che li unisce ha una misura che si avvicina molto ad un quinto del totale orizzontale. In questo modo è possibile suddividere la parte basamentaria in rettangoli uguali. La parte superiore invece sarà suddivisa in tre parti, simmetricamente, con la porzione centrale della larghezza pari a 4 volte il modulo ottenuto dalla successione di Fibonacci.
Per determinare la pendenza degli spioventi, che formano la cuspide della facciata, occorre unire il punto medio della linea orizzontale superiore con le estremità della seconda linea orizzontale. Analogamente, gli spioventi laterali sono determinati unendo il punto medio della seconda linea orizzontale con le estremità della mediana orizzontale.
In conclusione, la composizione della facciata è espressa attraverso una complessa orchestrazione di elementi, disposti secondo precisi rapporti geometrico-matematici.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

SCULTURA E DECORAZIONE

Il portale principale - Uno degli aspetti maggiormente curati sono i tre ingressi della facciata. Quello al centro è il principale ed è delimitato da una struttura trilitica caratterizzata da due piedritti laterali, dotati di basamento, e da un architrave finemente scolpito con motivi geometrici circolari, una sorta di "catena". Questo elemento è sovrastato da due ordini di cornici, la prima con motivi floreali circolari concatenati, la seconda costituita da foglie di acanto. Al di sopra un arco, leggermente oblungo, quasi a ferro di cavallo, poggiante su due pilastri, e rifinito con motivi floreali. Il tutto è sormontato da un ulteriore arco, a tutto sesto, caratterizzato da conci bicromi Quest'ultimo si appoggia alle due paraste che inquadrano il portale, e che presentano una terminazione a capitello corinzio sovrastate da altrettante figure leonine. Fra i due archi, un piccolo rosone circolare, costituito da motivi geometrici in negativo. Al di sopra di tutta la composizione, due figure in bassorilievo, identificate con la Madonna (questa ipotesi è un po' dubbia, potrebbero raffigurare due sante non identificate).

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale principale
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Cornice del portale principale
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Leone su capitello del portale principale
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Bassorilievo (Madonna?)
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Bassorilievo (Madonna?)
Foto di Francesco Fiumalbi

Il portale sinistro. Come quello principale, il portale laterale sinistro è inquadrato da un ordine trabeato, costituito da due pilastri con capitello corinzio (su quello di destra, tra le foglie di acanto compare la testa di un leone). L'architrave è caratterizzato da intarsi marmorei, fra cui spiccano le due croci patenti ad otto punte; al di sopra una cornice finemente modellata con motivi floreali. Un arco a tutto sesto con conci bicromi chiude la composizione che si arricchisce di una losanga.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale sinistro
Foto di Francesco Fiumalbi

Il portale destro. Più semplificate le forme che contraddistinguono il portale destro, inquadrato da una struttura trilitica, composta da due pilastri laterali che sorreggono un massiccio architrave, sulla cui superficie si possono leggere graffiti, forse di epoca altomedievale, raffiguranti un complesso intreccio amorfo di linee che al centro si dispongono a formare la figura di una stella. Il tutto è sormontato da un arco modanato, leggermente arcuato, che contiene una losanga bicroma con al centro un motivo floreale.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale destro
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale destro, particolare dell'incisione
Foto di Francesco Fiumalbi


Il portale del transetto. Nella fianco laterale sinistro, sulla parete del transetto che si affaccia lungo via San Paolo, si apre un quarto portale. E' incorniciato da due pilastri, con capitello corinzio, che sostengono un architrave che presenta una cornice con ovuli ed elementi floreali, forse di origine classica. Al di sopra si apre un arco a conci bicromi, bianco e marrone, al cui interno è collocato un intarsio policromo, con disegno geometrico, che richiama nelle forme e nei colori alcuni esempi che si possono ammirare nel paramento della Cattedrale. Più in alto è collocato un bassorilievo datato all'epoca tardo romana (anche se sembra più recente).

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale laterale del transetto
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale laterale del transetto, particolare
Foto di Francesco Fiumalbi

Cornici. Nella chiesa di San Paolo a Ripa, specialmente nella facciata, alle cornici è riservata una cura particolare, e riprendono formalmente quelle della Cattedrale. La cornice più lavorata è quella che separa la parte basamentaria dalle logge pensili, contraddistinta da intrecci di motivi floreali, popolati da vari animali, fra cui spicca il leone situato esattamente al di sopra del portale principale. Anche alle estremità laterali sono collocati elementi di straordinario interesse, come quello che sembra un lupo nell'atto di cacciare una lepre (forse un'allusione alla Pasqua? Si veda Sant'Ambrogio), mentre dall'altro lato un uomo tiene un leone con una catena (un'allusione alle persecuzioni dei primi cristiani?). Attualmente non sembra possibile stabilire il significato di tali elementi.
Le cornici superiori, meno elaborate stilisticamente, presentano tutte una fascia inferiore a dentelli, che sostengono idealmente le altre, variamente plasmate.


Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Leone nella cornice del primo livello
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Lupo che caccia una lepre cornice del primo livello
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Uomo che tiene un leone incatenato
Foto di Francesco Fiumalbi

Lo stemma. Sullo spigolo del transetto, lungo via San Paolo, è collocato uno stemma marmoreo, raffigurante un animale con il corpo di leone, le ali del drago e la testa d'aquila. Si tratta di un "grifone", ed è l'emblema della famiglia Grifoni, di origine sanminiatese, che deteneva il patronato della chiesa nel XVII secolo. Da notare la croce nella parte alta dello stemma, ovvero la Croce di Santo Stefano, emblema dell'omonimo Ordine, di cui i Grifoni fecero parte fin dalla sua costituzione.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Stemma Grifoni
Foto di Francesco Fiumalbi


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