giovedì 29 novembre 2012

LE PIENE DI ARNO, ELSA ED EGOLA - 29 NOVEMBRE 2012 - ORE 9.00

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di Francesco Fiumalbi

La situazione più critica dovrebbe essere passata. Stamani, giovedì 29 novembre, il Torrente Egola e il Fiume Elsa, dopo i picchi di ieri nel tardo pomeriggio, sono tornati ad una portata praticamente "normale". Ancora molto ingrossato l'Arno che, dopo aver raggiunto il suo massimo nella notte, gradualmente sta calando di livello. Questa la situazione stamani mattina alle ore 9.30 circa.

Il Fiume Arno fra Santa Croce s/A e San Donato
Giovedì 29 novembre 2012, ore 9.30

Il Fiume Arno fra Santa Croce s/A e San Donato
Giovedì 29 novembre 2012, ore 9.30

Il Fiume Arno fra Santa Croce s/A e San Donato
Giovedì 29 novembre 2012, ore 9.30

Il Torrente Egola a Ponte a Egola
Giovedì 29 novembre 2012, ore 9.30

Il Torrente Egola a Ponte a Egola
Giovedì 29 novembre 2012, ore 9.30

Il Fiume Elsa a Ponte a Elsa
Giovedì 29 novembre 2012, ore 9.30

mercoledì 28 novembre 2012

LE PIENE DELL'EGOLA E DELL'ELSA - 28 NOVEMBRE 2012 - ORE 15.00

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Nella giornata di oggi, giovedì 28 novembre 2012, e nei giorni precedenti, incessanti precipitazioni hanno interessato il centro Italia producendo situazioni d'allerta in mezza Toscana. Una consistente ondata di piena sta interessando anche l'Elsa e l'Egola, i due principali corsi d'acqua che scorrono nel territorio sanminiatese o ai suoi confini. Ecco le immagini scattate alle ore 15.00 circa di oggi, rispettivamente a Ponte a Egola e a Ponte a Elsa.

Torrente Egola, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

Torrente Egola, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

Torrente Egola, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

Fiume Elsa, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

Fiume Elsa, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

Fiume Elsa, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

Fiume Elsa, 28 novembre 2012, ore 15.00
Foto di Francesco Fiumalbi

lunedì 26 novembre 2012

IL MONUMENTO AL TARTUFO PIU' GRANDE DEL MONDO

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di Francesco Fiumalbi

San Miniato si arricchisce di un nuovo e suggestivo monumento. A differenza di quelli "tradizionali", non vuole celebrare solo un avvenimento o una persona in particolare, ma tutto un territorio, quello sanminiatese, baciato dalla natura con uno dei suoi frutti più preziosi: il tuber magnatum pico, ovvero il tartufo bianco.
A realizzarlo ci ha pensato un gruppo di maestri forgiatori provenienti da tutta Italia, guidati dal sanminiatese Massimiliano Benvenuti, che può vantare il titolo di Campione del Mondo di Forgiatura 2011. I nomi di coloro che hanno concorso alla realizzazione della scultura sono: Marcello Aristei (Todi), Luca Bonanni (Calci), Gianfranco e Giannino Brancorsini (Pesaro), Davide Caprilli (Savigno sul Rubicone), Alessandro Coli (san Gimignano), Andrea Cosci (Firenze), Fabio e Graziano Destri (Calci), Stefano Fagioli (Cesena), Federico Gaspari (Toara di Villaga), Gabrio Grilli (Città di Castello), Diego Imperatore (Oenas di Cadore), Renato Manni (Imola) e Alvaro Ricci Luchi (Imola).

"Il tartufo più grande del mondo"
San Miniato, domenica 25 novembre 2012
Foto di Francesco Fiumalbi

La presentazione dell'opera, a cui hanno contribuito anche la Fondazione San Miniato Promozione e il Gruppo Decoro della Consulta Territoriale di San Miniato, ha preso avvio nella sala consiliare del Municipio, ed è proseguita fino allo spazio verde di viale XXIV maggio, proprio sopra i loggiati del Mercatale di Piazza Dante Alighieri.
Presente anche un nutrito gruppo di cittadini, che ha potuto ammirare l'opera metallica, forgiata l'11 novembre 2012 in Piazza del Bastione, e raffigurante un tartufaio nell'atto di ricevere dal proprio cane un grande tartufo dorato. Il riferimento è ad Arturo Gallerini e al suo cane Parigi, che nel 1954 rinvennero quella che fino ad oggi è considerata la "pepita" più grande mai trovata al mondo, dal peso di oltre 2,5 kg, e che fu donata all'allora Presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower.


Un momento della forgiatura
San Miniato, domenica 11 novembre 2012
Foto di Francesco Fiumalbi


Un momento della forgiatura
San Miniato, domenica 11 novembre 2012
Foto di Francesco Fiumalbi


Un momento della forgiatura
San Miniato, domenica 11 novembre 2012
Foto di Francesco Fiumalbi


Un momento della forgiatura
San Miniato, domenica 11 novembre 2012
Foto di Francesco Fiumalbi


Presentazione in Municipio
Foto di Francesco Fiumalbi


La scultura ancora celata
Foto di Francesco Fiumalbi


Presentazione dell'opera alla cittadinanza
Foto di Francesco Fiumalbi


Presentazione dell'opera alla cittadinanza
Foto di Francesco Fiumalbi


Scoprimento dell'opera
Foto di Francesco Fiumalbi


Tutte le persone coinvolte
Foto di Francesco Fiumalbi


Alcuni dei maestri forgiatori
Foto di Francesco Fiumalbi


Epigrafe descrittiva
Foto di Francesco Fiumalbi


"Il tartufo più grande del mondo"
Foto di Francesco Fiumalbi


"Il tartufo più grande del mondo"
Foto di Francesco Fiumalbi


"Il tartufo più grande del mondo"
Foto di Francesco Fiumalbi


sabato 24 novembre 2012

NOTIZIE DI SAN MINIATO NE "LE CRONICHE" DI GIOVANNI SERCAMBI

2 commenti:
a cura di Francesco Fiumalbi

Molte delle notizie che oggi conosciamo sulla storia medievale del territorio di San Miniato provengono da fonti documentarie lucchesi; infatti prima che a San Miniato venisse eretta la Diocesi nel 1622, questa era la sede episcopale di riferimento. Quindi da Lucca provengono quelle notizie in cui sono coinvolte le istituzioni ecclesiastiche. Altre preziose informazioni, riguardanti invece gli aspetti laici, politici, commerciali, provengono da Firenze, a cui San Miniato fu costretta a sottomettersi nel 1370, e deducibili in molti casi da varie "cronache". Altre notizie, certamente non meno importanti, provengono dall'Archivio Storico del Comune di San Miniato, e qualcosa anche da Pisa.

Tuttavia un'importante fonte lucchese, molto attendibile anche se troppo spesso relegata ad un ruolo marginale per il nostro territorio, è rappresentata dalle Croniche di parte de' facti di Luccha redatte da Giovanni Sercambi (Lucca, 1348-1424), speziale, uomo politico e scrittore lucchese. Si tratta centinaia di carte manoscritte, raccolte in due cartelle, conservate presso l'Archivio di Stato di Lucca, Raccolte e Miscellanee, Manoscritti, nn. 107 e 108. Contengono la narrazione di episodi che vanno dal 1162 al 1408 e uno degli aspetti più interessanti è rappresentato dalle illustrazioni, oltre 600, di mano dello stesso Sercambi.
Dobbiamo a Salvatore Bongi (Lucca, 1825-1899), già archivista dell'Archivio di Stato di Lucca, l'edizione che ha proposto la divulgazione dei preziosi manoscritti nella loro interezza (qualcosa era stato pubblicato anche da Ludovico Muratori). Un lavoro immenso, suddiviso in 3 volumi, in cui sono proposte anche le raffigurazioni a corredo, tratte dalle originali, attraverso un sistema di fotografia e incisione su legno, da Angelo Ardinghi.

Le notizie che riguardano San Miniato e il suo territorio sono molte, a partire dalle vicende che portarono lo scontro nel 1172 tra Firenze e Pisa da una parte e Lucca, Siena e Cristiano di Magonza dall'altra (01). Sono riportati anche gli eventi salienti dei contrasti tra San Miniato e San Genesio (02-06), anche perché il centro di pianura era sotto il diretto controllo di Lucca e quindi è probabile che il nostro autore disponesse di informazioni di prima mano. Molto più genericamente,  parla anche del ruolo di San Miniato nell'ultimo periodo dei Vicari Imperiali (07), del tentativo di conquista del potere da parte del ceto magnatizio in epoca comunale nel 1308 (08), delle vicende di Uguccione della Faggiuola e di Castruccio Castracani (09-11), dei crescenti contrasti tra Pisa, Lucca e Firenze (12-18) e della conquista fiorentina (19). Ed ancora, del ruolo di San Miniato quale avamposto fiorentino nei vari conflitti con Pisa (20, 23-29, 32-35) e delle ribellioni del 1397 (21-22, 30-31, 40-41). Infine, il Sercambi riporta numerose notizie riguardo le compagnie dei Bianchi che attraversavano la Toscana in quel tempo passando anche da San Miniato e Cigoli (36-39). 
Come risulterà evidente il maggior numero di informazioni riguarda l'arco temporale di cui Giovanni Sercambi è testimone diretto, quindi della seconda metà del '300 e degli inizi del '400. 

Angelo Ardinghi, disegno tratto dall'originale
del Sercambi, conservato all'Archivio di Stato di Lucca
Edito in Salvatore Bongi (a cura di), Le Croniche di
Giovanni Sercambi, Vol. 1, Tip. Giusti, Lucca, 1892, p. 3.
Pubblicazione ai sensi dell'Art. 70, L. 633/1941


Di seguito sono riportati i capitoli, in ordine cronologico, tratti dalle Croniche di Giovanni Sercambi e riguardanti San Miniato e il suo territorio:









































lunedì 19 novembre 2012

LA PRESA DI SAMINIATO [A SAN MINIATO]

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Storicamente gli Empolesi presero davvero San Miniato, e per giunta con un gregge di capre? Che fine ha fatto il chiavistello del palazzo di Messer Mangiadori, trafugato dagli Empolesi quale trofeo di guerra, e che effettivamente si trovava appeso al Palazzo Pretorio di Empoli fino agli inizi del '900? Chi era la bellissima donna che guidava l'esercito Sanminiatese? Questo e molto altro...
Ne parleremo con gli amici di DELLA STORIA D'EMPOLI, Paolo Pianigiani e Carlo Pagliai:

Mercoledì 21 novembre 2012, ore 21.45
ex-frantoio di San Domenico
a San Miniato in via Ser Ridolfo

L'incontro si svolge all'interno del ciclo di eventi denominati "Stasera vado al Frantoio" che ha inizio alle ore 21,00 con una stuzzicante APERICENA che invitiamo a provare!
Per conoscere il dettaglio degli altri eventi in programma consultare la pagina Facebook "
STASERA VADO AL FRANTOIO".



venerdì 16 novembre 2012

F. SACCHETTI: LE NOVELLE "SANMINIATESI" - 2/4

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a cura di Anna Orsi
Questa proposta di seguito è la seconda delle quattro novelle di Franco Sacchetti, ambientate a San Miniato o nei suoi dintorni. Fu redatta probabilmente intorno al 1392, quando Sacchetti era Podestà a San Miniato e presenta alcuni elementi interessanti anche da un punto di vista storico. Il protagonista è Bertino, abitante di Castelfalfi (castello al tempo sotto la giurisdizione sanminiatese e oggi località nel Comune di Montaione), allevatore di bestiame, che si reca al mercato di San Miniato per vendere alcune forme di formaggio fresco. Una storia che è un pretesto per sostenere un insegnamento "morale", così come nelle altre novelle del Sacchetti, il quale non fa altro che proporre, seppur in forma di racconti, le meditazioni di carattere morale e religioso, che egli stesso aveva elaborato negli anni '80 del '300.

Franco Sacchetti
Immagine tratta dal libro Novelle di Franco Sacchetti,
Giovanni Silvestri, Milano, 1815


NOVELLA CENTESIMATRENTESIMAQUINTA

Bertino da Castelfalfi, facendo una cortese lemosina a uno saccardo povero e infermo, essendo da' nimici preso, dal detto saccardo in avere e in persona è liberato.

Come nella precedente novella era assegnato al Perugino per uno nell'altro mondo, così nella seguente voglio dimostrare come un buono uomo, servendo un vile saccardo con uno dono d'una piccola cosa, fu meritato da lui e dell'avere, e della persona; e non è mill'anni, che questo fu, ma è sì piccolo tempo, che io ho favellato al buon uomo, a cui questa novella, che io racconterò, avvenne; il qual fu Bertino da Castelfalfi, uomo di buonissima condizione, e asgiato contadino, e, secondo suo pari, ricco di bestiame. Avea recato costui, nel tempo che' Fiorentini aveano guerra col conte di Virtù, anno mille trecentonovantuno, suoi casci freschi fatti di pochi dì, a vendere al mercato a santo Miniato; e stando su la piazza con questi casci, e uno saccardo infermo con un pezzo di pane in mano domandò a questo Bertino un poco di quel cascio per mangiarlo con quel pane. Bertino disse: To ciò che tu vuogli; ed egli peritandosi, e Bertino ne tolse uno, e disse: Togli, mangia; e avea questo Bertino molto grosso il dito grosso della mano ritta. Lo saccardo, togliendo il cascio, si puose ivi a sedere, e pigliandone uno pezzo, lo mangiò con quello cotanto pane che avea. Quando l'ebbe mangiato disse: Gnaffe! Buon uomo, io non ho alcuno denaio da darti, e non ho più pane. Bertino, avendo pietà di costui, avea due pani con seco; toglie questi due pani, e disse: Viè qua con meco; e toglie l'avanzo del cacio, e menollo alla taverna, e ivi gli mise li due pani innanzi, e disse: Mangia gagliardamente. Essendo costui, ed elli alla taverna mangiò quanto li piacque e del pane, e del cacio di Bertino; e del vino, che Bertino fece venire, bevve quanto gli fu di piacere. Fatto che Bertino ebbe questa cortese lemosina, disse: Va, che sie benedetto; e partissi. Avvenne poi per caso, che certa gente d'arme de' nemici, cavalcando verso Castelfalfi, se ne menarono molto bestiame minuto del detto Bertino. E avendolo menato, feciono loro avviso, che colui, di cui egli era, anderebbe per riscattarlo, e misono certo aguato. E così venne lor fatto, che andando Bertino co' suoi fiorini, da costoro fu preso, e menato a Casole su quel di Volterra, e là fu nelle gambe sconciamente inferriato. E così stando un giorno co' ferri in gamba al sole, lo saccardo, a cui egli avea dato il cascio, passando dove Bertino assai tapino si stava, cominciò a figurare il detto Bertino, e avendolo mirato un pezzo, dice: Buon uomo, e' mi ti par pure conoscere. E Bertino, guardando lui, dicea: Gnaffe! Io non conosco te ch'io sappia. E questo era assai possibile; perocchè 'l saccardo era guerito, e bene in arnese, e dice a Bertino: Per certo tu se' esso, per tale segnale che ti hai il dito grosso. Allora Bertino cominciò quasi a conoscerlo. E 'l saccardo disse: Raccordati del cascio che mi desti a santo Miniato? E quelli disse: Figliuolo mio, io ti conosco ora. Dice il saccardo: Non voglia Dio, che io non te ne renda guidardone; farai com'io ti dirò: io  ti recherò domattina una lima sorda, con che tu segherai cotesti ferri; e menerò colui, che t'ha preso, altrove, ed io tornerò per te, e accompagnerotti insino a casa tua. Bertino disse: Figliuolo, io terrò sempre la vita per te. Questo saccardo la mattina portò la lima a Bertino, e menò alla taverna chi 'l tenea preso; e quando fu bene avvinazzato, lo condusse a giucare; ed essendo avviluppato nel giuoco, il saccardo lo lasciò, e tornò a Bertino, il quale s'era spastoiato, e condusselo a Castelfalfi, e mai non lo abbandonò. Dove il detto Bertino gli volle dare de' suoi fiorini, e nessuno non ne volle torre, e tornassene.
Quanta virtù ebbe questo saccardo, e quanta remunerazione usò in un piccolo benefizio ricevuto, è cosa maravigliosa a udire. Io per me credo, se fosse  stato de' maggiori Romani, sarebbe degno di memoria. E però non si può errare a servire, e sia l'uomo minimo quanto vuole; perocchè Isopo ci ammaestra nella sua favola, quando il leone ebbe bisogno del gatto, dicendo:

mercoledì 14 novembre 2012

PISA - IL MONUMENTO A PIETRO LEOPOLDO DI LUIGI PAMPALONI

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di Francesco Fiumalbi


L'area di Piazza Martiri della Libertà a Pisa, un tempo era occupata dal monastero di San Lorenzo,  ceduto poi gratuitamente alla comunità pisana dal "restaurato" Granduca  Ferdinando III nel 1815. Immediatamente si costituì una prima deputazione affinché, al posto del cenobio, trovasse posto un'ampia piazza da destinare al "passeggio". Tuttavia, una serie di vicissitudini imposero, fra il 1826 e il 1828, la costituzione di una nuova deputazione, di cui fece parte Alessandro Gherardesca a cui si deve il progetto planimetrico della sistemazione della piazza (1).
Nel frattempo, nel 1824, Leopoldo II era diventato il nuovo Granduca, succedendo al padre morente. La Toscana, dopo la parentesi napoleonica, fu interessata da un graduale processo di ammodernamento, accompagnato da una vera e propria operazione d’immagine da parte di Ferdinando III e Leopoldo II. La celebrazione dei due granduchi in quanto monarchi illuminati, attenti alle istanze della propria gente, che si tradusse in un avvicinamento simbolico della figura del granduca verso i suoi sudditi-cittadini, attraverso la riproposizione della grande scultura celebrativa. Un’operazione questa, che sembra essere ripresa dalla scultura sacra, dove il contesto spaziale religioso viene sostituito dalla piazza, ovvero il centro della nuova ritualità cittadino-borghese. Un tentativo di instaurare una sorta di venerazione civica collettiva.
Ne sono esempi le statue di Ferdinando III a Livorno in Piazza della Repubblica opera di Francesco Pozzi e ad Arezzo in Piaggia del Murello realizzata da Stefano Ricci. Il figlio Leopoldo II non fu essere da meno: a Livorno in Piazza della Repubblica realizzata da Paolo Emilio Demi (poi sostituita con un’altra di Emilio Santarelli), a Grosseto in Piazza Dante scolpita da Luigi Magi, a Pietrasanta in Piazza del Duomo di Vincenzo Santini, a Larderello in Piazza Leopolda. Infine, fece innalzare la statua al nonno Pietro Leopoldo, a Pisa in Piazza Martiri della Libertà, realizzata da Luigi Pampaloni nel 1833. Dello stesso autore anche la statua a San Miniato in piazza Buonaparte.


Luigi Pampaloni, Monumento a Pietro Leopoldo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi

La nuova deputazione, pubblicò nel 1829 il manifesto di sottoscrizione per la realizzazione della statua a Pietro Leopoldo, di cui si propone il contenuto:

Estratto da Antologia, Giornale di Scienze, Lettere, e Arti, anno IX, vol. XXXV (35), Vieusseux, Firenze, luglio 1829, pp. 171-172.

Statua a Pietro Leopoldo I Gran-Duca IX di Toscana.

La memoria de' Principi i quali ben meritarono della umanità  , è scritta in caratteri, che il tempo non può cancellare, nelle opere loro.
La immortalità  del nome del Gran-Duca Pietro Leopoldo I sembra riposare sicura, maestosa, e di sé sola contenta sul prezioso deposito delle sue leggi , sul quale la mano della giustizia ha già  scritto « Ei visse ai desideri del Popolo, poco: a quel che fece abbastanza: alla memoria del fatto, per sempre ». Quelle Leggi o penali o civili o amministrative che esse siano, formano un titolo di gloria nazionale toscana : onde gli AUGUSTI SUOI SUCCESSORI le reputarono il più bel gioiello del loro reale diadema; e loro mercé, gli avventurati abitatori di questo paese forman pur sempre un popolo unico nella storia , ricco , laborioso, tranquillo, ed esempio di social disciplina.
Ma la gratitudine ha doveri più grandi di quelli che l'ammirazione possa inspirare, e Pisa, la quale in tempo delle miserie pubbliche che angustiavano il suo territorio, eresse a FERDINANDO I una Statua come monumento della sua gratitudine ai benefizi onde quel buon Principe l'avea ricolma, scorgeva in essa un rimprovero, quasi dimenticati avesse i molti, che, se non più grandi, non certamente meno importanti avea conseguiti da Pietro Leopoldo I; né potea riflettere senza rammarico che tutto nelle sue campagne attestasse le liberalità  del Principe, e nulla o in campagna o in città  rammentasse la propria riconoscenza.
Questo sentimento di tutti i cuori pisani bei fatto in essi nascere il desiderio di erigere una statua al Gran-Duca Pietro Leopoldo I, e quel desiderio è cresciuto successivamente a progetto, dopoché gli abbellimenti fatti per opera di zelanti e benemeriti cittadini nella Piazza di Santa Caterina della loro Città, parvero spontaneamente indicare il luogo nel quale dovea essere la Statua inaugurata a quel grande.
Il progetto di una Statua al Gran-Duca Pietro Leopoldo L non può non essere un progetto toscano, qualunque sia il luogo ov'ella si eriga , e i sottoscritti incaricati di vegliarne la esecuzione, lo annunziano come una impresa alla quale tutti i cuori toscani vorranno applaudire.
La Statua sarà  costrutta in marmo : di grandezza oltre il naturale : non equestre : atteggiata e decorata come a pacifico Legislatore si conviene : collocata sopra a gran piedistallo , su i quattro lati del quale saranno in basso-rilievo storiati i fatti reputati i più caratteristici del regno e dell'Amministrazione di quel Gran Principe, colla corta leggenda AL GRAN-DUCA PIETRO LEOPOLDO I QUARANTA ANNI DOPO LA SUA MORTE.
Sarà  fatto della Statua un disegno in litografia, il quale servirà  di frontispizio a un opuscolo a stampa , in cui verranno spiegati i bassi-rilievi, e sarà data una descrizione esatta di tutti gli accessorj del monumento , non meno che il novero dei nomi di tutti quelli, che alla spesa contribuirono. L'opuscolo sarà  a tutti i contribuenti distribuito gratis.
Le firme originali di ciascun contribuente in pie delle copie autenticate del presente Manifesto saranno obbligatorie fin dal momento della loro apposizione ; ma non verrà  il giorno del pagamento delle somme che esprimono, finché il loro coacervato non pareggi la spesa a norma de' contratti da convenir cogli artefici.
Le somme del respettivo contributo saranno pagabili in due rate eguali, l'una entro l'anno 1830, l'altra nel successivo 1831. L'avviso del pagamento e del luogo ove deve essere effettuato sarà trasmesso con firma originale del Segretario della Deputazione incaricata di presiedere a quest'opera.
Pisa, 7 Settembre 1829.

I Deputati
Conte Cav. Giovan Francesco Mastiani Brunacci.
Cav. Professor Giovanni Carmignani.
Avv. Angiolo Minetti.
A. Rosselmini Gualandi Segretario.

Luigi Pampaloni, Monumento a Pietro Leopoldo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi

L'incarico di realizzare il simulacro fu inizialmente conferito allo scultore Lorenzo Bartolini, che tuttavia fu costretto a rinunciare per i numerosi cambiamenti che la commissione aveva proposto per i suoi due bozzetti (2). La deputazione assegnò, quindi, il lavoro a Luigi Pampaloni:

"... udito il grido di celebrità nato in Firenze sulle due statue recentemente scolpite dal sig. Luigi Pampaloni (Filippo Brunelleschi e Arnolfo di Cambio, collocate il 21 giugno del 1830, n.d.r.), in seguito delle istanze dal medesimo avanzate a vari componenti della commissione per essere prescelto all'esecuzione della statua da innalzarsi alla gloriosa memoria del Gran Duca Pietro Leopoldo I, Essi adunati deliberarono all'unanimità di nominarsi ed elleggersi il detto sig. Pampaloni in scultore per la statua della quale si tratta..." (3).

Il contratto fu firmato il 30 giugno 1830 e Luigi Pampaloni preparò un bozzetto in gesso, che nel luglio successivo sottopose al giudizio di numerosi docenti dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, che ne stabilirono l'approvazione. Il 10 agosto 1830, la deputazione adunata approvò all'unanimità il modello e incaricò Alessandro Gherardesca di far fare un disegno da sottoporre al regio censore (4). L'opera fu portata a termine da Luigi Pampaloni, come stabilito dal contratto, dietro il pagamento di 3500 scudi toscani (5).

Luigi Pampaloni, Monumento a Pietro Leopoldo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi

Quella di Pietro Leopoldo è una statua “togata” (cioè “vestita” con la toga), e riprende tale configurazione dalla statuaria antica romana. La caratteristica principale della figura, è la sua dignità, la sua intelligenza, predisposta per l’interesse collettivo, nell’ideale allusione ai fasti degli antichi e alle conquiste degli antichi, sia in campo artistico che in quello intellettuale. Il Granduca ha una spalla e parte del torace scoperti, come nella scultura aretina realizzata da Stefano Ricci nel 1822, e raffigurante Ferdinando III. Tuttavia il significato di ideale intellettuale quale far tendere il sovrano illuminato, è ben rimarcato dal bastone del comando che, attraverso la mano destra, è appoggiato sui volumi contenenti le leggi. Aspetto questo, ulteriormente sottolineato dai bassorilievi incastonati nel basamento (disegnato da Alessandro Gherardesca), realizzati da Emilio Santarelli e da Temistocle Guerrazzi e allusivi all'attenzione per l'agricoltura, al commercio e per le arti (6).

Emilio Santarelli, Istituzioni agricole, bassorilievo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi


Temistocle Guerrazzi, Protezione delle arti, bassorilievo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi


Temistocle Guerrazzi, Saggi provvedimenti sul libero commercio, bassorilievo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi

Luigi Pampaloni, Monumento a Pietro Leopoldo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi

Luigi Pampaloni, Monumento a Pietro Leopoldo
Pisa, Piazza Martiri della Libertà, 1833
Foto di Francesco Fiumalbi



RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICI:
(1) http://www.sbappsae-pi.beniculturali.it/index.php?it/271/la-creazione-di-piazza-santa-caterina
(2) Archivio di Stato di Pisa, Comune di Pisa, F., f. n. 92, f. 578, Adunanza del 29 aprile 1830; cfr. E. Marconi, La statua di Leopoldo II in San Miniato ed altri monumenti di Luigi Pampaloni, in Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, n. 75, 2008, p. 133, n. 19.
(3) Archivio di Stato di Pisa, Comune di Pisa, F., f. n. 92, f. 578, Adunanza del 24 maggio 1830; cfr. E. Marconi, La statua di Leopoldo II... cit., p. 133, n. 20.
(4) Archivio di Stato di Pisa, Comune di Pisa, F., f. n. 92, f. 578, Adunanza del 10 agosto 1830; cfr. E. Marconi, La statua di Leopoldo II... cit., p. 133, n. 21.
(5) Archivio di Stato di Pisa, Comune di Pisa, F., f. n. 92, f. 578, Prospetto storico ed economico 1834, p. 5; cfr. E. Marconi, La statua di Leopoldo II... cit., p. 133, n. 20.
(6) E. Marconi, La statua di Leopoldo II... cit., pp. 134-135; S. Renzoni, La scultura, in L'immagine immutata. Le arti a Pisa nell'Ottocento (a cura di R. P. Ciardi), Pacini Editore, Pisa, 1998, p. 87; A. Gherardesca, Monumento a Pietro Leopoldo I Granduca di Toscana eretto in Pisa. Pubblicato per cura di Alessandro Gherardesca, Pisa, 1833.
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