venerdì 28 settembre 2012

LA FONDAZIONE DELLA "NUNZIATINA"

4 commenti:
di Francesco Fiumalbi

La chiesa della SS. Annunziata, comunemente chiamata "Nunziatina" è una delle chiese sanminiatesi più suggestive. La pianta a croce greca iscritta in un ottagono, gli affreschi di Domenico Bamberini, l'affresco quattrocentesco dell'Annunciazione, la bellissima statua di Sant'Antonio Abate, sono tutti elementi caratteristici di questo piccolo, ma affascinante edificio di culto.
Presso l'Archivio Storico del Comune di San Miniato, a seguito della soppressione settecentesca delle compagnie religiose, sono confluite le carte che una volta appartenevano alla Compagnia della SS. Annunziata, l'istituzione laicale a cui si deve la fondazione del primo nucleo della chiesa. Fra queste, si trovano quelle relative alla fondazione della chiesa della Nunziatina (1).
Si tratta di un manoscritto, redatto da Piero di Lorenzo Gucci, scrivano della Compagnia, il 27 aprile 1542. E' estremamente interessante, in quanto ci fornisce una serie di informazioni relative alla costruzione della chiesa, ricopiando una memoria registrata nel 1383 da Giovanni di Piero Gucci, probabilmente un avo di Piero di Lorenzo.

Chiesa della SS. Annunciata, detta "Nunziatina"
Foto di Francesco Fiumalbi

Dal documento si evince che nel 1383 (ad appena 13 anni dalla caduta di San Miniato nelle mani di Firenze) la Compagnia della SS. Annunziata decise di "staccarsi" dalla chiesa dei SS. Jacopo e Lucia (detta di San Domenico), che era stata la sede dell'associazione religiosa fin dalla sua istituzione, ipotizzabile alla fine del '200 (2). Il luogo prescelto ad accogliere il nuovo edificio fu individuato lungo la strada che conduceva verso le "Colline", appena fuori dalla Porta di Ser Ridolfo. Alla chiesa vera e propria fu deciso di affiancare uno spedale per il sovvenimento delli poveri.
Poiché tale operazione richiedeva l'ottenimento del consenso da parte del Vescovo di Lucca, che all'epoca era Antonio da Riparia (eletto il 29 ottobre 1380 e morto il 16 agosto 1383), la Compagnia elesse come procuratore Giovanni di Jacopo che, coadiuvato dal notaio Bindo del fu Pietro Manni di San Miniato, presentò la richiesta. L'episcopo dette il suo benestare e stabilì l'onere di corrispondere annualmente una libbra di cera in occasione della festività di San Martino, specificando che, in caso di guerra o di impossibilità a raggiungere Lucca, l'obolo sarebbe stato consegnato al rettore della Pieve di Santa Maria di San Miniato (oggi Cattedrale).
L'oratorio, con annesso ospedale, sorse nel luogo indicato, all'interno del territorio parrocchiale della chiesa di Santa Maria a Fibbiastri, suffraganea dell'ormai decadente Pieve di San Saturnino in Fabbrica, la cui giurisdizione si estendeva fino alla Porta di Ser Ridolfo. Infatti la cerimonia di posa della prima pietra vide la partecipazione del rettore della chiesa di San Michele Arcangelo di Cigoli, che aveva assunto le funzioni proprie del pievano, essendo la pieve di Fabbrica formalmente ancora attiva, ma di fatto decaduta.
La chiesa e l'ospedale rimasero sotto il controllo della Compagnia della SS. Annunziata fino al 1522, quando fu stabilito che il complesso passasse agli Agostiniani di Lecceto. Da quel momento in poi, alla confraternita rimase solo l'oratorio, mentre i frati edificarono l'attuale chiesa (poi ristrutturata nel '600 e nel '700) e trasformarono l'ospedale in convento. La nuova sede della Compagnia fu costruita nella seconda metà del '600: la Chiesa della Crocetta.
Come si vede dalla foto qua sotto, a ricordo della donazione fu collocata sulla facciata della chiesa un'epigrafe di cui proponiamo la trascrizione e la traduzione:

DEO OPT[IMO] MAX[IMO] ATQ[VE] ILIC[ITANAE] AVG[USTINIANORVM] CONG[REGATIONI] FR[ATR]ES VIRG[INIS] AN[N]VN[TIATAE] AERE PROPRIO CO[N]STRVCTV[M] TE[M]PLV[M] ET MONAST[ERIVM] MVNIFICE AC PIE DONA[VERVUNT] 1522
(Trascrizione a cura di Rossano Nistri)

A Dio, Ottimo Massimo. Nell'anno 1522 gli appartenenti alla Confraternita della Vergine Annunziata, di quella stessa Congregazione dei padri Agostiniani, fecero dono della della chiesa e del monastero costruiti a loro spese con impegno devoto e generoso.
(Traduzione a cura di Don Luciano Marrucci)

Epigrafe sulla facciata della chiesa
Foto di Francesco Fiumalbi

Ed ecco, infine il documento trascritto. Alcune parole sono praticamente illeggibili, in generale sono state riportate le lettere così come sono state scritte, quindi senza correzioni o aggiustamenti. Alcune abbreviazioni sono state indicate, anche se il significato del testo è comunque comprensibile. Se, leggendo, troverete nuovi particolari o errori di interpretazione, non avete che da segnalarceli, in modo da aggiornare il post.

Copia di una memoria quando la compagnia della nunziata era in sancto jacopo et  trasferissi alla porta di ms (da leggere “messer”, n.d.r.) Ridolfo – cioè –
L’anno 1383 la compagnia della nunziata essendo in sancto jacopo stata già anticamente spirata dalo onnopontente idio volse tornari fuor della porta di ms Ridolfo et qui far uno spidale et compagnia ad honore di dio et di tutta la corte celestiale et a utile et sovvenimento delli poveri ma fu necessario innanzi haverne licentia dal reverendo vescovo di Luccha et po (da leggere “poscia”, poi, n.d.r) ragunata la sopraddetta compagnia instituì Giovanni di Jacopo maniscalco sindico et procurator in questa faccenda et po levassi una supplica dal reverendo vescovo di Lucca et po fatta la supplica p il diligente huomo Giovanni sopra detto si attenne cose sotto scritto:

Antonius dei et aplce sedis gra(tia) luc(encis) epsi dilechi nostro epo  (da leggere “episcopo”, n.d.r.)… nomine et fratris societatis sancte marie nunziate de S Miniate santem in domino sempiterna (sempre, eterna, n.d.r.) ura (?) nobis nup fuit porretta petitio p joanne jacobi maliscalco (e)orum sind(ico) et procur(atore) nuius tenor segt in hac forma:
Cora nob reverendo in cristo padre e D(omi)no D(omi)no Antonio dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis) ep(iscop)o reverendo et  iosut(?) foaes ohm jacobi maniscalcus de S Miniate dindicus et procurator societatis seu fraternitatis sacte ma (da leggere Maria, n.d.r.) annuntiate S Jacobi de Sancto Miniate or dita et alia splr costituto ut des sindicatu et man(iscalcus) apparet pub mato(?) manu. S(er) Bindo quo(s)dam Petri Manni de S Miniate not(a)i(o) pub(lico) vice et nore sce societatis os in zelis fidei et fervor charitatis disponente deo into cir currate. Et corde deiderant fauoi parupum yhu xpi (da leggere Gesù Cristo, n.d.r.) sub vocabulo S marie Annuntiate, fundare et costruer ppe terra sa(ncto) miniatis uz et porta domini Rodulfi in parrocchia ecclesie S. Marie de fibiastri quodda oratoriu sive cappella in qua altare et tintinnabula sive campanella in nel et techi. (H)Ac quodda hospitale ipi cappelle contigui et comunichi eriger et appsorni retiner ingbus(?) quidem ad reverentia onnipotentis dei et die(?) close(?) virginis marie totuesqu insco celestis i missa et alia omino officia celebrari possint: (H)Ac aggregari recolligi pariter et reapi paups yhu xpi (da leggere Gesù Cristo, n.d.r.) ppuis futuris temporibus: ft(?) op(?) dictus joannes sind(icus) et procuro pds(?), cognoscens utiusmodi fundatione et costrutionem fieri no posse, sine cura espressa licenti aut decreto at obsuata forma sur(?) audens  joa(nn)es sindicus et procuro predictis d(omi)no noe(?) humiliter quatemus potest eidem reverende patentasi supplicat qt(?) eide orato noe(?) splem(?) gratia facientes orgnemini et nelitis(?) erde joan(n)i dicto nore(?) elargiri et conceder dicta cappella et hospitale costruer et edificari facer forma mors(?) de quib auti e(?): que quisdem caooella sive oratoriu ad ipsu hospitale accessorie nessiat et q(?) qiudem cappella et hospitale sulari gauder possit et debeat qbusaunq(?) imunitatis privilegius et libertati§ qbus gaudem alie cappella et hospitalia orgnantes et nunc committer nestris miris: d(omi)no preposito sancti miniati et S(ancto) m(ichelis) de Ceuli ut ipsoru alteri q nelint et debeant in fundazione predicto ad lande dei poner primi lapide: In quib omnia et smgtis(?) sopradectis dictus Joannes sindicus et procuro predictis d(omi)no noe tamq fundactionis autor et costructor resuat et dedio noe(?) re§uatu ee(?) intendit et nult jus patronati sta mi d(icta) cappella q ni hospitali et qualibet ipsoru: cuius urum desiderino tanq pui ompletantes et dududerantes ta dinisi cultus q hospitalites auaori  tenore presentiu uob nista cintinentia et tenore die(?) uesre petitiois et regsiti mis indulgemus et plena in domino concedimus faundate posse in loco et parrochia pnotaris oratoriu seu cappella et hospitale ad xpi paupum usum costruer et edificandi quatitatib mais et formis in emsde(?) petitione et pressatis saluo semp iure parrochiatis ecclesie reservando no set nunc pro ut sunc et uris(?) successoribus et defensioms dicto hyospitalis et cappelle: Nos niro(?) nrusq(?) successori§ e opis capatui Lucano pro censu et noie census dabini(?) in festo S(ancti) martini libra una cere propesoris temporit decetero et p soluti ad op solutione dicta cappella et hospitale teneri decernimus: Si uo(?) pp hospitatis in cursu nel guerraru dusteninabun seu alia insta impedimenta dca(?) solutio luce fieri et posint tunc et eo casu depositio et consignatio dicte solutionis cere fieri possit et liute rev(eren)do preposito plebis de S(ancto) miniate q ptor fieri set predicto irro(?) episcopatus reapoeni(?): In quor(?) oiu testimoni:
Antonius dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis) eps (da leggere “episcopo”, n.d.r.) universis xpi fidelibus i presente stras in spettaturis, salutatem, et semputerà in d(omi)no charitatem Sanctoru honoranda sunt opera et uberibus candri(?) preconijs attollenda, que grosis opibus et miramdovi insignis, maiestas omnia conditoris honoras. Ut nos illoru adiusi preci§, suffia gijs circumfulti, apud regis eterni clementia, post mire presentis ex cursu stortis stabilem no habenta, dehitorni(?) faulius attenta venia, supre beatitudini gaudio ppnis duratura tempori§ consequamun: Cù itaq dilecti filij societatis glose virginis marie annuntiate de S(ancto) miniate quodda intendant hospitate cu(m) oratorio sialbonis proprijs fundari sub vocabulo S(ancte) Marie Annunciate situ in parochia de Fibbiastri prope s(anc)tum miniate tui diocesi ad usu pauperum yhu xpi (Gesù Cristo, n.d.r.) quod pro ipsoriu parte nob oxtitu expo situ ut narrari et allud facendi eisdem concessimus mandari, capiente ut hospitale ipsu et oratorio congruis honoribus frequentatur, omnibus ve(ni)re(?) penitensibus et confessis qui hospitale ipsu et oratorui venerabiliter insitaverint in festo gloriose virginis m(arie) annuntiate de mense marti jet in vigilia ipsius quadrigenta dies eis vero qui hospitale ia(?) dicti et oratorium siglis primis dominus cuiuslibet mensis XL dies et arlijs qui§cumq(ue) diebus XL dies annis singlis de omnipotentis dei misericordia et beatoru(m) et apostoloru(m) petri et pauli antea cofisi de miuntis penitentis misericorditer relaxamus in quorum.


Chiesa della SS. Annunziata, Portale di Ingresso
Foto di Francesco Fiumalbi


Antonius dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis) ep(i)s(copus) dilectis in xpo hor§ et fratri§ societatis s(ancte) m(arie) annuntiata de s(an)c(t)o miniate salut(at)e in d(omi)no sempiterni: iura nobis nuper extit p. joannis jacobi nostri sindicu et procuro po recta pontio, uius tenor seguit in hac forma in. Iora nobis reverendo in xpo patre et d(omi)no d(omi)no Antonio dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis)  ep(iscop)o reveren(di)s et pomi joannes olim jacobi maniscalcus de s. miniate sind(icus) et procuro societatis s(ancte) marie annunziate et sancti jacobi de s(an)c(t)o miniato od ita et alia splr(?) constitutus ut de S sindicatu et manto apparet pub instro stato et rogato mano s(er) bindo quonda s(er) Petri manni de S(ancto) miniate notaio publ. Ex ab olim divino disponete sinorati et boni viri terre sacti miniatis nuo matro uno (?) cenuentes(?) et pui desideriu anplexontes(?) q(ue) dà in sancto miniate in ecclesia sancti jacobi de fuorisporta societate ordinaverunt et aveauerunt q(ue) usq(e) ad hoc tempora disciplius dei laudi§ orationibus et actibus multicipliter pijs instrument et insictent(?) et cuntaro(?) honori u argitore(?) promerente(?) crenit(?) veru(nt)(?) sepodia solo suadente dinfensiones intedu et iurgia q(ue) eos arlogna(?) st exorta: Illui intedu indiscrete q(ue) eos alligando g societate ipia anbernatoru ordinaria parabola sine anteno exitit gubernato sine uallata quamodre dictus joannes d(i)c(t)o sindicatu et procuro nore sanpulu(?) quodunq(ue) desiderans toller et ut in eusdem loco et societate part ppuo sine qua pacis autor bn(?) coli(?) no potest est veritas q(ue) dens est ropiatur(?) et sit et contra ipsa societate tati et dicit promulgata indebite deceteri taliantur nec obia possint fidem reverende parontatu iure supplicat gt(?) societate conde ut collegra suc tempori§ retro hachis nra(?) ordinamenta aute digremini consimare(?): Qua qdem petitione eiusq(ue) tenore paisso(?) et discusso dihgento tenor presentiu quecumq(ue) iuste et ortemus(?) nos sine stabitiendo sine ordinando gesta surt(?) et de cetero fient in d(omi)no confirmamus eag(?) grata et rato habentes. Nec no uos(?) in allum fiuti(?) si inste petitis approbamus omologamus et confirmamus in domino xsu xpo oi ina sure forma ed modu tafat gibus melius possumus et nalemus in quoro(?).

FINIS

Le soprascritte suppliche copiai io piero di m° lorenzo gucci scrivano della compagnia di un certo protocollo della curia episcopale rogato s(er) Giovanni di s(er) Piero Gucci nel 1383. Copiato io li anno 1542 a dì 27 du aprile in domenica a’hore presso sette di notte et pero lectore studioso ti p(re)go tu preghi dio p(er) me et minate(?) in concordia.
Fassi ricordo anchora come detto luogo et cappella p(er) detta compagnia fu dato a’frati di sancto agostino di leccieto l’anno 1522 come appare nell’epitaffio di marmo murato di fuori della faccia di detta chiesa et così tutti e beni che detti frati posseggano riverdossi(?) detta compagnia quelli beni che appariscono (alcune parole illeggibili) et corte.

NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Archivio Storico Comune di San Miniato, Preunitario, 443, Compagnia dell'Annunziata, cc. 195-197.
(2) Don Livio Tognetti colloca la fondazione dopo il 1348, ma non ci sono documenti in proposito. Nel 1383 la fondazione della compagnia viene indicata come un fatto "antico". Cfr. Tognetti Livio, Il convento dei SS. Jacopo e Lucia di San Miniato nel racconto del primo libro della Cronaca, in Centi, Morelli, Tognetti, SS. Jacopo e Lucia: una chiesa, un convento. Contributi per la storia della presenza dei Domenicani in San Miniato, Accademia degli Euteleti, Palagini, San Miniato, 1995, pag. 140.

domenica 23 settembre 2012

CALCI - PIEVE DEI SS. GIOVANNI ED ERMOLAO

3 commenti:
di Francesco Fiumalbi


La Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao fu fondata, probabilmente, nell'ultimo decennio dell'XI secolo, al tempo dell'Arcivescovo Daiberto (in carica dal 1092 al 1098), su di un terreno di proprietà dell'episcopio pisano. L'edificio fu completato entro il 1110, quando al suo interno furono collocate le reliquie di Sant'Ermolao, provenienti da Costantinopoli, dall'Arcivescovo Pietro. La chiesa, originariamente era dedicata a Santa Maria e Sant'Ermolao, con quest'ultimo titolo che poi prevalse durante il '400. Nel XII secolo, la fabbrica fu ampliata verso settentrione, per formare lo spazio necessario ad ospitare il fonte battesimale poi rimasto incompiuto. Su progetto dell'architetto Cosimo Pugliani, venne completato il transetto e allargato l'abside. Furono costruiti gli altari laterali e probabilmente vennero modificate alcune delle finestre originarie, i cui archivolti, finemente decorati a bassorilievi con motivi geometrici, fitomorfi e zoomorfi, furono inglobati nelle murature tergali dell'abside e del transetto.
La facciata, splendido esempio del romanico pisano, è caratterizzata da un paramento lapideo in pietra verrucana e scisti violacei, unitamente a porzioni in marmo bianco, disposti a formare un doppio ordine di arcate cieche, impreziosite da losanghe quadrangolari bicrome. Nel registro inferiore si trovano le tre porte d'accesso, corrispondenti alle tre navate interne; il portale principale, è caratterizzato da un possente architrave quale trabeazione, a sua volta sormontato da un grande arco, costituito da conci di tonalità chiara e scura. Nel secondo livello si apriva una bifora, oggi tamponata, la cui struttura è rimasta esternamente integra. Infine il timpano, con quattro colonne a sostenere idealmente la copertura, e disposte ad inquadrare un'apertura circolare anch'essa tamponata.
L'interno è suddiviso in tre navate, scandite da dieci colonne monolitiche in granito, di origine tardoantica, sormontate da capitelli ionici e corinzi, anch'essi di recupero. Sul fianco della navata sinistra è collocato il bellissimo fonte battesimale, risalente all'XI-XII secolo, in marmo bianco, rimasto incompiuto. Presenta il fronte decorato ad altorilievo, con le figure di Cristo e il Fiume Giordano umanizzato che versa l'acqua ai suoi piedi, e i quattro evangelisti, riconoscibili dagli animali che li simboleggiato, che sono inquadrate in altrettante arcate sostenute da colonne di vario genere. Fra gli archi, nello spazio di risulta superiore, sono collocate le figure di sei angeli.
Negli altari laterali sono collocati due dipinti di Aurelio Lomi, un dipinto di Cecco di Pietro, un'opera di Jacopo di Michele detto "Gera", e una tavola quattrocentesca attribuita a Benozzo Gozzoli. Completamente perduta la decorazione pittorica originaria.
Riguardo al campanile, per la sua struttura possente, gli è stata erroneamente attribuita una funzione militare che, però, appare del tutto inverosimile per la qualità del paramento nella parte basamentaria. La porzione superiore è in laterizio, caratterizzata da ampie aperture parzialmente tamponate, e realizzata in un momento successivo. Sul fronte tergale del campanile, dove è collocato anche un orologio meccanico, è inglobata nella muratura una testa in marmo, probabilmente di origine romana, raffigurante Giove Ammone,


BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
AA.VV., La pieve dei Santi Giovanni ed Ermolao di Calci, Edizioni ETS, Pisa, 2011.
Cristiani Testi Maria Laura, Corpus della scultura altomedievale. La Diocesi di Pisa, Fondazione Centro Italiano di Studi sull'Alto Medioevo, Spoleto, 2011, pp. 143-156.

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao
Foto di Francesco Fiumalbi

 Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao
Particolare della facciata
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao
Particolare della facciata
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao, abside
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao, torre campanaria
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao, torre campanaria
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao, torre campanaria
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao
Archivolto con intrecci viminei, fiori e toro dalla testa umana
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao
Archivolto con intrecci viminei multipli e geometrici
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao
Archivolto con drago, leone e motivi floreali
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao
Archivolto, particolare del drago
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao
Archivolto con motivi floreali e intrecci viminei
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao
Pietre con triplici cinte o "filetti" e Alquerque
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao
Antica iscrizione medievale
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao
Concio con intreccio vimineo
Foto di Francesco Fiumalbi

Calci, Pieve dei SS. Giovanni ed Ermolao
Testa romana raffigurante Giove Ammone (?)
Foto di Francesco Fiumalbi

giovedì 20 settembre 2012

IL SOGNO DEI DOMENICANI E DEI SANMINIATESI

3 commenti:
di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

Nel 1329 i frati dell'Ordine dei Predicatori di San Domenico fecero il loro ingresso a San Miniato, prendendo possesso della chiesa parrocchiale dedicata ai SS. Jacopo e Lucia. Nel giro di circa 70 anni, l'edificio fu letteralmente ricostruito, assumendo la dimensione odierna, e decorato con pitture e opere d'arte sacra. Durante i secoli successivi i Domenicani concentrarono le risorse sull'ampliamento della fabbrica conventuale, realizzando il chiostro e gli altri ambienti annessi. Fra '600 e '700 ulteriori lavori riguardarono la chiesa, con i nuovi altari e la sopraelevazione della copertura, che permise al Bamberini di dipingere lo straordinario ciclo di affreschi sulla vita di San Domenico. In tutti questi secoli la facciata rimase incompiuta, così come la vediamo oggi. Non mancarono modifiche: per alloggiare un'edicola e ampliare la finestra, furono tagliate alcune di quelle mensole in laterizio pensate come sostegno di un paramento in pietra. L'unico elemento originale è il portale in pietra arenaria, mentre la lunetta è stata realizzata negli anni '60 del secolo scorso da Antonio Luigi Gajoni.

Chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, detta di San Domenico
San Miniato, Piazza del Popolo

Il recente incontro incentrato su Piazza del Popolo (nell'ambito del Workshop organizzato dall'Ass. Architettura e Territorio "Lanfranco Benvenuti", col patrocinio del Comune di San Miniato), ha promosso nella cittadinanza sanminiatese un ampio dibattito sulla piazza e non solo. Fra i vari aspetti trattati, è emersa anche la necessità di valorizzare la facciata della chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, detta di San Domenico, che ha risvegliato in noi una domanda che ci eravamo posti da tempo: come sarebbe potuta essere la facciata della chiesa se fosse stata finita?

Un po' per gioco, e un po' per curiosità, abbiamo cominciato ad analizzare la facciata da un punto di vista geometrico-compositivo. Il gioco è andato avanti, e alla fine ne è nato un progetto. Sogno, fantasia?
Siamo perfettamente consapevoli che un intervento del genere, nel 2012, sia assolutamente improponibile, per svariati motivi che non stiamo qui ad elencare. E' una provocazione, un gioco, un esercizio di composizione. Ma è anche un sogno, quello di immaginare la facciata cercando di mettersi nei panni di un architetto del '400, e di interpretare il desiderio dei Domenicani e dei Sanminiatesi. Non è mai stato trovato negli archivi un disegno, uno schema, un qualcosa che rimandi ad un progetto per questa facciata. Quello che trovate di seguito, quindi, è il risultato di un mix di fantasia e di imitazione di svariati modelli, come il Battistero di San Giovanni, le chiese di San Miniato al Monte e di Santa Maria Novella a Firenze, la Collegiata di Sant'Andrea di Empoli, e altre. D'altra parte, come testimoniano le opere d'arte sacra presenti all'interno della chiesa e nei locali annessi, il centro culturale di riferimento per i domenicani sanminiatesi è sempre stato Firenze, dove a partire dal 1219 era stata fondata una comunità di Frati Predicatori presso la chiesetta di Santa Maria delle Vigne, poi Santa Maria Novella. Da qui la scelta delle linee, e dei materiali: il verde di Prato e il bianco di Carrara, affiancati dalla pietra arenaria con cui è stato realizzato il portale. Il disegno che vedrete non è simmetrico, infatti contempla due possibili soluzioni compositive.

Ci piacerebbe far sognare i sanminiatesi, anche solo per un attimo. In fondo sognare non costa niente...

Schemi compositivi per la facciata della chiesa
dei SS. Jacopo e Lucia detta di San Domenico
Disegno di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

Ipotesi di ricostruzione per la facciata della chiesa
dei SS. Jacopo e Lucia detta di San Domenico
Disegno di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

sabato 15 settembre 2012

NOTE PER PIAZZA DEL POPOLO... CON AFFETTO

9 commenti:
di Francesco Fiumalbi


L'Amministrazione Comunale, proseguendo il percorso iniziato con la costruzione del parcheggio della Valle di Cencione, che ha portato alla "liberazione" dalle autovetture di Piazza del Duomo e di Piazza della Repubblica (Piazza del Seminario), intende "riqualificare", non solo esteticamente, Piazza del Popolo. Consapevole del fatto che la piazza rappresenta uno dei principali nodi di interconnessione sanminiatese, oltre a costituire anche l'unico parcheggio di un certo rilievo all'interno del centro abitato, l'A.C. ha promosso un percorso in cui la cittadinanza possa esprimere idee, pareri, desideri, necessità.

L'invito è stato prontamente accolto dall'Associazione Architettura e Territorio "Lanfranco Benvenuti", coadiuvata dall'Ass. "Moti Carbonari - Ritrovare la Strada". Anche Smartarc ha cercato di dare il proprio contributo mettendo a disposizione la piattaforma di contatti sui vari social networks affinché i cittadini di San Miniato possano essere informati di quanto avviene e partecipare.

Venerdì 14 settembre 2012 si è svolto il primo incontro: Piazza del Popolo è stata dichiarata off-limits alle autovetture e, al posto dei veicoli in sosta, sono stati allestiti un paio di tavoli, circondati da un buon numero di sedie, su cui sono stati raccolti documenti storici, cartografie, ma anche fogli bianchi e strumenti per il disegno. Si è formata una assemblea, liquida, variegata, costituita da professionisti, tecnici comunali, membri della Giunta e del Consiglio Comunale, e, soprattutto, da molti cittadini sanminiatesi. Un semplicissimo motivo di incontro, quello di parlare di San Miniato e della sua piazza, in uno spazio non convenzionale: a detta di molti l'atmosfera è stata quasi "surreale", nessuno si ricordava di aver mai visto Piazza del Popolo completamente "vuota" (in occasione della Mostra del Tartufo, pur non essendo possibile parcheggiare, lo spazio è comunque occupato dagli stands).

Non è certamente qui, su questo blog, lo spazio migliore per riportare le impressioni, gli umori, le idee, che sono emerse. Tuttavia vale la pena sottolineare alcuni aspetti significativi che sono risultati, e mi scuserete se ho tralasciato qualcosa (è possibile proporre qualsiasi precisazione, basta commentare in fondo alla pagina).

Dopo i saluti d'apertura dell'Arch. Sandro Saccuti, Presidente dell'Ass. Architettura e Territorio "Lanfranco Benvenuti", dell'Assessore ai LL.PP. Arch. Maria Teresa Piampiani e dell'Ing. Annunziati, Dirigente dell'Uff. LL.PP. del Comune di San Miniato, si è avviata la discussione.  
L'Arch. Luigi Latini ha ricordato che la piazza non è solo uno spazio in mezzo alle case, è un luogo. D'altra parte il luogo è legato ad uno spazio, ma lo spazio non è necessariamente legato ad un luogo. La differenza sta qui: il luogo è un qualcosa di complesso, che non ha il solo parametro spaziale, ma si compone anche di fattori non materiali, come le opportunità, o i limiti. Piazza del Popolo è un luogo nato per assolvere all'esigenza di spazio pubblico d'incontro, spazio di mercato e non solo. Questo aspetto, che adesso è negato, deve poter essere recuperato per la vita delle persone che abitano o frequentano San Miniato, come hanno sottolineato l'Arch. Adriano Marsili e l'artista Luca Macchi. Questo luogo non è un'isola deserta, è inserito in un sistema urbano ancora più complesso, che necessita di essere trattato unitariamente nella sua articolazione, come hanno suggerito Andrea Mancini e l'Arch. Emilio Bertini, con particolare attenzione all'organizzazione dei parcheggi. L'Arch. Marco Stacchini ha riconosciuto la necessità di pensare San Miniato inserita in un contesto più ampio, coinvolgendo nel ragionamento l'intero territorio comunale ed in particolare i centri urbani della pianura. L'Arch. Anna Braschi ha sottolineato quest'ultimo aspetto, suggerendo la possibilità di recuperare le interconnessioni fra città e territorio, che sono rappresentate anche dai vicoli carbonari (alcuni di questi vicoli, ormai trasformati, sono la Via Angelica e il vicolo dell'Inferno, con quest'ultimo che potrebbe essere messo in comunicazione con il parcheggio della Valle di Cencione).
Insomma, è stato un momento per riflettere sulla piazza nella piazza, e più in generale anche di San Miniato. E' stato, innanzitutto, un incontro fra persone che hanno veramente a cuore la propria Città e che parlano di questa con spirito costruttivo. Probabilmente la soluzione per la piazza è ancora lontana, o forse è vicinissima ed occorre solo prenderne coscienza, ma non è questo l'obiettivo dichiarato. Questo percorso non vuole definire il progetto nei minimi dettagli (e nemmeno potrebbe in termini amministrativi), ma veicolare l'attenzione su questo luogo, chiamato piazza, che al momento è solo un parcheggio. E anche se molti sanminiatesi non hanno guadagnato il microfono, forse anche per timore di dover parlare in pubblico, hanno comunque ascoltato quanto veniva discusso, hanno commentato, in altre parole hanno riflettuto sulla propria Città. Ovviamente... non finisce qui! Ci saranno altri incontri, di cui vi terremo aggiornati. 
Per ora da Piazza del Popolo è tutto.

P.S. Continuate a seguire la discussione sul Gruppo Facebook "NOTE PER UNA PIAZZA... CON AFFETTO", da cui è tratto anche il titolo di questo post!








venerdì 7 settembre 2012

PIAZZA DEL POPOLO - PERCORSI E SPAZI CIRCOSTANTI

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In questa pagina sono raccolti i video che mostrano vari luoghi e percorsi che si relazionano con Piazza del Popolo e la zona circostante. Sono cinque video molto "rustici", che speriamo possano essere utili per quanti, pur non conoscendo questo  luogo, parteciperanno al prossimo workshop organizzato dall'Ass. Architettura e Territorio "Lanfranco Benvenuti" col patrocinio del Comune di San Miniato.

 
 
 
 
 


PIAZZA DEL POPOLO --> CHIOSTRI DI SAN DOMENICO

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Vicinissimo a Piazza del Popolo c'è l'ex Convento dei Domenicani, requisito dopo l'Unità d'Italia, e trasformato in grande contenitore di pubblici uffici. Il chiostro, aperto sulla strada nella seconda metà dell'800 rappresenta uno spazio interessante, con grandi potenzialità tutte da sviluppare, anche in relazione alla piazza stessa.

PIAZZA DEL POPOLO --> VICOLO FAOGNANA

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Il Vicolo di Faognana, antichissimo, corre parallelo a via Ser Ridolfo, mettendo in comunicazione Piazza del Popolo con via Francesco Guicciardini. Un percorso suggestisvo, che corre sul retro delle abitazioni, e caratterizzato dalle due testate coperte. Come il Vicolo dell'Inferno, anche questo risulta inaccessibile per Google Street View, ma non all'occhio di Smartarc.

PIAZZA DEL POPOLO --> VICOLO DELL'INFERNO

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Un piccolo percorso che si innesta da Piazza del Popolo, seguendo il tracciato di una vecchia carbonaia, per poi reimmettersi in via Cesare Battisti. Una stradella su cui si affacciano alcune abitazioni, le vecchie latrine (in gergo "pisciatoi") e un giardino, forse dimenticato. E' il Vicolo dell'Inferno, inaccessibile per Google Street View, ma non per l'occhio di Smartarc.

NUOVI SCENARI PER I CHIOSTRI DI SAN DOMENICO

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La terza edizione di “CONTEMPORANEI SCENARI – Rassegna di promozione della drammaturgia contemporanea”, organizzata dal Teatrino dei Fondi - Titivillus Mostre Editoria, si svolge, dal 6 al 9 settembre 2012, fra l’Auditorium di San Martino (ex-chiesa della SS. Annunziata) e i “Chiostri” di San Domenico. Un’occasione per vedere lo spazio dei loggiati sfruttato in maniera del tutto nuova e suggerendo interessanti sviluppi per le prossime manifestazioni. Che ne dite?





PIAZZALE DANTE ALIGHIERI --> PIAZZA DEL POPOLO

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Con questo video, si intende mostrare  il tempo di percorrenza e il percorso che, partendo dal parcheggio del Piazzale Dante Alighieri, bisogna seguire per giungere a piedi davanti la chiesa di San Domenico.

martedì 4 settembre 2012

PARCHEGGIO DI CENCIONE --> PIAZZA DEL POPOLO

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Il parcheggio della Valle di Cencione è stato realizzato nell’ottica di una ridistribuzione delle aree di sosta nel centro storico di San Miniato. L'opera ha permesso la “liberazione” dalle auto di Piazza del Seminario e di Piazza del Duomo.
E’ notizia di questi giorni, la presentazione del progetto di ampliamento di tale parcheggio che consentirà di ripensare l’area di Piazza del Popolo. Con questo video, si intende mostrare il tempo di percorrenza per giungere a piedi, partendo dal parcheggio nella valle, davanti la chiesa di San Domenico: 3 minuti e mezzo circa.


domenica 2 settembre 2012

I TABERNACOLI DEL VINO SANMINIATESI

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di Francesco Fiumalbi

In Occidente, fin dall'antichità, il vino è un alimento legato alla sfera sacra, tanto nelle religioni pagane, quanto in quelle monoteiste.
Da qui a farne quasi un oggetto di culto ce ne corre, ma in pratica è quello che è accaduto a Firenze a partire dai secoli XV e XVI. Dei veri e propri "Tabernacoli del Vino" si aprivano sulle strade della Firenze rinascimentale, realizzati alla stessa maniera delle edicole sacre.
In realtà si chiamano "Buchette del Vino", ma la tradizione popolare le ha accostate ai tabernacoli proprio per loro forma, presa in prestito dalle edicole religiose.
Costituivano l'apertura degli "spacci" per la vendita del vino e dell'olio, in diretta comunicazione con la cantina, che generalmente si trovava nei piani bassi o interrati degli edifici. Essendo un commercio molto florido, proprio per ripararsi dal rischio delle rapine, queste buchette consentivano a mala pena il passaggio di un "toscanello", il tipico fiasco toscano la cui produzione era concentrata nell'empolese.

 Cantina Capponi, Firenze, via de'Bardi
Foto di Francesco Fiumalbi

A Firenze se ne contano a decine e decine, alla base dei palazzi nobiliari e non, tutte più o meno caratterizzate dalla tipica forma a edicola in pietra, con archetto superiore, con o senza la punta a goccia, e tutte rigorosamente chiuse da una porticina in miniatura. Nacquero fra il '400 e il '500, dopo che la crisi finanziaria aveva quasi messo in ginocchio Firenze (come non ricordare il fallimento dei Bardi e dei Peruzzi, per la mancata restituzione del debito da parte di Edoardo, Re d'Inghilterra). I banchieri cominciarono, così, a diversificare i propri investimenti, concentrandoli sempre di più sul "bene rifugio" per eccellenza: la terra. Divennero proprietari terrieri, e grandi produttori di vino e di olio, che vendevano direttamente dalle proprie cantine per evitare l'intermediazione da parte di osti e vinai, ricavandone un guadagno maggiore. L'avventore lasciava il fiasco vuoto e ne prendeva uno pieno, che poi avrebbe riportato la volta successiva.
Negli anni, moltissime buchette sono state alterate notevolmente: sono diventate cassette per la posta, eleganti porta-campanelli o, più semplicemente, murate. Tante altre sono andate perdute irrimediabilmente.

Cantina, Firenze, via de'Bardi
Foto di Francesco Fiumalbi

A San Miniato i "tabernacoli" sopravvissuti sono soltanto tre, ma un tempo dovevano essere molti di più. Sono elementi "d'importazione", e decisamente più semplici rispetto ai corrispettivi fiorentini.
Dopo la conquista del 1370, e per tutto il '400, i Fiorentini esportarono nel territorio sanminiatese il loro modello di organizzazione territoriale, basato sulle ville-fattoria a controllo del capillare sistema mezzadrile. Dal Catasto fiorentino del 1427 sappiamo che il territorio sanminiatese era coltivato a vigneto per quasi un quarto della superficie produttiva dichiarata (corrispondente a circa 2400 staiora), e ad oliveto per circa il 40 % (circa 4300 staiora) (1). Considerando che lo staio è la quinta parte dell'ettaro, possiamo trasformare le due superfici in 480 e 860 ettari. Approssimativamente un ettaro di vigneto produce circa 80 quintali di uva, dai quali si ricava il vino con una resa del 70 %, quindi da ogni ettaro di vigneto possiamo ottenere 56 quintali di vino, circa 5500 litri. Analogo ragionamento possiamo farlo per gli oliveti: un ettaro di olivi, disposti a sesto d'impianto, produce circa 50 quintali di olive, dai quali si ricava olio con una resa del 12 % circa, ovvero olio per 6 quintali/ettaro, corrispondente a circa 660 litri. Quindi in totale abbiamo circa 2,5 mln di litri di vino e circa 0,5 mln di litri di olio, prodotti nel territorio sanminiatese nel primo Quattrocento (2).

Scala del Vescovado, San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Il "tabernacolo" più bello, ma anche molto sciupato, è quello situato ai piedi della vecchia Torre dei Pallaleoni; la torre costruita nel 1310 si ergeva al centro dell'odierno Palazzo Vescovile, di fianco al Palazzo "vecchio" del Popolo (3) e scapitozzata nel 1746 (4). Nel 1489, anno in cui il palazzo fu destinato ai canonici dell'allora Collegiata dei SS. Maria e Genesio (poi dal 1622 Cattedrale), secondo il Piombanti venne realizzato lo sdrucciolo che da Piazza del Seminario conduce a Piazza del Duomo passando sotto al palazzo, chiamato Scala del Vescovado, sopra il quale è collocato uno stemma consunto dal tempo, la cui appartenenza ci è ignota (5). La muratura ai margini non è esattamente sagomata, il che fa pensare alla "buchetta" come elemento aggiunto in un momento successivo. Probabilmente fu realizzata dai Canonici posteriormente al 1489, come punto di vendita del vino prodotto nelle cospicue proprietà ecclesiastiche, anche se non è da escludersi una datazione anteriore.
Questa buchetta è caratterizzata da una edicola in pietra serena, molto consunta, con terminazione a punta. Sul lato sinistro si notano ancora gli alloggi per le cerniere metalliche, che dovevano sostenere la porticina in legno. Negli anni è stata tamponata in muratura.

Buchetta del Vino "dei Canonici"
San Miniato, Scale del Vescovado
Foto di Francesco Fiumalbi

La seconda "buchetta" è quella del Palazzo Roffia, edificato nel '500 a partire da una più antica abitazione risalente per lo meno al '300 (6). Si tratta di un'edicola in pietra arenaria, con terminazione arcuata, e con trattamento superficiale liscio. L'antica porticina è stata tamponata con muratura e poi intonacata.
Esternamente l'apertura è collocata molto in basso, in prossimità del piano stradale. Internamente invece si trova ad una quota di circa 60 cm dal pavimento, essendo il solaio dell'edificio più basso rispetto alla strada. Tale differenza di quota è da attribuirsi al progressivo innalzamento della sede carrabile, avvenuta negli ultimi due secoli.

 Palazzo Roffia, particolare
San Miniato, via Augusto Conti
Foto di Francesco Fiumalbi

La buchetta era collegata direttamente con la cantina del palazzo, situata dove oggi c'è il Circolo "La Cisterna". Lo sdrucciolo, che oggi fa da accesso al circolo, consentiva di trasportare i fiaschi del vino fino al piano terreno, dove venivano venduti al pubblico attraverso l'edicola.
I Roffia avevano consistenti possedimenti proprio a Roffia, nella pianura nei pressi dell'odierna San Miniato Basso, nella valle dell'Ensi (nei pressi di Marzana "bassa"), e in quella del Rio Pilerno (Catasto Generale della Toscana, 1834). Quindi dalla campagna, parte della produzione del vino raggiungeva San Miniato, dove veniva venduta ai cittadini direttamente dal palazzo padronale.

Buchetta del Vino "dei Roffia"
San Miniato, Palazzo Roffia, via Augusto Conti
Foto di Francesco Fiumalbi
 
Analogo discorso, vale per il "tabernacolo" di quello che un tempo era il Palazzo Pini, poi Pini-Maioli, Maioli e infine Viviani, situato in Piazza XX settembre, sul lato opposto rispetto all'ospedale. L'edificio presenta una facciata articolata, evidentemente frutto di ampliamenti e rifacimenti. Tuttavia sappiamo che i Pini, a cui probabilmente si deve il nucleo originario dell'abitazione, erano presenti a San Miniato già nel XIII secolo, e nel '400 vengono indicati come nobili (7). La famiglia continua a sopravvivere fino a tutto l'800, e detiene possedimenti dalle parti di Bucciano, Balconevisi, Agliati e a San Miniato sul fronte settentrionale della contrada di Pancole. Erano quindi proprietari terrieri, e vendevano il vino prodotto.

 Palazzo Pini, poi Pini-Maioli, Maioli, Viviani
San Miniato, piazza XX settembre
Foto di Francesco Fiumalbi

 La "buchetta" del vino dei Pini è quella più semplice delle tre. Costituita da una edicola in pietra arenaria, arcuata, e con la terminazione che presenta una punta accennata. Negli anni è stata murata, ed è situata alla sinistra del portone di ingresso, ad una altezza da terra di circa un metro. Al basamento dell'edificio, esattamente in prossimità della buchetta, si aprono tre finestrelle quadrangolari, una sorta di piccole "bocche di lupo", che servivano per aerare ed illuminare i locali seminterrati, verosimilmente adibiti a cantine.

Buchetta del Vino "dei Pini"
Palazzo Pini, poi Pini-Maioli, Maioli, Viviani
San Miniato, piazza XX settembre
Foto di Francesco Fiumalbi

Quelli che abbiamo visto sono i tre "tabernacoli del vino" superstiti. Probabilmente ogni famiglia nobile, aveva una edicola attraverso la quale vendere vino e olio direttamente dalle proprie cantine. Chiunque abbia notizia di altre "buchette", è invitato a segnalarcele!
 
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Salvestrini Francesco, San Miniato al Tedesco. Le risorse economiche di una città minore della Toscana fra XIV e XV secolo, in Rivista di Storia dell'Agricoltura, n. 1, 1992, pp. 111-118.
(2) E' bene precisare che i valori considerati non sono quelli odierni, ma cautelativamente più bassi, e sempre arrotondati per difetto, tenendo conto della minore produttività dell'epoca. Non vanno intesi come dati effettivi e certi, ma solo come indicazione quantitativa. E lo stesso dicasi per le superfici, sicuramente inferiori a quelle effettive: nel computo non è considerato il seminativo alborato vitato, e poi essendo il catasto basato su accertamenti che non prevedevano la misurazione scientifica del terreno, è ragionevole ipotizzare una consistente approssimazione al ribasso. Inoltre il territorio sanminiatese non era quello attuale. Buona parte della Valdegola ricadeva nei comuni di Barbialla, Cigoli, Stibbio e Montebicchieri, ma di San Miniato erano i territori di Marcignana, Ponte a Elsa, Monteprandi e Brusciana, poi riordinati con la riforma comunitativa del 1774. Si veda il Regolamento Generale per le Comunità del Distretto Fiorentini del 29 settembre 1774 e il Regolamento Locale per la Comunità di Samminiato del 14 Novembre 1774. Quindi la superficie del territorio sanminiatese dell'epoca è da considerarsi circa l'60-70 % di quella attuale.
(3) "Pulienses et Malederate de sancto Miniate fecerunt simul consortium, et se invicem ad cartam ligaverunt et obligaverunt de manutenendo guerram et pacem simul etc, sub anno predicto et indictione, die XXVIII novembris. Postea anno MCCCX, de mense agusti , fecerunt fieri turrim de lateribus prope palatium, et vocabatur <<La torre dei Pallaleoni>>", Giovanni di Lemmo da Comugnori (ed. a cura di Vieri Mazzoni), Diario (1299-1319), Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008, c. 18r, p. 22.
(4) Piombanti Giuseppe, Guida della Città di San Miniato al Tedesco con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia di Massimo Ristori, San Miniato, 1894, rist. anast. Matteoli Anna (a cura di), Bollettino dell’Accademia degli Euteleti di San Miniaro al Tedesco, n. 44, 1975, p. 79; cfr. Cristiani Testi Maria Laura, San Miniato al Tedesco. Saggio di storia urbanistica e architettonica, Marchi & Bertolli, Firenze, 1967, pp. 101-102.
(5) Piombanti, Op. Cit., p. 79.
(6) Cristiani Testi, Op. Cit., p. 123.
(7) Boldrini Roberto (a cura di), Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, p. 229.
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