sabato 3 dicembre 2011

15 MINUTI CON… ALEXANDR STAL’NOV

di Francesco Fiumalbi

Questa puntata della rubrica “15 MINUTI CON…” è dedicata ad Alexandr Stal’nov, iconografo russo, che ha realizzato l’apparato pittorico della chiesa dedicata alla Trasfigurazione del Signore di San Miniato Basso. Le icone di Maria, Madre di Dio della Tenerezza e il trittico della Trasfigurazione del Signore sono opere maturate da un artista proveniente da un contesto socio-culturale molto lontano dal nostro. Durante una sua recente visita a San Miniato Basso, abbiamo colto l’occasione per intervistarlo a proposito della sua esperienza, artistica e religiosa insieme.

Sig. Stal’nov, lei che è un iconografo, potrebbe spiegarci quale rapporto intercorre tra arte e icona?
L’arte, in generale, è come una porta molto larga, attraverso la quale può entrare di tutto. L’arte religiosa è un qualcosa di più stretto, e l’icona è una porta ancora più piccola, nella quale il pittore si esprime preservando l’ortodossia. Fare un’icona è mettersi al servizio di Dio, un po’ come il sacerdozio. L’icona non è solo un dipinto, come nella tradizione artistica e religiosa occidentale: è la “Scrittura” che si fa immagine, che si manifesta e l’iconografo è l’intermediario. Per questo, durante la sua realizzazione l’iconografo prega; può aiutarsi ascoltando musica sacra, recitare salmi, oppure restare in silenzio, mettendosi in ascolto. L’icona non è frutto della sola mente, o della sola tecnica, ma anche del cuore, del cuore che sta in ascolto di Dio.

 Alexandr Stal'nov

Per diventare iconografi occorre, quindi, aver maturato una vera e propria vocazione. Qual è stata la sua storia?
Inizialmente pensavo di fare il pittore o il restauratore. Abito in una città, San Pietroburgo, che è moderna, molto occidentale, costruita grazie anche a numerosi architetti italiani. Facendo il mio percorso di studi sulla pittura, ad un certo punto mi recai nella città di Novgorod, a circa quattro ore di viaggio da San Pietroburgo. E’ una città molto antica, fondata oltre mille anni fa, famosa per la sua importantissima scuola di pittura di icone. Su consiglio di una amica, mi recai in un vicino monastero, tuttora esistente. All’epoca non funzionava più come tale, ma il regime sovietico lasciava che gli spazi del monastero fossero utilizzati come ateliers di pittura per icone. Io studiavo, guardavo, mi colpiva la bellezza dell’arte di queste icone. Per me fu una vera e propria scoperta, anche come riscoperta di una tradizione antichissima. L’interesse fu così forte che quando tornai a San Pietroburgo non mi interessava più la pittura “laica”, ma cominciai ad approfondire le icone, che non sono solo opere da guardare, come fatto artistico, magari in un museo, ma sono proprio un collegamento con Dio. Hanno un senso più grande, servono per qualcosa di più. Avevo 22-23 anni, e di lì a poco avrei ricevuto il Battesimo nella Chiesa Ortodossa Russa.

Alcuni anni dopo è iniziata la sua esperienza anche in Italia.
Sono stato chiamato, nel 1991, dal Centro “Russia Cristiana” di Seriate, vicino Bergamo, che ha lo scopo di far conoscere la ricchezza artistica, culturale e liturgica del patrimonio ortodosso russo, nonché di favorire il dialogo ecumenico fra Cattolici e Ortodossi Russi. Nel frattempo insegnavo Iconografia alla Scuola Teologica di San Pietroburgo e una delegazione della scuola venne a trovarmi al mio laboratorio. Nello stesso anno ho conosciuto Giancarlo Pellegrini, noto iconografo italiano, col quale ho cominciato a collaborare intensamente dal 1993. Abbiamo realizzato opere a Padova, a Castel Gandolfo, a Mestre.

Per l’icona della Trasfigurazione di San Miniato Basso è stato scelto il modello a mosaico della Cappella Palatina di Palermo. Quali difficoltà ha incontrato nell’esprimere il tema?
La Cappella Palatina di Palermo è un vero tesoro, forse più importante addirittura della Cappella Sistina, anche se molto meno conosciuta. Stilisticamente non ci sono particolari differenze con il linguaggio iconografico orientale. Cambiano la sensibilità, alcuni particolari elementi della tradizione, ma non il messaggio, che è il messaggio di Cristo. Non ci sono state difficoltà: la proto-immagine italiana ha concesso un po’ più di libertà, proponendo, quello che a Palermo è un mosaico, in chiave pittorica. Ho comunque cercato di rimanere nel solco tracciato dalla tradizione, poi ognuno ha la propria sensibilità. Non si tratta di copiare un modello, bensì di esprimerlo. Riguardo al tema della Trasfigurazione c’è il racconto scritto nel Vangelo, e poi c’è la tradizione iconografica: possiamo accentuare leggermente un dettaglio, ma non possiamo stravolgere la tradizione.


Alexandr Stal'nov


Ha trovato difficoltà ad esprimersi nel contesto italiano, lontano da quello russo?
Nessuna difficoltà. In Italia ho trovato persone con grande fede e questa fede non può che andare di pari passo con l’arte. In Italia c’è la concentrazione di arte e di architettura più grande del mondo. Vengo da lontano,  ma qui ho percepito una sensibilità diffusa per la religione e per l’arte, innata, c’è una sorta di dimensione interiore collettiva.

Grazie Sig. Stal’nov, il tempo a nostra disposizione è terminato.
E’ stato un piacere.

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