sabato 21 gennaio 2017

APSM-ISVP-025 L'EDICOLA MARIANA A LA SERRA, IN VIA XXIV MAGGIO

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di Francesco Fiumalbi


APSM-ISVP-025
L'EDICOLA MARIANA A LA SERRA

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, fraz. La Serra, via XXIV maggio
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: Statua in terracotta dipinta, del tipo iconografico dell'Immacolata Concezione, copia della cosiddetta "Madonna di Lourdes"
Soggetto: Immacolata Concezione
Altri soggetti: No
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: SI
Indulgenza: NO
Periodo: 1954
Riferimenti: nessuno
Id: APSM-ISVP-025

DESCRIZIONE
Nel centro abitato di La Serra, all'intersezione tra via XXIV maggio e via San Regolo, si trova un'edicola mariana. Fu realizzata in occasione del centenario della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione di Maria (1854) e inaugurato l'8 dicembre 1954.
Si tratta di un manufatto realizzato in muratura a pianta rettagolare. La parte basamentaria è rivestita da uno pseudobugnato in pietra, al centro della quale trova spazio un'iscrizione in marmo. In materiale lapideo sono anche le finiture, ovvero la cornice della nicchia e le due piccole fasce laterali orizzontali. Il resto della costruzione è in laterizio facciavista. La copertura, a due spioventi, presenta una struttura in legno.

L'edicola mariana a La Serra, via XXIV maggio
Foto di Francesco Fiumalbi

Il simulacro presente nella nicchia è una riproduzione della più nota "Madonna di Lourdes". Da un punto di vista iconografico, raffigura l'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Si tratta del dogma, proclamato da Pio IX nel 1854, che riconosce la nascita della Madonna senza il peccato originale. La figura di Maria è vestita con una tunica bianca, simbolo di purezza, stretta da una fascia di colore celeste. La testa della Vergine è circondata da dodici stelle, esattamente come la Donna dell'Apocalisse che, secondo varie interpretazioni, rappresenterebbe anche la figura di Maria. Altro particolare legato all'Immacolata Concezione è il drago, simbolo del peccato originale, che è letteralmente schiacciato dai piedi della Madonna, proprio a simboleggiare la purezza della sua nascita, preservata da ogni macchia del maligno.

L'edicola mariana a La Serra, via XXIV maggio
Particolare dell'immagine sacra
Foto di Francesco Fiumalbi

L'iscrizione, presente sotto all'immagine, ci informa del periodo e del contesto in cui fu realizzata l'edicola votiva. Siamo nel 1954 e l'abitato di La Serra non aveva ancora una chiesa, ma dipendeva dalla parrocchia di Bucciano, del cui "popolo" faceva parte. Inoltre il testo ricorda che, per l'occasione del centenario del dogma dell'Immacolata, durante il cosiddetto "Anno Mariano" (proclamato da Pio XII con l'enciclica Fulgens Corona), la statua venne "ospitata" nelle case delle famiglie della parrocchia, prima di trovare la definitiva collocazione all'interno della nicchia, lì posizionata con "rito solenne" l'8 dicembre di quell'anno. Di seguito il testo dell'epigrafe:

ALLA MADRE DI DIO
VERGINE IMMACOLATA
IL POPOLO DI BUCCIANO
NELLE SUE CASE
PIENAMENTE ACCOLTA
L'8 DICEMBRE 1954
CON RITO SOLENNE
VOLLE DEDICATA
A BENEDIZIONE E PRESIDIO

L'edicola mariana a La Serra, via XXIV maggio
Particolare dell'iscrizione
Foto di Francesco Fiumalbi

mercoledì 18 gennaio 2017

IL REGESTO DEI DOCUMENTI DEL CONVENTO DI SANT'AGOSTINO A SAN MINIATO CONSERVATI ALL'ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE

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a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
Presso l'Archivio di Stato di Firenze sono conservati numerosi documenti appartenenti ad istituzioni sanminiatesi. Si tratta per la maggior parte di atti molto antichi, che riguardano anche le comunità conventuali e monastiche che un tempo erano presenti a San Miniato e che vennero soppresse o che comunque pervennero alla cessazione. Fra questi troviamo anche gli atti del Convento di Sant'Agostino, sorto nei pressi della chiesa di Santa Caterina, situata nell'odierna piazza XX Settembre a San Miniato.
Grazie alla vasta catalogazione e al regesto operato nei primi anni del secolo scorso, abbiamo preziose informazioni circa la consistenza e i contenuti di migliaia e migliaia di documenti medievali conservati presso l'Archivio di Stato di Firenze. E fra questi ci sono anche quelli del convento di Sant'Agostino a San Miniato. Si tratta di 40 atti sottoscritti in un arco temporale che va dal 1275 al 1648. Fra questi si segnalano due bolle papali di Gregorio XIII. Inoltre, alcuni documenti potrebbero sembrare non inerenti la comunità religiosa. In realtà potrebbero essere stati utilizzati per dimostrare la proprietà di immobili al momento della loro donazione al convento. In questa pagina, più avanti, è proposta la trascrizione integrale dello “spoglio” dei documenti di questa comunità religiosa nata a San Miniato nel medioevo.

I FRATI DELL'ORDINE DI SANT'AGOSTINO
PRESSO LA CHIESA DI SANTA CATERINA A SAN MINIATO
L'Ordine di Sant'Agostino nacque a partire dal 1244, attraverso il sodalizio creato da molte comunità eremitiche della Toscana. Ulteriore impulso a questo nuovo ordine mendicante fu dato dalla “Grande Unione” del 1256, con la quale confluirono nuove congregazioni presenti nell'Italia centro-settentrionale. Anche una particolare comunità sanminiatese, nata inizialmente intorno alla chiesa di San Martino a Castiglione e poi trasferitasi all'interno del perimetro urbano presso la chiesa di Santa Caterina, aderì all'Ordine di Sant'Agostino. Quando avvenne, al momento non è possibile stabilirlo. Di certo sappiamo che il 15 dicembre 1338 il Comune di San Miniato concesse un'annua elemosina di Lire 150 (una cifra enorme!) al Convento dei Frati Agostiniani che abitavano ormai stabilmente presso la chiesa di Santa Caterina. Il documento è conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze ed è rammentato nel regesto proposto più avanti. Negli stessi anni, il Comune di San Miniato approvò l'erezione di uno spedale di fianco alla chiesa di Santa Caterina, legato a quello di Santa Maria della Scala di Siena, poi confluito negli Spedali Riuniti alla fine del '700 [per ulteriori notizie si veda M. Parentini, Infanzia abbandonata a San Miniato: lo Spedale di Santa Maria della Scala. Primi studi e ricerche, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 77, 2010, pp. 261-294].
Gli Agostiniani rimasero a San Miniato fino alla loro soppressione, avvenuta nel 1774. Parte del convento e delle rendite fu lasciata all'ospedale di Santa Maria della Scala, mentre il resto fu destinato all'abitazione e al mantenimento del curato che avrebbe dovuto officiare la chiesa di Santa Caterina [G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco. Con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia M. Ristori, San Miniato, 1894, pp. 123-125 VAI AL POST >>]. E' questo il motivo per cui i documenti degli Agostiniani di San Miniato, il cui regesto è proposto di seguito, sono confluiti assieme a quelli dell'Ospedale di Santa Maria della Scala. 

IL VERSAMENTO DEI DOCUMENTI ALL'ARCHIVIO DIPLOMATICO
POI CONFLUITO NELL'ARCHIVIO DI STATO
Con motuproprio del 24 dicembre 1778, il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo istituì il cosiddetto Archivio Diplomatico. Tale provvedimento prevedeva l'obbligo di consegna dei documenti pergamenacei da parte degli uffici periferici del Granducato, i Comuni, i conventi e i monasteri, nonché le università e le opere pie. Rimase un provvedimento facoltativo per i soggetti privati. Il versamento dei documenti all'Archivio Diplomatico fu effettuato, infatti, dall'Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena nel 1779. Questo archivio confluì nel 1852 all'Archivio Centrale dell'allora Granducato di Toscana (istituito da Leopoldo II con decreto del 30 settembre 1852), divenuto Archivio di Stato di Firenze con l'Unità d'Italia.

La Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria a San Miniato
presso la quel esisteva la comunità dell'Ordine di Sant'Agostino
Foto di Francesco Fiumalbi

IL REGESTO DEI DOCUMENTI PROVENIENTI
DAL CONVENTO SANT'AGOSTINO A SAN MINIATO
Di seguito è proposta la trascrizione integrale dello spoglio dei documenti conservati presso l'Archivio di Stato di Firenze, fondo Diplomatico, inerenti l'Ospedale di Santa Maria della Scala e dell'annesso Convento dei Frati dell'Ordine di San'Agostino presso la chiesa di Santa Caterina d'Alessandria a San Miniato, estratta dal Tomo di spoglio n. 19 – Regolari (anno 1913), consultabile anche on-line sul sito dell'Archivio di Stato di Firenze.
I documenti oggetto del regesto, antecedenti l'anno 1400, sono stati digitalizzati e sono oggi disponibili per la consultazione via web. Per ciascuno di questi è proposto anche il link alla pagina specifica.

AVVERTENZA: per facilitare la lettura ad un pubblico più vasto possibile, le abbreviazioni sono state tutte esplicitate. In azzurro le indicazioni del numero di carta.

[020r]
Convento dei FF. di S. Agostino
di Samminiato

Le cartapecore provenienti dal sud.o Conv.to erano tutte attenenti allo Spedale di S. Maria della Scala di Samminiato, in cui fu incorportato il med. Convento

[020v-021v] bianche

[022r]
Sant'Agostino di San Miniato

1
20 Gennaio 1275 Indizione III
Cambio di fu Gentile da San Miniato vende a Currado del fu Giovanni di detto luogo un pezzo di terra lavorato posto nel territorio di San Miniato, luogo detto Cerbaiola descritto nei suoi confini, per prezzo di Lire 21.10.
Fatto in San Miniato
Roga da Ser Niccolò Bolgarelli di detto luogo.
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2
15 Dicembre 1278 Indizione VII
Paganello Vescovo di Lucca, ad istanza di Bonaparte Priore della Chiesa di San Martino di Castiglione del Piviere di San Genesio nella Diocesi parimenti di Lucca, approva, e conferma, la dichiarazione dei confini della detta Chiesa di San Martino, fatta di commissione dal Proposto di San Genesio per istrumento di Ser Ildebrandino di Filippo del dì 28 marzo 1233. Questo Istrumento vien riportato estesamente nella carte.
Dato in Lucca nel Palazzo Vescovile
Per di mano di Bonifazio di Brancaleone Notaio
Notaio Ser Benotto del fu Pellegrino de Controne.
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[022v]
3
1301 Indizione XIV
Andrea del fu Balluccio confessa aver ricevuto da Niccolò del fu Masi da Catignano lire 160 a nome di dote di Anna Checca sorella di detto Niccolò e moglie di detto Andrea.
Fatto nella terra di Catignano
Copiati dall'imbreviatore di Ser Argomento del fu Riccardo di detto luogo.
Per mano di Ser Francesco del fu Nerio da Gambassi
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4
16 Agosto 1314 Indizione XI
Gl'uffiziali del Comune di San Miniato costituiscono loro Procuratore Paniccia del fu Guido di detto luogo, per alienare alcuni beni al Comune medesimo di poi nel dì 22 Agosto del sopradetto anno il nominato Procuratore in esecuzione della commissione che gli vien data, vende a nome del Comune di San Miniato a Cecco e Iacopo fratelli e figli del fu Mangio Casecchi, diversi pezzi di terra posto in detto Comune, descritti nei suoi confini per prezzo di fiorini 300.
Fatto in San Miniato
Roga Ser Cetto del fu Benricevuto da Prato
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5
12 dicembre 1318 Indizione I
Tosto del fu Guingo da Libacula vende a Losta del fu Guido da S. Miniato diversi pezzi di terra posta parte nei confini di detto luogo e parte nei confini di San Albano, così descritti sotto i suoi vocaboli e confini per prezzo di lire 70.
Fatto al Borgo di Santa Gioconda
Roga Ser Ugolino di Ser Ghermondino da Ceuli
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[023r]
6
20 Ottobre 1333 Indizione II
Donna Cinta Vedova di Giuntino di Sigardo da Castel Fiorentino, col consenso di Tuccio del fu Nanni di detto luogo suo legittimo mandualdo, dona irrevocabilmente a Narduccio suo figlio una casa posta in Castel Fiorentino ed un pezzo di terra posto nei confini di Gambassi.
Fatto in Castel Fiorentino
Roga Ser Francesco del fu Ser Michele di detto luogo
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7
4 marzo 1336 Indizione IV
Talduccio del fu Ceo da San Miniato alla presenza del Giudice delle cause civili del Comune emancipa Nerlo suo figlio, e gli fa donazione di una casa posta nel distretto di San Miniato, descritta nei suoi confini.
Fatto in [palazzo vecchio di] detto luogo
Roga Ser Napoleone di Pietro di detto luogo
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8
15 ottobre 1337 Indizione VI
Guasparrino ….. da una parte e Andrea, Giusto, Piero e Jacopo... dall'altra fanno un compromesso in faccia di Vellio di Bongiovanni e di Marco di Ser Guidone.
Quindi nel giorno seguente 16 ottobre
[023v]
i detti arbitrim dal fine alle differenze vertenti fra le dette parti, pronunziano un lodo, col quale dichiarano che i detti Andrea, Giusto, Piero e Iacopo debbano vendere al suddetto Guasparrino alcuni beni, che si trovan descritti nella carta sotto i suoi vocaboli e confini.
(La carta è evanida in proncipio)
Dato in [nella piazza del Comune, sotto il portico della chiesa maggiore e nella pizza del Comune di] Pistoia
Roga Ser Ranieri di Boninsegna di detto luogo
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9
15 dicembre 1338 Indizione VI
Gl'uffiziali del Comune di San Miniato ad istanza dei Religiosi di Sant'Agostino di detta terra, accordano ai medesimi un'annua elemosina di lire 150.
Copiati dai libri delle Riformagioni di mano di ser Bettino del fu Cino da Rabatta
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10
19 Aprile 1344 Indizione XI
Leonardo del fu Lapo da S. Miniato per sé e per Nuccio suo fratelli e Benedetto figlio dell'istesso Lapo dividono fra di loro i beni patrimoniali, tutti descritti nella Carta.
Fatto in San Miniato
Copiati dall'Imbreviatore di ser Alchervolo del fu Cino di detto luogo e per mano di Ser Francesco suo figlio.
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[024r]
11
29 Aprile 1346 Indizione XIII
Miniato del fu Moccio da San Miniato per particola di testamento, lascia diversi legati a favore della Chiesa di Santa Caterina di detto luogo.
Fatto [nella chiesa di Santa Caterina] in San Miniato
Copiano per mano di Ser Martino da Dagliotti (?) di Ser Scarlatto suo padre
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12
8 Gennaio 1349 Indizione II
Gl'uffiziali del Comune di San Miniato vendono ai frati di Santa Caterina di detto luogo un pezzo di terreno della Comunità, descritti nei suoi confini per mezzo di Fiorini 100 d'oro.
Fatto [nel palazzo del Comune] in San Miniato
Roga Ser Iacopo del fu Guidone di detto luogo
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13
24 Maggio 1349 Indizione I
Jacopo di Lippo da San Miniato con suo noncupativo del testamento istituisce suoi eredi universali i suoi figli per egual porzione e dopo questi, chiama all'eredità i suoi nipoti, oltre alcuni legati nela carta descritti.
Fatto nell'abitazione del testatore [nella contrada di "Poggio" (Poggighisi, n.d.r.] in San Miniato]
Copiato dall'Imbreviatore di detto luogo [Neri di] Ser Meo di Ser Guglielmo da San Miniato, per mano di Ser Niccolò di Federigo di detto luogo
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[024v]
14
8 Agosto 1349
Indizione I
Giovanni del fu Pietro da San Miniato confessa aver ricevuta da Angelo del fu Michele di detto luogo la somma di fiorini 70, promettendo di restituirgli esattamente ogni qual volta gli saranno richiesti.
Fatto [nella "stazione" della casa, posta in contrada Fuoriporta] in San Miniato
Roga Ser Cerbino del fu Nante di detto luogo
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15
11 Agosto 1350 Indizione II
Iacopo del fu Chele da San Miniato vende a Leonardo del fu Lapo di detto luogo, una casa con orto, descritta nei suoi confini, posta nel territorio di San Miniato, per prezzo di fiorini 20.
Fatto [nella casa del venditore] in San Miniato
Roga Ser Niccolò di Federigo di detto luogo
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16
10 Maggio 1351 Indizione III
Donna Filippa del fu Braccio da San Miniato dà in dote a Ser Balio del fu Grano di lei marito, tre pezzi di terra con una casa, il tutto situato nel Comune di San Miniato e descritto sotto i suoi vocaboli e confini.
Fatto [nella casa di Ser Baldo del fu Grosso] in San Miniato
Roga Ser Pietro del fu Guccio di detto luogo
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[025r]
17
Aprile 1356 Indizione IX
Crescenzio del fu Pietro da San Miniato deputa suo Procuratore Andrea del fu Cecco Religioso dell'Ordina degl'Eremiti di Sant'Agostino di detto luogo per la difesa di tutte le sue cause presenti e future.
(carta evanida e lacerata a sinistra)
Fatto [nel Palazzo del Podestà] in Castiglione
Roga Ser Domenico di Paolo di detto luogo [Castiglione]
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18
30 Aprile 1358 Indizione XI
Il Giudice delle cause civili del Comune di San Miniato, ad istanza di Nerlo di Talduccio di detto luogo, intima una citazione contro Bottaccia e Iacopo Salvetti parimenti di San Miniato, affinché compariscano i medesimi al suo Tribunale per pagare un loro debito al suddetto Nerlo nella somma di Fiorini 90.
Copiato dagl'atti della Comunità per mano di Iacopo del fu Ser Gherardo [e Andrea di Michele da San Miniato]
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19
14 Maggio 1358 Indizione XII
Donna Francesca figli di Coretto Terini del popolo di San Pancrazio di Catignano contrae matrimonio con Giovanni figlio di Talento Cetti da Gambassi.
Fatto nel suddetto popolo di San Pancrazio.
Dipoi nel dì 28 Dicembre detto Giovanni confessa aver ricevuto in dote dal padre di detta Francesca lire 250.
Fatto nel popolo di San Giovanni di Varna nel Comune di Catignano
Copiato dai Protocolli di Ser Leonardo di Lapo, per mano di Ser Benedetto del fu Ser Ricovero da San Miniato [e Giovanni di Talento di Cetto da Gambassi]
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[025v]
20
28 luglio 1365 Indizione III
Gl'uffiziali del Comune di Firenze, i nomi di questi sono descritti nella carta, deputati in questa per il (?) Comune di San Miniato, danno la facoltà ai Religiosi di Santa Caterina di detto luogo, a tenore della loro istanza, di fabbricare un ponte presso la loro chiesa.
Sottoscritto Ser Filippo del fu Pietro [di Dono] da Castello
ø 21 marzo 1368
Carta mutila, nella quale si conteneva il testamento di Giovanni del fu Lapo dal Castello di Coiano Contado di San Miniato
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21
8 Novembre 1370 Indizione IX
Citazioni diverse fatte in diversi giorni, fatte dal Giudice della Terra di San Miniato, a motivo di debitori e creditori.
Copiati dai Libri delle Riformagioni di detta Terra, per mano di Ser Francesco del fu Alcheruolo
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22
6 Febbraio 1371 Indizione X
Giovanni del fu Cittadino di Nuccio del Popolo di San Giorgio a Canneto nel Distretto di Firenze, vende a donna Francesca figlia del fu Vanni di Mazzeo da Fucecchio, e vedova del suddetto Cittadino, diverse porzioni di terra lavorativa posta nel suddetto Popolo di San Giorgio descritti tutti nei suoi confini, per prezzo di lire 100.
Fatto [nella terra venduta, nel popolo di San Giorgio] nel Comune di Canneto
Copiati dall'Imbreviatore di Ser Martino … per mano di Ser Ricovero del fu Ricovero da San Miniato
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[026r]
23
12 Settembre 1373 Indizione XII
I Religiosi di Santa Caterina della terra di San Miniato eleggono loro procuratori Andrea del fu Cecco e Pietro del fu Crescenzio Religiosi dell'istesso Ordine, specialmente per la difesa di una causa che hanno con Strenna di Petrino da Coiano
Fatto [nella "sagrestia" dei frati eremiti di Sant'Agostino] in San Miniato
Roga Ser Andrea del fu Drea di detto Luogo
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24
2 Marzo 1383 Indizione VII
Leone del fu Betto da San Miniato deputa suoi Procuratori Ser Giunta di Francesco, Ser Paolo di Riccardo, Ser Gabbriello di Pieto cittadini fiorentini, Ser Cino di Paolo da Montaione e Agostino di Meo da Poggibonsi abitanti in Firenze, specialmente per una causa vertente fra il suddetto Leone e Iacopo di Luca Guicciardini di detta città.
Fatto [davanti le carceri del Comune, in Contrada della Pieve] in San Miniato
Roga Ser Andrea del fu Drea
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25
12 Maggio 1383 Indizione VII
Marcuccio del fu Francesco da Calenzano, vende a donna Nuta del fu Giovanni, moglie di Benedetto del fu Drea da San Miniato
[026v]
la metà di una casa posta in detto luogo, descritta nei suoi confini, per prezzo di Fiorini 20 d'oro.
Fatto [presso la casa venduta, in contrada del "Poggio", cioè Poggighisi] in San Miniato
Roga Ser Bonaccorso del fu Ser Andrea di detto luogo
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26
1 Maggio 1392 Indizione XV
Donna Cina del fu Bonaccorso da San Miniato con suo noncupativo testamento istituisce suo erede universale Niccolò suo figlio legittimo e vende oltre alcuni legati nella carta descritti.
Fatto in San Miniato
Roga Ser Ambrogio del fu Marcovaldo da San Miniato
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27
7 Settembre 1394 Indizione I
Dreuccio del fu …. del Comune di Palaria nel Contado di Pisa, vende a Piero del fu Beriperio da San Miniato due pezzi di terra, posti nelle vicinanze di detto luogo, descritti nei suoi vocaboli, e confini, per prezzo di fiorini 32.
Fatto[nella casa del notaio] in Palaria
Roga Ser Antonio del fu Dino [di Vanni] di detto luogo
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[027r]
28
19 Febbraio 1396 Indizione V
Donna Francesca del fu Petruccio e vedova di Dreino di Drea da Calenzano, per testamento noncupativo, istituisce suo erede universale un Altare situato nella chiesa di Santa Caterina di San Miniato da erigersi di nuovo col titolo di Santa Maria Annunziata, con patto che la metà dei frutti dell'eredità debba servire per la festività di Santa Maria Annunziata e per la festa ancora di San Francesco da celebrarsi, annualmente a detto altare, l'altra metà poi dei frutti debba spendersi per l'alimenti dei Religiosi di Santa Caterina.
Il tutto disposto oltre alcuni legati, che nella carta si trovan descritti.
Fatto in San Miniato nella Sagrestia di detta chiesa [di Santa Caterina]
Roga Ser Orlandino di Iacopo [di Drea] di detto luogo
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29
5 Febbraio 1398 Indizione VI
Tuccio del fu …. da San Miniato fa testamento, ed oltre diversi legati, chiama alla sua eredità il Convento di Santa Caterina di detto luogo,
Fatto [nella sagrestia dei frati di Sant'Agostino] in Empoli
Roga Ser Grano del fu Ser Baldo [di Grano] da San Miniato
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[027v]
30
30 Luglio 1400 Indizione VIII
Giovanni del fu Giovanni da San Miniato con suo noncupativo testamento fa diversi legati e fra questi specialmente dispone che dopo la sua morte debba edificarsi col suo denaro un Altare nella Chiesa di Santa Caterina di San Miniato col titolo della Santa Croce, lasciando a quest'altare una tavola esprimente il detto Titolo, ed insieme dà la sua eredità.
Fatto in San Miniato
Roga Ser Michele del fu Jacopo di detto luogo

31
. 1416 Indizione X
Carta mutila in principio e in fine, la quale pare che contenga alcune deliberazioni dei Priori del Comune di Firenze a favore di diversi che sono condannati in pene pecuniarie.
Copiato dai Libri delle Riformagioni per mano di Antonio di Mario cittadino e notaio fiorentino

32
2 Luglio 1438 Indizione I
Piero di Andrea da San Miniato rettore dello Spedale di Santa Maria alla Scala di detto luogo, dona irrevocabilmente fra i vivi all'altare di Santa Verdiana situato nella chiesa di Santa Caterina della suddetta Terra, un pezzo di terreno, ed un piccolo orto nel Distretto di San Miniato ed un altro pezzo di terra situata nel Comune di Calenzano, il tutto descritto sotto i suoi vocaboli, e confini; con patto che in ogni anno dal dì della morte del donatore, debba celebrarsi la festività di Santa Verdiana coi divini offici, con l'intervento di dodici sacerdoti.
Fatti in San Miniato nella chiesa di Santa Caterina, copiati dall'Imbreviatore di Pietro d'Andrea di detto luogo per mano di Giovanni suo figlio

[028r]
33
9 Maggio 1446 Indizione IX
I Religiosi di Santa Caterina di San Miniato accettano una donazione fattali da donna Polita del fu Biagio Giuntini di detto luogo di tutti i beni che essa aveva ereditati da un suo fratello.
Fatto nella detta chiesa di Santa Caterina.
Roga Ser Antonio del fu Gherardo da San Miniato

34
30 luglio 1455 Indizione III
Vivaldo di Nardo da Calenzano vende ai Religiosi di Santa Caterina di San Miniato un pezzo di terra lavorativa posta nei confini di Calenzano, descritti tutti, per prezzo di fiorini 30.
Dipoi sotto il dì 8 novembre del suddetto anno,
[028v]
si legge il consenso prestato su tal contratto dalla moglie e dal figlio del venditore
Fatto in San Miniato
Roga Ser Cristofano di Ser Paolo de Cortucci di detto luogo
Annessa a questa, si vede un'altra carta mutila in principio, ma che dimostra chiaramente l'accennato consenso in conseguenza della medesima vendita.

35
29 Aprile 1477 Indizione X
Donna Cecilia del fu Arrigo Chiarezzi da Prato, vedova di Giovanni Ciani di detto luogo, e pinzochera dell'Ordine dei Frati Eremiti di Sant'Agostino di Prato, col consendo di Giuliano di Iacopo da Pescia suo legittimo mandualdo, dona irrevocabilmente fra i vivi a Fra Luca di Lari dell'Ordine di Sant'Agostino di San Miniato, tutti i suoi beni mobili ed immobili, riservandosi, sua vita durante, l'uso e l'usufrutto dei medesimi.
Fatto in Prato
Roga Ser Giovanni del fu Guccio di Niccolò di detto luogo

36
1 Maggio 1505 Indizione VIII
Francesco del fu Biagio di Meo del Contado di Firenze abitante in San Miniato fa testamento e codicillo, ed oltre diversi legati nella carta descritti, attribuisce suo erede universale il Convento di Sant'Agostino di San Miniato con patto che debba lasciargli l'usufrutto dell'eredità a favore della moglie del testatore, sua vita vedovile durante. Fatto in San Miniato
Roga Ser Iacopo del fu Niccolò di detto luogo

[029r]
37
10 Maggio 1505 Indizione VIII
In conseguenza dell'accennato testamento, i Religiosi di Sant'Agostino accettano la loro eredità, come pure la moglie del testatore acconsente a tutte le disposizioni fatte in riguardo della medesima.
In fine poi si legge l'inventatio di quanto possedeva il defunto testatore
Fatto in San Miniato
Roga Ser Iacopo del fu Niccolò

38
25 Maggio 1572
Gregorio XIII dirige una Bolla al Vescovo di Lucca, e comanda al medesimo che nello spazio di 30 giorni, dia il possesso a Giovanni da Riottoli Cappellano nella Chiesa di Santa Lucia a Calenzano Diocesi di Lucca, della chiesa parrocchiale
[029v]
di Sant'Andrea di Corniano, Diocesi di Lucca, la qual chiesa era stata per molti anni governata abusivamente dai frati di Sant'Agostino di San Miniato.
Dato in Roma

39
25 Maggio 1572
L'istesso Papa Gregorio con Bolla diretta al Vescovo di Fiesole, deputa questo ad eseguire l'accennata commissione, se venisse differita dal Vescovo di Lucca oltre il termine che gli è riferito.
Dato in Roma

40
5 Febbraio 1648 Indizione I
Prospero Raffaello, Protonotario Apostolico con sua lettera monitoria, ordina che tutti quelli ai quali sarà presentata la medesima per parte dei Religiosi di Sant'Agostino di San Miniato, dentro lo spazio di giorni 6 sotto pena alle censure, e di 500 ducati d'oro, avvisino il Camarlingo di detta Città, affinché desista dal vessare i Religiosi suddetti esigendo le imposizioni contenute nella Bolla alla Cena del Signore dalle quali i medesimi sono esenti per privilegio pontificio.
Dato in Roma

lunedì 16 gennaio 2017

ADDSM - COMMENTO - 783, 16 GENNAIO - SAN MINIATO, IL PRIMO (ERRONEO) DOCUMENTO

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ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
783, 16 gennaio, San Miniato – Il primo (erroneo) documento

Il documento originale è conservato presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico antico, *B.60. VAI ALLA TRASCRIZIONE

San Miniato, immagine panoramica
Foto di Francesco Fiumalbi

a cura di Francesco Fiumalbi

PREMESSA
La Storia (intesa come disciplina scientifica) non può e non deve accontentarsi dei risultati di volta in volta raggiunti. Capita, così, che un episodio, o un documento, letto e riletto a distanza di anni, o addirittura di secoli, possa fornire esiti in parte o completamente diversi rispetto alle conclusioni fino a quel momento consolidate. In tale circostanza, la storia deve essere riscritta alla luce delle nuove deduzioni. E' il caso del documento proposto in questa pagina.

COMMENTO:
In sintesi, l'atto datato 16 gennaio 783 vede protagonista il Vescovo di Lucca Giovanni, impegnato a confermare il sacerdote Aucthis nel governo di una chiesa dedicata a San Miniato, indicata geograficamente in un luogo di nome “Quarto”. Il documento contiene anche altre informazioni relative alla storia dell'edificio, dei suoi fondatori e dei suoi rettori: era una chiesa semplice, ovvero un oratorio, ed era stata fondata da 17 uomini al tempo del Vescovo Balsari (menzionato nell'anno 700 e sicuramente morto nel 713) e poi officiata da altri presbiteri, di cui è specificato il nome e il rapporto di parentela fra loro. Dal momento che il territorio sanminiatese è stato fino al 1622 all'interno della giurisdizione della Diocesi di Lucca, questo documento è stato considerato l'atto con cui venne fondata la chiesa di San Miniato e che dette avvio alla nascita del centro abitato o che comunque ne segnò una delle fasi iniziali.

LA MANCATA MENZIONE DI SAN GENESIO
Un elemento che doveva far riflettere gli studiosi nel tempo e in qualche modo far suonare un campanellino d'allarme, è senza dubbio la mancata menzione della Pieve di San Genesio, ovvero la "chiesa madre" del territorio sanminiatese. La Pieve è attestata fin dall'anno 715 (in proposito si veda il COMMENTO e la TRASCRIZIONE del documento conservato nell'Archivio Capitolare d’Arezzo, n. 3 e datato 5 luglio 715) e gli scavi archeologici ne hanno attestata la funzionalità fin dall'epoca tardoantica. Non sarebbe questo l'unico caso, ma è assolutamente inconsueto che l'indicazione di un oratorio semplice, come quello indicato nella pergamena in oggetto, non sia accompagnata anche dalla menzione della pieve alla cui giurisdizione apparteneva.

QUARTO, RISPETTO A COSA?
A partire dal collegamento della chiesa con il centro urbano di San Miniato, negli anni gli studiosi si sono chiesti cosa significasse questa loc. “Quarto”, ovvero a cosa fosse riferita. Toponimi come “Terzo”, “Quarto”, “Quinto”, “Sesto”, “Settimo”, “Ottavo”, “Nono” e “Decimo” si ritrovano anche in Toscana, nelle aree circostanti i grandi insediamenti urbani d'epoca romana sedi di altrettanti municipi (Pisae, Florencia, Faesule, Arretioum, Volaterrae, Sena Julia, Lucae), rivelando l'indicazione della distanza in miglia. Tuttavia, nel Medio Valdarno Inferiore non sono attestati grandi insediamenti romani (se non Empoli, anticamente In portu) tali da dar vita a toponimi di questo tipo. Un miglio romano misurava all'incirca 1480 m, dunque “Quarto” avrebbe indicato una distanza di poco meno di 6 km: troppi rispetto a Vico Wallari – Borgo San Genesio, troppo pochi rispetto ad Empoli e alle altre città della Toscana.
La mancanza di corrispondenze oggettive (documentali o archeologiche) rispetto ad un punto di riferimento “forte”, tale da aver determinato un toponimo come quello di “Quarto”, doveva far sorgere il dubbio circa l'attendibilità della deduzione. Così non è stato fino agli anni recenti, quando due studiosi sono arrivati, autonomamente, alle medesime conclusioni. Ovvero che il documento c'è, esiste ed è autentico, ma che è stato male interpretato da tutti coloro che si sono occupati di storia sanminiatese negli ultimi due secoli e mezzo.

QUARTO DI LUCCA, A CAPANNORI
Alcune indicazioni circa l'esistenza in epoca medievale di un insediamento denominato “Quarto” nella piana lucchese, entro le sei miglia dalla città, erano state formulate da Chris Wickham nel suo testo Comunità e clientele nella Toscana del XII secolo: le origini del comune rurale nella Piana di Lucca, I Libri di Viella, Roma, 1995, pp. 69-71.
Il primo, in assoluto, a mettere in relazione il documento con una chiesa dedicata al medesimo martire Miniato, sorta in Loc. Quarto nella piana lucchese (oggi Capannori) è stato Marco Stoffella nella sua Tesi di dottorato presso l'Università Ca’ Foscari di Venezia (A.A. 2004-2005), dal titolo Fuori e dentro le città. La Toscana occidentale e le sue élites (secoli VIII-XI) (pp. 81-92).
In maniera del tutto autonoma, Paolo Tomei ebbe modo di chiarire meglio tutte le circostanze relative al documento, consultato in originale, e anche rispetto al contesto storico, geografico, sociale e patrimoniale del tempo, arrivando a smentire tutta la storiografia sanminiatese dalla metà del '700 fino al XXI secolo. I risultati sono stati ampiamente esposti in P. Tomei, Il villaggio di Wallari, la chiesa di Autchis: San Genesio e San Miniato nei secoli VIII-IX, Tesi di Laurea, Università di Pisa, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a. 2008-2009, pp. 31-45 e, del medesimo, «Locus est famosus» Borgo San Genesio e il suo territorio (secc. VIII-XII), Tesi di Laurea Università degli Studi di Pisa, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea Specialistica in Storia e civiltà, A.A. 2010-2011, pp. 32-33.

LA TESI DI PAOLO TOMEI
Di questo particolare argomento, Paolo Tomei ebbe modo di relazionare a San Miniato il 10 novembre 2012 nell'ambito del primo incontro del ciclo di conferenze sotto il titolo “San Miniato. Nuovi contributi per la storia urbana”, promosso dalle associazioni Moti Carbonari “Ritrovare la strada”, Architettura e Territorio “Lanfranco Benvenuti” e Pro Loco di San Miniato. Di seguito è proposta la porzione dell'intervento di Paolo Tomei relativa allo specifico del documento, trascritta fedelmente dalla registrazione della serata:

«Il punto di avvio di questo intervento rappresenterà, per gli appassionati di storia locale, una sorta di “colpo di scena”. La fondazione della chiesa privata dedicata a San Miniato, rispetto alla cronologia elaborata da eruditi e storici del passato (una ricostruzione che gode ancora oggi di una grande eco) deve infatti essere posticipata di almeno un secolo e mezzo. Il primo nucleo dell'abitato, una chiesa intitolata al martire fiorentino Miniato, non risale come si credeva al primo quarto dell'ottavo secolo, bensì alla seconda metà del nono, ovvero alla matura età carolingia.
[…] La tradizione riferiva a San Miniato una pergamena del 16 gennaio del 783, conservata nel Diplomatico dell'Archivio Storico Diocesano di Lucca. […] Mediante tale atto, una “cartula confermationis”, il Vescovo di Lucca Giovanni I confermava l'ordinazione del nuovo rettore di questa chiesa intitolata a San Miniato. Il “consilium” e il “consensum” vescovili erano richiesti in maniera consuetudinaria sin da quando l'edificio di culto era stato costruito e quindi nel documento si fa una piccola storia dell'edificio, partendo dalla sua fondazione avvenuta al tempo del vescovo Balsari (attestato a Lucca attorno all'anno 700), per mano di diciassette persone non legate da vincoli di sangue, ma piuttosto da una solidarietà di tipo orizzontale e, fra questi, un uomo di nome Autchis.
La carta prosegue, passando a citare gli ultimi tre rettori di questa chiesa dedicata a San Miniato, i quali appartenevano tutti alla stessa famiglia, ovvero erano i figli di un tale Autchis, cioè discendenti dallo stesso Autchis I, ricordato tra i fondatori. Infatti il prete Bonichis aveva adottato il figlio di Autchis, che si chiamava Austripert, il quale poi aveva nominato come suo successore Autchis II, colui che nel 783 chiedeva, come da consuetudine, la conferma vescovile della sua ordinazione.
Veniamo al punto fondamentale ovvero al modo con cui questa chiesa nel 783 veniva localizzata, cioè detta “in loco Quarto”. Questa localizzazione ha sempre creato problemi, perché San Miniato, come è noto, è soprannominata la “Città delle Venti Miglia” in quanto si trova a circa 20 miglia dalle città romane più importanti (Lucca, Pisa e Firenze). Per superare questa difficoltà sono state avanzate nel tempo diverse spiegazioni, le quali però non trovano alcun appiglio certo nelle fonti scritte.
[…] La spiegazione diventa immediatamente semplice se si pone attenzione [...] su chi fossero i figli di questo Autchis, ovvero su chi fossero i rettori della chiesa di San Miniato “in loco Quarto”. Analizzando gli esponenti di questa famiglia, studiando anche le altre pergamene lucchesi nel loro complesso, […] si scopre che queste persone detenevano una posizione di preminenza nelle zone di Capannori e Tassignano, quindi nella piana di Lucca, dove allora si trovavano per l'appunto una località denominata “Quarto” e un'altra detta “Rocta”. Proprio a “Rocta” questa famiglia deteneva un piccolo oratorio familiare intitolato a San Quirico. Come ha dimostrato Chris Wickham, “Quarto” e “Rocta” erano due insediamenti, tanto vicini, da risultare praticamente indistinti. Molte volte, infatti, ritroviamo nei secoli successivi la chiesa di San Quirico una volta ubicata a Quarto e una volta indicata a “Rocta”. Quindi la famiglia possedeva beni in una zona che non c'entrava niente con San Miniato.
[…] Quindi l'ipotesi che l'eccessiva prossimità delle due chiese (San Miniato di Quarto e San Quirico di Rocta) possa avere provocato la scomparsa di San Miniato di Quarto, a vantaggio della chiesa di San Quirico (che poi è l'attuale chiesa parrocchiale di Capannori) pare tutt'altro che remota. Anche perché, nel territorio di San Miniato il Vescovo non possedeva assolutamente niente. Leggendo tutte le pergamene, mentre l'area delle “sei miglia”, del Capannorese e più in generale nella piana di Lucca, sono attestati vastissimi possedimenti del Vescovo, nel territorio di San Miniato non aveva alcun rilevante complesso patrimoniale in questo periodo. Le uniche due testimonianze d'epoca longobarda sul territorio riguardano la Pieve di San Genesio, che aveva uno status particolare e una grandissima rilevanza dal punto di vista politico ed economico poiché era un centro di pertinenza fiscale. […] Dunque la localizzazione di tale chiesa nell'area sanminiatese, a mio avviso, non è accettabile.»

UN RIFERIMENTO IMPORTANTE
IL MONASTERO DI SAN QUIRICO A QUARTO A ROTTA
Seguendo le indicazioni fornite da Paolo Tomei, effettivamente i contenuti di vari documenti sembrano confermare la posizione di Quarto nell'area lucchese.
In particolare, in una pergamena coeva, datata all'anno 786, i medesimi protagonisti si ritrovano legati ad un monastero dedicato a San Quirico. Questo risultava essere stato fondato in loco Quarto ad Rotta da Autchis I e, al momento della stesura dell'atto, l'abate era proprio il figlio Austripertus. Quest'ultimo, per l'appunto, elegge quale suo successore Autchis II.
In pratica abbiamo lo stesso luogo (Quarto), gli stessi protagonisti (Autchis I, Austripertus, Autchis II) e il medesimo sviluppo della vicenda (fondazione del "nonno", subentro del "figlio" ed elezione del "nipote"). Più chiaro di così...
[Il documento è conservato presso l'Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico Antico, +N.89; ed. D. Bertini, Memorie e documenti per servire all’istoria del Ducato di Lucca, Francesco Bertini Tipografo Granducale, Lucca, 1818, Appendice, doc. XCVI, pp. 152-153]

LA STORIOGRAFIA SANMINIATESE SETTE-OTTOCENTESCA
Dopo aver riportato la tesi di Paolo Tomei, di seguito sono proposte le tappe iniziali della storiografia sanminiatese a proposito della nascita dell'abitato e della sua chiesa e della località Quarto. Di fatto la notizia è rimasta pressoché la stessa fin dal 1758, senza che nessuno abbia avanzato, negli anni, particolari perplessità o considerazioni diverse.

LUDOVICO ANTONIO MURATORI – 1742
La prima edizione di questa pergamena è quella di Ludovico Antonio Muratori nel tomo VI delle Antiquitates Italicae Medii Aevi [Milano, 1742, coll. 405-406] con la seguente indicazione: Literae Johannis Lucensis, per quas Rectorem Ecclesiae Sancti Miniati in loco Quarto constituit, sive confirmat Autchis Clericum, Anno 783. Il Muratori, tuttavia, non collegò (almeno nel testo) la chiesa di San Miniato al castello, poi Città, di San Miniato. Si limitò solamente a constatare che si trattava di un oratorio semplice, senza aggiungere nulla di più.

GIOVANNI LAMI – 1758
Giovanni Lami, attentissimo all'opera del Muratori, fu il primo a notare il testo della pergamena pubblicata nel 1742 e ad associarlo con la città di San Miniato. Nel primo tomo della sua opera G. Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta (pubblicata in Firenze nel 1758), parlando del monastero fiorentino di San Miniato al Monte, ebbe modo di confutare (pp. 333-334) che «in Dioecesi quoque Lucensi, ubi nunc Sancti Miniatis urb est in Valle Arni Inferiori, Ecclesiam hujus Martyris honori constructam ab antiquis temporibus exstitisse, & oppidum illud nomed ab ea mutuatum esse, non est dubitandum. […] Nisi autem fallor, Ecclesia, qua de agimus, illa est, quae antiquitus S. Miniatis in Quarto, in Dioecesi Lucensi, vocabatur».
A queste considerazioni, fece seguire in nota una nuova edizione della pergamena derivante direttamente dal testo muratoriano (pp. 334-335). E quindi, di seguito, aggiunse:
«Ex hac charta etiam coniugium, seu concessinatus, Clericorum illius temporis, existat. Episcopi Lucenses, qui in ea membrantur, sunt Balsarius, qui anno DCC. vivebat: Walprandus, qui etiam Tusciae Dux erat, quique anno DCCXLII fioruit: Peredeus, qui in Aule Regis Franciae versatus est, & post Walprandum, secundum hoc Instrumentum, Lucensem Ecclesiam rexit, praecessitque άμεσωϛ Episcopum Ioannem, qui hanc chartam scribi iussit. Quum autem aliam Ecclesiam D. Mineati sacram in Lucana Diocesi olim exstitisse, nisi eam, unde nomen accepit oppidum S. Miniatis, minime constet, si excipias Ecclesiam D. Mineatis in Faugnana, suburbio oppidi Miniatensi; adfirmare probabiliter possumus, Ecclesiam D. Miniatis in Quarto, in illa Diocesi, esse han eamdem Ecclesiam; adeoque ex adlato instrumento patet, eam aedificatam fuisse anno circiter DCC. Hinc habemus prima initis huius oppide, quod ab huius Ecclesiae celebratione, & frequenti populorum….»

ANTONIO MARIA VANNUCCHI - 1758
L'erudito Antonio Maria Vannucchi, essendo in corrispondenza con Giovanni Lami e da esso debitamente edotto, non mancò di inserire una tal informazione nella pubblicazione dal titolo Ragionamento storico al nobil giovane Gio. Battista Gucci gentiluomo samminiatese sopra la nobiltà della sua patria e della sua famiglia, edita presso la stamperia fiorentina di Gaetano Albizzini, nel 1758. Vedi il post IL RAGIONAMENTO STORICO SANMINIATESE DI A. M. VANNUCCHI AL GIOVANE G. B. GUCCI
In particolare alle pp. 21-22 ebbe a scrivere:
«Qual si fosse cotesto Colle, sovra cui stendesi la Città vostra, o nel fiorire, o sul cadere del Romano Imperio, malagevole cosa è il dimostrarvi. Certo prima dell'ottavo secolo ei si chiamava Quarto, come abbiamo dallo Strumento della fondazione della Chiesa di Samminiato; ma donde, e come in tal guisa si denominasse, non saprei ridirvelo sicuramente. I nomi, che quasi sempre sono più durevoli delle cose da loro significate, niente qui ci manifestano per la proposta materia. […] Ma discendendo alle più sicure memorie, circa il 700 di nostra salute, sotto Belsario Vescovo di Lucca, fu edificata in Quarto la Chiesa di Samminiato, sommessa alla Prepositura di S. Genesio, siccome a più antica; e questa fabbrica richiedeva bene, che già vi fosse all'intorno qualche Borgata, ai comodi della quale essa servisse, e questa diede senza dubbio nome, e popolazione a cotesta Patria.»

GIOVANNI LAMI - 1766
Le medesime considerazioni furono nuovamente esposte da Giovanni Lami nel suo Lezioni di Antichità Toscane e spezialmente della Città di Firenze recitate nell’Accademia della Crusca da Giovanni Lami pubblico professore, pubblicato appresso Andrea Bonducci in Firenze l'anno 1766 [Parte Seconda, pp. 323-342]. Vedi il post: SAN MINIATO, DESIDERIO RE DEI LONGOBARDI E I FOCENSI SECONDO GIOVANNI LAMI
In particolare egli scrisse [p. 332]: «In altra parte, ma sempre non lungi dalla Valdelsa, era stata fabbricata altra Chiesa sotto il titolo di S. Miniato Martire, nella Diogesi di Lucca: e siccome quel Santo era un Martire Fiorentino sì famoso, che dedicate a lui si ritrovano da trenta Chiese; quella divenne un celebre Santuario, e i popoli la cominciarono a frequentare; onde ivi ancora furono costruite abitazioni diverse, che cominciavano già a prender forma di Terra […] Quella poi di San Miniato è sicuro, che è stata edificata intorno all'anno settecento di Cristo, riconoscendosi da antica Carta riportata dal famoso Lodovico Antonio Muratori nelle Antichità Italiche del Medio Evo, qualmente fu fondata, essendo Vescovo di Lucca Balsario.»

DOMENICO BERTINI – 1818
Anche in ambito lucchese venne accolta la deduzione di Giovanni Lami. E' il caso di Domenico Bertini che nella sua dissertazione a proposito della storia ecclesiastica lucchese contenuta nel quarto volume de Memorie e documenti per servire all’istoria del Ducato di Lucca, (presso Francesco Bertini Tipografo Granducale, Lucca, 1818, p. 12) ebbe a scrivere:
«Fu scritta una tal pergamena l'anno IX di Carlo Magno, e II di Pipino ai 16 gennajo, Indizione VI vale a dire al principio del 782. Ci narra la stessa, che poco tempo innanzi, “qualiter ante hos annos”, alcune persone, il nome delle quali ce le dimostra per la maggior parte Longobarde fondarono la nuova Chiesa di S. Miniato “in loco Quarto”, ed alla custonia della medesima posero un tal “Naudolfo, cum licentia consilii bone memorie Balsari, hujus Lucensis Ecclesie Episcopi”. Dipoi il Prete Bonichis, col permesso del nostro Vescovo Valprando, pose per Rettore di detta Chiesa Austriperto suo figlio adottivo ed erede. Questi pure vi pose Autchis cherico, senza permesso del nostro Vescovo Peredeo, perché in tal tempo trovavasi in Francia al servizio del Re. Autchis dunque prega il Vescovo Giovanni a volerlo confermrar nella rettorìa, lo che ottiene con certe condizioni. Ecco l'origine di Samminiato, ora detto del Tedesco Città posta nel Valdarno inferiore, distante da Pisa, e da Lucca 22 miglia, e 23 da Firenze. Inanto il Vescovato di Balsari, col permesso del quale si fondò una tal Chiesa, è compreso fra gli anni 700, e 713: e siccome i successivi Vescovi Lucchesi esercitarono fino al Secolo XVII sul luogo stesso la loro di autorità, è chiaro, che colà si estese la Diocesi nostra per tutto il corso del tempo accennato.»

DAMIANO MORALI – 1834
Dopo la pubblicazione del Vannucchi, nel 1758, ormai la notizia fu accettata universalmente a San Miniato. Fu così che anche l'Accademico degli Euteleti Damiano Morali, riportò le considerazioni dei precedenti, nel libro Un cenno sulle Memorie di Sanminiato, pubblicato in San Miniato presso la tipografia di Antonio Canesi nel 1834, vedi il post [LIBRO] UN CENNO SULLE MEMORIE DI SAN MINIATO
In particolare, il Morali a p. 5 ebbe a scrivere: «Cresciuto sotto il nome di Quarto, per la sua centrale posizione venne anco aumentato per opera dei Re Longobardi: nel 573 secondo la cronaca del Bardi fu edificata la fortezza, e nel 782 fuvvi fabbricata una chiesa col titolo di S. Miniato martire, da cui prese la nuova nomenclatura».

DOMENICO BARSOCCHINI – 1837
Domenico Barsocchini curò l'edizione di centinaia e centinaia di pergamene conservate presso l'Archivio Arcivescovile della Diocesi di Lucca. In particolare nella parte II del Tomo V delle Memorie e Documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca [doc. CLXXXIX, p. 111], ritroviamo anche quella in oggetto, precedentemente pubblicata da Ludovico Antonio Muratori nel 1742 (e riproposto poi da Giovanni Lami nel 1758). Al pari dello stesso Muratori, a corredo del testo propose una breve nota, una sorta di “spoglio”, utile ad indicare il contenuto sintetico dell'atto, senza tuttavia avanzare alcuna considerazione circa il collegamento con la primigenia chiesa che dette origine all'abitato di San Miniato.
Queste le sue parole: «Giovanni Vescovo conferma nella Chiesa di S. Miniato del luogo Quarto Autchis, il quale n'era stato eletto rettore precedentemente, nel tempo che il vescovo Peredeo trovavasi in Francia in servizio di Carlomagno, nell'anno 783. Arch. Arc. *B.60»

EMANUELE REPETTI – 1843
Anche Emanuele Repetti, attento ricercatore di memorie storiche nel suo Dizionario Geografico, Fisico, Storico della Toscana, vol. V, pubblicato in Firenze nel 1843 prese per buone le indicazioni dei precedenti. Addirittura attribuì tutto al Muratori, l'edizione e il collegamento con la città di San Miniato (cosa che invece deve essere attribuita al Lami e poi al Vannucchi). Di seguito il testo che possiamo leggere a p. 79:
«Il fatto meno soggetto a controversia è che forse la vera origine di questa città trovasi registrata in una membrana dell'Arch. Arciv. di Lucca, scritta lì 16 gennajo dell'anno 788,la quale ne avvisa della fondazione di una chiesa fatta verso l' anno 700 sotto il titolo di S. Miniato in loco Quarto dentro i confini del piviere di S. Genesio. Il Muratori, che nelle sue Ant. M. Aevi (Vol. VI) rese di pubblico diritto quell'istrumento, rilevò, che la chiesa di S. Miniato in quel tempo era un oratorio semplice, sottoposto fino dalla sua erezione alla chiesa plebana di S. Genesio situata presso la confluenza dell' Elsa in Arno e forse quattro miglia romane distante dal luogo Quarto».

GIUSEPPE CONTI - 1863
Le stesse notizie, riprese dal testo del Bertini del 1818, vennero proposte anche dal Proposto della Cattedrale Mons. Giuseppe Conti, nel suo testo dedicato alla Storia della venerata immagine del SS. Crocifisso detto di Castelvecchio nella Città di Sanminiato (Tip. Cellini, Firenze, 1863) in cui propose anche notizie e considerazioni sulla storia sanminiatese in generale:
«700. Fu fondato l'Oratorio di S. Miniato martire dai Longobardi padroni del castello, sotto Barsari vescovo di Lucca, come apparisce da un diploma del 783 pubblicato tra le memorie e i documenti per servire alla 'Storia di Lucca', T. IV, pag. 12».

GIUSEPPE RONDONI - 1876
Anche Giuseppe Rondoni, autore di un volume dedicato alle Memorie della Città di San Miniato (stampato presso al Tip. Ristori a San Miniato nel 1876) ripropone la medesima notizia:
«Anche S. Miniato, da parte le ipotesi intorno al villaggio romano di 'Quarto' ed al suo tempo di 'Pane'', deve la propria e vera sua origine ad una chiesa. Nell'anno 783, regnante Carlo Magno, fu edificato un tempietto in collina a due miglia da S. Genesio, in onore di S. Miniato martire, da sedici devote persone, cioè Bonomo, Aidualdo, Ropualdo, Teodilapo, Manolfo, Kaleuso, Muroaldo, Teodosi o Teudizio, Auchis, Geminiano, Ferminoso, Fermiciano, Tecudaldo o Taginaldo, Candolo, Wilinando, e Gundualdo. A giudicare dal nome la maggior parte di costoro sembrerebbero longobardi; ma tal criterio dei nomi, sebbene adottato quasi generalmente, non presenta sempre molta sicurezza [...] cosicché i nostri sedici supposti longobardi potevano essere lucchesi con nome longobardo, o meglio e lucchesi e longobardi insieme. [...] Costoro posero a capo della nuova chiesa un certo Naudolfo con licenza di Balsari, vescovo di Lucca, e Naudolfo adottò il successore non Austriperto, come erroneamente crede il Lami, ma Bonichi prete, secondo è notato nelle 'Memorie lucchesi' il quale, col permesso del vescovo della diocesi, Walprando, assunse rettore della chiesa Austriperto, suo figlio adottivo ed erede. A lui seguì Autchis chierico, senza il permesso del vescovo lucchese Peredeo, che allora trovavasi in Francia a servizio del re, di modo che in progresso troviamo che Autchis prega il Vescovo Giovanni a volerlo confermare nella rettoria, il che ottenne facilmente, anzi egli solo poté conseguire l'usufrutto e la potestà piena».

GIUSEPPE PIOMBANTI - 1892
Più onesto, si fa per dire, Giuseppe Piombanti, il quale nella sua Guida della Città di San Miniato al Tedesco (Tip. Ristori, San Miniato, 1894, p.14) ammise che circa l'origine della città non vi fosse nulla di certo. Queste le sue parole:
«Intorno alla sua origine nulla si può asserir con certezza. Havvi una tradizione che dice esserci stato, nell'età romana, un villaggio, chiamato Quarto, con tempio dedicato al dio Pane, dipoi convertito in chiesa cristiana, in luogo detto Pancole, cioè dove Pane ebbe adorazione. [...] Il fatto meno controverso, al dire del Repetti, si è che, nel secolo VIII, dove ora sorge il tempio di S. Francesco, i vinti e dispersi longobardi, uniti per avventura ai lucchesi, erigessero una chiesa in onore del martire S. Miniato, assai venerato in quei tempi, cui il vescovo di Lucca Balsari prepose un tal prete Naudolfo. Presto aumentò intorno ad essa il numero delle abitazioni; e pare che il villaggio fosse di giurisdizione ecclesiastica, poiché doveva pagare un annuo tributo alla mensa vescovile di Lucca».

FEDOR SCHNEIDER – 1914
Lo studioso tedesco F. Schneider, nel suo Reichsverwaltung in Toscana von der Gründung des Langobardenreichs bis zum Ausgang der Staufer, 568-1268, (Verlag Von Loescher, Roma, 1914) sostenne che il toponimo di “Quarto” andasse riferito alla distanza rispetto ad un ponte sul fiume Elsa, presente lungo una strada romana (che da una cartografia storica aveva dedotto essere la via Clodia nova). Queste le sue parole a p. 230n: «Der Ort, wo S. Miniato gegrundet ist, hiess Quarto, er liegt 4 romische Meilen von der Elsa-brucke entfernt, offenbar an einer Romerstrasse, die von dieser ab die Entfernung Mass.»

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